Pneumatici fuori uso (Pfu)

Pneumatici o rifiuti?

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Anche i pneumatici, come tutti gli altri beni con i quali abbiamo a che fare ogni giorno, possono trasformarsi in rifiuti. Ma quando, e a quali condizioni, avviene questa trasformazione? E che conseguenze comporta?

 

 

Secondo le norme vigenti, un rifiuto è "qualsiasi sostanza od oggetto di cui il detentore si disfi o abbia l'intenzione o abbia l'obbligo di disfarsi".

Così viene definito nel cd. "Codice ambientale" (articolo 183, comma 1, lettera a) del Dlgs 3 aprile 2006, n. 152, posto all'interno della Parte IV del Decreto, recante "Norme in materia di gestione dei rifiuti e di bonifica dei siti inquinati").

Quindi, quando qualcuno se ne disfa, anche il pneumatico diventa un rifiuto. E in questo caso esso viene definito Pfu (cioè "pneumatico fuori uso") e classificato con il Codice Cer 160103 dall'Elenco Europeo dei Rifiuti (l'elenco di tutti i rifiuti, classificati secondo i rispettivi Cer, è contenuto nell'allegato D alla Parte IV del citato Dlgs 152/2006 aggiornato alla luce della decisione 2014/955/Ue).

 

Ma qual è la differenza tra pneumatico fuori uso e pneumatico usato?

 

La dizione "pneumatico fuori uso", Pfu, ha un significato preciso che vuole richiamare a tutti gli operatori quale sia stato il processo per il quale il pneumatico è diventato un rifiuto. "Fuori uso", infatti, sta a significare che il pneumatico in quanto tale ha cessato di poter svolgere la sua funzione originaria, quella cioè di completare la ruota di un veicolo per consentirne la mobilità in condizioni di sicurezza. In pratica, quel pneumatico non potrà più tornare ad essere un pneumatico, perché il suo proprietario ha compiuto l'atto di "disfarsene" per avviarlo a recupero, rendendolo così un Pfu, cioè un rifiuto.

Ciò non toglie che il materiale di cui il pneumatico è composto possa tornare a nuova vita, ed essere reinserito nei processi di produzione industriale per generare altri prodotti utili.

 

La dizione "pneumatico usato" risulta invece più generica. Essa infatti indica che il pneumatico non è nuovo ed è stato usato. Ma quanto? Ci sono allora due casi:

 

— il primo è che il pneumatico sia stato utilizzato così tanto da renderlo un rifiuto.

 

— il secondo è che il pneumatico, benché usato, possa ancora essere utilizzato per la sua funzione originaria, e in questo caso esso è ancora un prodotto.

Ciò avviene quando il pneumatico è ancora in buone condizioni e può essere riutilizzato direttamente nel rispetto della disciplina di settore tecnica e stradale (per il limite di usura del battistrada si veda l'articolo 66 della legge 19 febbraio 1992, n. 142). Oppure quando il pneumatico non ancora diventato rifiuto risulta "ricostruibile" attraverso una ricopertura che gli restituisce le prestazioni richieste.

 

Riassumendo:

 

Il pneumatico usato non è rifiuto

a) nel caso di reimpiego tal quale

b) nel caso sia ricostruibile e non sia abbandonato o destinato al recupero o allo smaltimento

 

Il pneumatico usato è rifiuto (Pfu)

a) quando non è nè reimpiegabile tal quale, nè ricostruibile

b) quando viene abbandonato oppure viene destinato al recupero o allo smaltimento

 

 

 

Rifiuti speciali o rifiuti urbani?

Come è noto i rifiuti vengono distinti in base alla provenienza (urbani e assimilabili, oppure speciali). A loro volta, i rifiuti urbani o speciali (e se del caso speciali assimilabili agli urbani) sono classificati in base alla pericolosità (pericolosi oppure non pericolosi).

Queste distinzioni hanno importanti conseguenze a livello gestionale e sanzionatorio.

 

Come si collocano i pneumatici fuori uso rispetto a queste distinzioni?

 

Per quel che riguarda la pericolosità non ci sono equivoci: il Codice europeo dei rifiuti (Cer) stabilisce chiaramente che i Pfu sono rifiuti NON pericolosi, come risulta dall'allegato D alla Parte IV del Dlgs 152/2006 (cd. "Codice ambientale").

 

Anche rispetto alla provenienza non ci dovrebbero essere equivoci: in un ciclo dei rifiuti condotto nel rispetto delle norme i Pfu sono certamente rifiuti speciali. Ma ciò che è avvenuto negli anni passati, miscelato con una diffusa incertezza da parte di molti operatori, rende utile un piccolo approfondimento su questo tema.

 

La prima cosa da chiedersi è: chi sono i produttori di Pfu?

 

I principali sono i cosiddetti gommisti, cioè le officine meccaniche presso le quali l'automobilista compra le gomme nuove per la sua vettura e abbandona le vecchie. Quando il gommista valuta che il pneumatico usato non è né reimpiegabile né ricostruibile, se ne disfa – e così facendo lo rende un rifiuto – e lo avvia a recupero (dopo l'entrata in vigore del Dm 11 aprile 2011, n. 82, cd. "Regolamento Pfu", lo può affidare gratuitamente al Sistema nazionale di riferimento, ad esempio Ecopneus). In questo caso quindi abbiamo un rifiuto da lavorazione artigianale, che, come tale, va considerato rifiuto speciale in base all'articolo 184, comma 3, lettera d) del Dlgs 152/2006 (se l'attività di ricambio venisse svolta da una struttura industriale il riferimento sarebbe alla lettera c).

 

Una situazione analoga è quella dei demolitori di veicoli, che ricevono l'automezzo da demolire, corredato dei suoi pneumatici. Il Rottamatore valuta la qualità dei pneumatici usati e può a sua volta indirizzarli a recupero generando, come nel caso precedente, un rifiuto speciale da lavorazione artigianale o da attività commerciali.

 

E cosa succede quando un automobilista acquista un pneumatico presso un centro commerciale e lo conserva come gomma di scorta? Niente di diverso, perché al momento in cui dovrà sostituire la gomma si rivolgerà ad un'officina, che riceverà e gestirà il suo Pfu, ancora come rifiuto speciale.

 

In pratica, come si è detto più sopra, in un sistema che rispetta le regole, il pneumatico fuori uso è sempre un rifiuto speciale.

 

Tuttavia, negli anni passati, e in attesa che si attivasse un sistema nazionale funzionante per la raccolta e il riciclo dei Pfu, moltissimi pneumatici sono stati accumulati in varie forme nel territorio nazionale (le stime parlano di circa 2 milioni di tonnellate di Pfu stoccati più o meno lecitamente o addirittura abbandonati). In particolare quelli abbandonati sul suolo pubblico rientrano per necessità tra i "rifiuti urbani". Per questo risulta ancora diffusa l'idea che i Pfu possano appartenere ad entrambe le categorie (speciali e urbani).

 

In realtà, mano a mano che si svilupperà il sistema nazionale per il recupero e saranno sempre più contenute le pratiche illecite di abbandono, i pneumatici fuori uso si sottrarranno progressivamente alla possibilità di essere rifiuti urbani e confluiranno sempre più verso il ciclo di recupero di materia e di energia dei rifiuti speciali.

 

 

 

Malintesi sulle ruote e le gomme

L'idea che alcuni pneumatici possano diventare "naturalmente" rifiuti urbani deriva da una confusione, curiosamente ancora abbastanza diffusa, tra cosa sia "cambiare una ruota" e "cambiare una gomma".

La questione di per sé è semplicissima, ma l'evoluzione della tecnologia dell'automobile e del pneumatico è stata così rapida da far sì che alcuni siano ancora legati a un'immagine di qualche decennio fa, quando non era raro vedere sulle strade un automobilista intento ad armeggiare con copertone e camera d'aria.

Oggi, lo sfortunato automobilista a cui si fora un pneumatico, può al massimo cambiare la ruota della vettura, non la gomma.

Cambiare una ruota, infatti, significa sbullonarla e sostituirla con quella di scorta, cosa che qualunque automobilista, purché abbastanza attrezzato e intraprendente, è in grado di fare (anche se ormai la cosiddetta ruota di scorta viene sempre più spesso sostituita con piccole attrezzature di emergenza che consentono di raggiungere un'officina senza sostituire la ruota).

Ben altra cosa è sostituire una gomma: si tratta di cambiare il pneumatico, levandolo dal cerchione, e sostituendolo con uno nuovo. Un pneumatico moderno, nella maggioranza dei casi, è un prodotto a tecnologia avanzata e decisamente complesso. È sprovvisto di camera d'aria e va portato a pressione e calibrato con l'aiuto di attrezzature professionali.

 

Quindi, se oggi un automobilista fosse in grado di cambiare autonomamente le proprie gomme, sarebbe realistico immaginare alcune quantità di Pfu recapitate nelle isole ecologiche o nei cassonetti, e gestite di conseguenza come rifiuti urbani.

Ma questa eventualità è praticamente azzerata dalla complessità tecnica della sostituzione di un pneumatico, e anche questi Pfu rifluiscono quindi nelle officine, dalle quali vengono avviati a recupero in quanto rifiuti speciali.

 

In ogni caso, occorre sottolineare che nessun pneumatico (fuori uso o riutilizzabile) può essere abbandonato (lungo le strade, nei prati, sul greto dei torrenti ecc.). Tale condotta, infatti, integra gli estremi di una violazione precisa, punita severamente con un'apposita sanzione amministrativa pecuniaria (se la condotta viene posta in essere da un privato) e con un'altrettanto apposita sanzione penale (se, invece, avviene da parte di una impresa), ai sensi degli articoli 255 e 256, comma 2, Dlgs 152/2006.

Nel caso in cui la violazione sia commesso in un territorio in cui vige lo "stato di emergenza" dello smaltimento dei rifiuti si applicano le ancora più afflittive sanzioni previste dall'articolo 6 del Dl 172/2008.

 

 

 

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