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Appalti e acquisti verdi

Milano, 7 giugno 2016

Appalti, la Ue aiuta gli operatori a compilare Documento di gara unico

Appalti e acquisti verdi

(Francesco Petrucci)

Appalti, la Ue aiuta gli operatori a compilare Documento di gara unico

Il documento di gara unico europeo, l'autodichiarazione obbligatoria dal 18 aprile 2016 per gli appalti pubblici è più facile da compilare con l'applicativo messo a disposizione in questi giorni dalla Commissione Ue.

 

Previsto dall'articolo 85 del Testo unico appalti, Dlgs 50/2016, il Documento di gara unico europeo (Dgue) consiste in una autodichiarazione da rendere in forma elettronica con la quale l'operatore fornisce alla Amministrazione appaltante una serie di informazioni sulla sua situazione finanziaria, le proprie capacità e idoneità a partecipare a un appalto Ue. Un unico documento, valido in tutta Europa col quale chi partecipa all'appalto autodichiara di essere in possesso dei requisiti per la gara e che sostituisce le dichiarazioni rilasciate da pubbliche Autorità o da terzi. Per l'elaborazione del Dgue è usato il modello di formulario riportato nel regolamento 2016/7/Ue.

 

Per facilitare gli operatori la Commissione europea ha messo a disposizione un applicativo (anche in italiano) con cui compilare agevolmente il Dgue. Il modulo può essere compilato, stampato e quindi inviato all'acquirente insieme al resto dell'offerta. In caso di procedura per via elettronica, il Documento unico di gara (in inglese "European Single Procurement Document") può essere esportato, memorizzato e presentato per via elettronica. All'applicazione si accede dal sito della Commissione all'indirizzo https://ec.europa.eu/growth/tools-databases/espd/filter

documenti di riferimento
Dlgs 18 aprile 2016, n. 50

Codice dei contratti pubblici - Attuazione direttive 2014/23/Ue, 2014/24/Ue e 2014/25/Ue su concessioni e appalti pubblici

Regolamento Commissione Ue 2016/7/Ue

Modello di formulario per il documento di gara unico europeo

SPECIALE Codice appalti (Dlgs 50/2016) ed ambiente
A cura di Vincenzo Dragani e della Redazione Reteambiente

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