News - Editoriali

Roma, 31 marzo 2017

Rifiuti e azione amministrativa, tra contatto e assenza

Rifiuti

(Paola Ficco)

Presentiamo l'editoriale di Paola Ficco pubblicato sul numero 249 di aprile 2017 della Rivista Rifiuti — Bollettino di informazione normativa"

 

Anni di decentramento, modifiche della Costituzione, poteri regionali amplissimi, incertezza sistematica del confine con quelli statali, trionfo dei territori (e dei localismi), competenze locali difese con le unghie e con i denti eppure qualcosa non va. Del resto, se un’impresa per ottenere una pronuncia di Via regionale impiega circa tre anni e poco meno di un anno per consentire alla Regione di verificare se il progetto deve essere (o meno) assoggettato a Via, effettivamente qualcosa non va.

Il tutto mentre il coordinamento tra Via e Aia a livello regionale è ancora non di rado un’ipotesi. E allora lo schema di Dlgs licenziato a marzo dal Governo (e ora presso le Commissioni parlamentari), in recepimento della direttiva 2014/52/Ue corre ai ripari e traghetta il paese verso una super Via che riguarda anche salute, territorio e paesaggio. Ma, soprattutto, per la Via regionale è previsto un procedimento unico uguale in tutta Italia. Quindi, qualcosa davvero non va e se vogliamo smetterla di avere un paese a 21 velocità (dove nel disordine tutto può succedere e tutto succede) occorre riallocare al centro le competenze con input categorici alla periferia.

Aver eliminato la geografia dai banchi di scuola e aver rinforzato le autorità amministrative locali ha depresso la conoscenza e ampliato a dismisura il potere di pochi. Oggi le regioni sono più o meno famose per il familismo locale e il numero dei procedimenti giudiziari a carico dei vari “governanti” di turno ma si tace delle loro peculiarità culturali e propensioni economiche, oscurando la grande ricchezza e varietà di ciascuna di esse. L’errore è stato aver voluto superare la geografia dei luoghi con i poteri regionali dedicati non a valorizzare il territorio ma a deprimerlo.

In materia di ambiente in genere e di rifiuti in particolare, la pervasività e l’invasività dell’azione amministrativa locale è impressionante e diventa un ostacolo allo sviluppo. Ogni regione funziona a modo suo.

L’inevitabile alterazione della concorrenza che ne deriva è allora imputabile solo alla collocazione casuale di un’impresa in un territorio anziché in un altro. Invece, il territorio deve essere una nozione storica dove la materialità dei luoghi si arricchisce di elementi economici, di identità e di innovazione e non di straniamento burocratico. La vera domanda è: ma la nostra P.a. è capace di fare tutto quello che le si chiede? La risposta, scontata, è no. No, perché in Italia siamo figli di quella scuola che ha cacciato la grammatica vista come strumento di oppressione, che ha quasi abolito il giudizio inteso come forma di discriminazione, che ha adeguato il sistema educativo al passo dei più lenti. Quella scuola che, con egualitarismo sgangherato, ha creato ingiustizie e disparità più gravi di quelle che ha voluto curare. Nel perturbante chiaroscuro di diritti (infiniti) e di doveri (pochi), l’ansia del presente assume un corso precipitoso dove il futuro si accinge a diventare subito passato, remoto. I nobili ideali che, da Don Milani in poi, ispirano i nostri sistemi educativi (scuola inclusiva, che non seleziona ma accompagna), come una congiura, hanno armato una guerra feroce contro la possibilità di creare futuro, proprio per tramandare un sapere fatto di niente, passando dai banchi di scuola. Quella che viene scambiata come un’ipotesi di futuro è solo voglia di manipolare l’altro o di ricavarne vantaggio. Un’altra delle tante passioni tristi di questa epoca, dove domina la post verità teorizzata da Bauman per il quale la distanza non è un ostacolo al tenersi in contatto, ma il tenersi in contatto non è un ostacolo all’essere distanti. E la pervasività dell’azione amministrativa è così: simula il contatto per dissimulare l’assenza e le sue cause.

 

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