News - Editoriali

Roma, 1 settembre 2017 - 09:50

Sistri: la memoria inutile di chi lo subisce

Rifiuti

(Paola Ficco)

Presentiamo l'editoriale di Paola Ficco pubblicato sul numero 253 di agosto-settembre 2017 della Rivista Rifiuti — Bollettino di informazione normativa"

 

Il 3 luglio 2017 il Tar del Lazio ha rinviato all'udienza del 24 gennaio 2018 la discussione sul merito della causa relativa alla legittimità dell'aggiudicazione della gara Consip per l'affidamento del Sistri.

Questa notizia reca già in sé la proroga del Sistri, almeno per una parte del 2018 e dimostra che, insomma, il Sistri proprio non va. Neanche la gara riesce ad essere affidata. Un Sistri che si riconferma così l'emblema del disordine sordido e passivo che pervade l'Italia. Il sistema si somma alle scritture tradizionali (ma non si doveva semplificare?) e per giunta a pagamento.

Il mancato pagamento è sanzionato a differenza degli errori che, invece, non sono colpiti. Ancora una volta, nella purezza abbagliante dell'ordine legislativo, la sostanza è scalzata dalla forma. Come fiaccati da una forza più grande di loro, produttori e gestori di rifiuti pericolosi tacciono e, come nella “Peste” di Camus, credo provino “la sofferenza profonda di tutti i prigionieri e di tutti gli esiliati: quella di vivere con una memoria che non serve a niente”. Di tutti i loro strazi degli anni trascorsi e dei soldi buttati nessuno ha rispetto né cura.

È un po' lo specchio di questa Europa, dove i Trattati hanno sostituito cultura, memoria ed equità sociale, trasformandoci da cittadini in consumatori che, nella fila per i saldi estivi dell'outlet, dimentichiamo che siamo responsabili della nostra civiltà. Un corto circuito bruciante che, nonostante i toni pacati con i quali la comunicazione istituzionale lo trasmette, non riesce a nascondere la violenza che lo genera.

Nessuno parla più, ma tutti animano i "social", nessuno legge più ma tutti scrivono contribuendo al brusio dell'informazione, delle opinioni e delle chiacchiere. Un chiacchiericcio che confonde i livelli e i valori delle cose capace solo di mettere tutto e tutti sullo stesso piano. E così le informazioni, i pensieri e le opinioni crescono in un rumore insopportabile che accresce la confusione. Una confusione generata e alimentata in larga misura dal nostro "smartphone": il telefono intelligente, il subdolo controllore della finta libertà.

L'Italia ha perso molto della sua "allure" in sede (non solo) europea, la classe politica non dimostra di porre argine alle emergenze nazionali, limitandosi a gioire per aver strappato un po' di (non gratuita) flessibilità dei conti. L'Italia cresce la metà della media europea. Forse, allora, è per questa situazione da deriva che il Sistri, così come lo conosciamo, non sarebbe stato accettato mai da nessun paese normale.

L'Italia che dimentica e che, proprio per questo, fa finta di leggere. Infatti, son tutti lì a chiedere l'ultimo “noir” dell'autore famoso sperando nel prossimo film che ne ricalchi presto i truculenti contenuti. Intanto, in Italia, le cronache registrano l'uccisione di una donna ogni due giorni, come se la legge contro il femminicidio, quella contro gli “stalker” e il Codice penale non ci fossero. Non è un problema di leggi, ma di educazione creata anche attraverso le giuste letture. Negli (ormai) sparuti e (sempre più) irrisi e annacquati licei classici italiani (ultimo pallido presidio di civiltà) Ovidio non si legge, né si traduce, più. Eppure nella sua “Ars amatoria” scriveva che se un uomo vuole conquistare una donna è bene che sia “gentile e se per caso a lei si posa in grembo un granello di polvere, tu, pronto, cogli con le tue dita quel granello. E se non c'è nulla, tu, coglilo lo stesso”.

Gentilezza, un sostantivo oggi dimenticato e sostituito da ben altro. Così un avvenire sognato si è trasformato in un destino temuto, scandito da un coreografico furore.

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