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Milano, 1 febbraio 2018 - 10:40

Smartphone in classe, lo sguardo passivo sulla realtà che non aiuta nessuno. Neanche la gestione ambientale

Rifiuti

(Paola Ficco)

Presentiamo l'editoriale di Paola Ficco pubblicato sul numero 258 di febbraio 2018 della Rivista Rifiuti — Bollettino di informazione normativa"

 

Nella Circolare 15 marzo 2007, l'allora Ministro per l'Istruzione, Giuseppe Fioroni, ha disposto che l’uso del cellulare in classe rappresenta “un elemento di distrazione sia per chi lo usa che per i compagni, oltre che una grave mancanza di rispetto per il docente“. Ne deriva un’infrazione disciplinare diretta anche “a stimolare nello studente la consapevolezza del disvalore” dei suoi comportamenti.

Oggi il Ministro per l'Istruzione, Valeria Fedeli, scende in campo contro questa disposizione e, con una potenza di fuoco degna di miglior causa, vuole consentire l’uso degli smartphone in aula poiché “utile strumento di apprendimento”.

Uno sdoganamento di cui non si sentiva alcun bisogno e che ha il sapore di uno strumento di distrazione di massa. Il dibattito che ne sta derivando, infatti, è vivacissimo e distoglie l'attenzione dal problema della stabilità sismica e strutturale delle scuole italiane, dei fondi che non ci sono, degli insegnanti più o meno assunti e più o meno parcheggiati in sala Professori, del bullismo e della rottura del patto sociale scuola-famiglia.

Più di qualcuno agita la questione spacciandola come opportunità culturale capace di moltiplicare i linguaggi. Invece, più che altro, sembra la legittimazione all’uso di un “rispostario” per chi si illude di avere il mondo in tasca ma, senza adulti capaci accanto, cerca solo la prima risposta utile per strappare una sufficienza.

Così il nostro studente (che sarebbe poi niente altro che il nostro futuro) non usa internet per diventare più critico, modifica solo il suo rapporto con la conoscenza verso la strada della semplificazione e dell’appiattimento.

Gli asili lamentano la mancanza di motricità nei bambini (hanno, ad esempio, difficoltà a riavvolgere un filo sul rocchetto), l'ipercinetisno e la mancanza di attenzione. Sembra davvero che l’uso degli smartphone sfavorisca l’utilizzo delle connessioni neurali della ricerca. Il tutto mentre Tim Cook, all’Harlow College di Essex (che fornisce ogni allievo di un iPad), si dichiara sfavorevole all'uso dei social media da parte di suo nipote. Quasi una risposta del Ceo di Apple alle polemiche sollevate dal suo interno (Il Sole 24 Ore dell’8 gennaio “Lettera shock di due grandi azionisti: l’abuso di iPhone fa male ai bambini, Apple deve aiutare i genitori”).

Forse il Ministro Fedeli non l'ha letto.

Il consueto copione della politica italiana, fatto di polemiche crescenti e disallineamento temporale, si ripete sistematicamente incurante del fatto che da un’indagine Ocse (“Skills Matter Further Results from the Survey of Adult Skills” pubblicata il 28 giugno 2016) risulta che in Italia il 28% delle persone tra i 16 e i 65 anni sono analfabeti funzionali, cioè adulti che sanno leggere e scrivere, ma che non sono in grado di usare queste capacità nella vita quotidiana e che spesso non comprendono i linguaggi delle nuove tecnologie. L’Italia si colloca al penultimo posto in Europa, insieme alla Spagna, e al quartultimo nel mondo, rispetto ai 33 paesi analizzati.

Quello che è mancato è l'infrastruttura civile che riuscisse a dare continuità al nostro sviluppo. L'Italia stretta nella morsa dell’assistenzialismo e del giustizialismo frana, a livello pubblico e privato. In questa inarrestabile perdita di terreno il problema è sempre uno: la formazione di base che dia una prospettiva di futuro senza annichilire e senza voglia di stupire a tutti i costi. Una formazione dove ognuno si senta un pò amato perché, come il Piccolo Principe, viene ricondotto a sé stesso.

“Aiutami a fare da solo” e “fammi sbagliare da solo, così imparo” sono il fondamento del metodo Montessori.

Nello smartphone, invece, c’è la prosa disadorna di questa epoca informe e fantasmatica. Si chiama solitudine.

Uno sguardo passivo sulla realtà che inciderà anche sulle nostre gestioni ambientali perché, al netto del mantra della raccolta differenziata addossata al cittadino, chi avrà l'intelligenza per fare sistema?

In Italia siamo ormai alla terza generazione di giovani che, dopo essere stati educati, istruiti e curati sono lasciati in un vuoto pneumatico a misurarsi con lo stordimento e il dolore della provvisorietà e del precariato professionale. Non è colpa di uno ma di tutti (presenti e passati).

L'uso dello smartphone da subito e ovunque ha un pregio: aiuta a non pensare e distrae dal peso ingombrante e faticoso del ricordo.

Visto che progetti di futuro non ci sono, tanto vale ammazzarli subito i barlumi del domani, così non avendo memoria non avranno rimpianti.

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