News - Editoriali

Milano, 1 giugno 2018 - 17:50

Il "dirittismo" e i guasti dell’ambientalismo ideologico

Rifiuti

(Paola Ficco)

Presentiamo l'editoriale di Paola Ficco pubblicato sul numero 262 di giugno 2018 della Rivista Rifiuti — Bollettino di informazione normativa"

 

Tra i tanti neologismi che ogni giorno affollano il nostro confronto con la realtà, ne è arrivato un altro, non meno bello non meno brutto di tanti, ma incredibilmente vero: "dirittismo".

Fatto suo da Alessandro Barbano (Direttore de "Il Mattino" di Napoli) nel suo recente libro "Troppi diritti, l'Italia tradita dalla libertà" (Mondadori), il dirittismo ci racconta della malattia del paese, dove i diritti sono trasformati in pretese e i doveri sono dimenticati. Un morbo che ormai ha infettato ogni ambito e pensiero, facendo sì che la libertà si trasformasse in un egoismo individualista.

Barbano non tralascia (e non è un caso) la cultura massimalista che ha creato l'ambientalismo ideologico, che ha imposto una visione antindustriale della società, con un approccio pauperista alla realtà.

L'insana idea della decrescita felice (sic!) combinata con il dirittismo e le possibilità offerte dalla tecnologia hanno giocato in modo perverso sulla scacchiera utopistica e semplificata fatta di "click", portando a considerare giusto tutto quello che è diventato possibile.

La disintermediazione dell'informazione, con la possibilità a tutti di accesso alla rete, produce guasti e anche molto seri.

Secondo Barbano, condivisibilmente, dobbiamo tornare a governare la tecnica con due strumenti regolatori "fisiologici": la legalità e il mercato. Tutti i soggetti economici devono rispettare regole deontologiche rigorose, penali e civili. Sulla rete, invece, tutto sembra possibile, legittimato da un "vociare indistinto" che miscela il vero con il falso e dove tutti possono fare tutto, tranne che assumersi la responsabilità di quello che fanno.

L'Autore fa un'altra affermazione forte, ma difficilmente contestabile: la partecipazione di tutti alla comunicazione con l'uso di internet non ha realizzato un'opinione pubblica più matura, elevando la base. Al contrario, è in corso uno smottamento verso il basso. Un popolo, quello di internet, che assomiglia alle masse contadine affluite in città, nella seconda rivoluzione industriale sul finire dell''800. Masse che, prive dei propri riferimenti originali, diventarono permeabili ai pensieri totalitari del '900, all'origine dei due disastri mondiali. In questo deficit di realtà, è stata eliminata la maestà del sapere, scrivendo senza leggere poiché domina l'incapacità di collegare il passato con il presente. La scuola non lo insegna più.

La lettura dell'ultima fatica di Barbano è un buon viatico per capire meglio i guasti prodotti dal "politicamente corretto" cioè da quella linea di pensiero e da quell'atteggiamento sociale di esasperata attenzione al rispetto generale.

Qualsiasi idea o condotta in deroga più o meno aperta a tale indirizzo appare quindi, per converso, politicamente scorretta.

Da un doveroso uso più rispettoso del linguaggio, si è passati al conformismo delle parole da cui deriva un ovvio conformismo culturale a tutela e rinforzo del pensiero debole.

In questo relativismo culturale la diversità e le parole che la rappresentano, sono messe al bando. Sta diventano un problema serio, di politica (non solo nazionale) e di vita (dei singoli e delle comunità). Infatti, il nuovo conformismo culturale, dietro i buoni sentimenti, è intollerante e feroce verso chi la pensa in modo diverso. Probabilmente, quindi, anche verso queste poche righe.

Si è detto dell'ambientalismo ideologico, e l'economia circolare è il nuovo grande totem dell'ultima frontiera del conformismo culturale: i rifiuti vanno gestiti in modo circolare ma il sistema amministrativo non si sente legittimato a concedere le autorizzazioni al "caso per caso". In questa estetica della miserabilità (che è cosa diversa dalla miseria) che profana forme che sono sostanza (giorni festivi, confini, merito scolastico, tutele del lavoro, impresa), rimane la postura obliqua e ormai paradossale di chi ancora pensa che gestire i rifiuti secondo legalità e mercato, in Italia, sia ancora possibile. Nel multiplo dominio di chi urla più forte contro impianti e piattaforme mentre vagheggia di "rifiuti zero" e accetta i roghi clandestini dei rifiuti nelle grandi città, l'abdicazione del sentimento di potercela fare è ormai giunta. Un esperimento molto sgradevole di postmoderna, capovolta, vitalità.

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