News - Editoriali

Milano, 7 gennaio 2020 - 14:01

Economia circolare, un possibile strumento per salvare oltre due milioni di giovani tra i 15 e i 29 anni che né studiano, né lavorano né si formano (Neet)

Rifiuti (Attualità)

(Paola Ficco)

Presentiamo l'editoriale di Paola Ficco pubblicato sul numero 279 di gennaio 2020 della Rivista Rifiuti — Bollettino di informazione normativa"

 

 

In un paese litigioso e sempre alla ricerca della cautela perfetta per scaricare su qualcun altro la propria responsabilità, tutto rimane fermo. Anche la scuola. Così mentre il Regno Unito ha inserito la c.d. "Singapore Math" nel British National Curriculum, in Italia si discute ancora di come fare l'esame di maturità e la cronaca spesso riferisce le fosche tinte di condotte indicibili. In questo clima funesto e funestato Il Programme for International Student Assessment (Pisa), realizzato dall'Ocse (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico) ha effettuato nella primavera del 2018 la rilevazione periodica campionaria sugli studenti di 15 anni per indagare sulle competenze in matematica, lettura e scienze (in prospettiva l'attenzione si focalizzerà anche su pensiero creativo e lingue straniere).

Gli studenti italiani oggetto di studio sono stati 11.785 su 600.000 totali in rappresentanza di 32 milioni di ragazzi. Intento dichiarato dagli autori dei test era quello di valutare se e quanto gli studenti riuscissero a distinguere tra fatti e opinioni navigando attraverso i formati cartacei e digitali. Ne è derivato che l'Italia si è collocata tra il ventitreesimo e il ventinovesimo posto della classifica poiché nel ragionamento quantitativo/matematico siamo nella media (non è una consolazione), in comprensione del testo scritto siamo sotto la media e in scienze siamo molto sotto la media (https://www.oecd.org/pisa/Combined_Executive_Summaries_PISA_2018.pdf) .

È questo un fenomeno del quale, in questi giorni, si parla molto, perché il focus di quest'anno era la lettura nella lingua madre e la comprensione del testo scritto; il problema è che un quindicenne su quattro ha basse competenze di comprensione di un testo scritto. Nessuna sorpresa ma un'amara conferma. Un'altra criticità che evidenzia Pisa è l'enorme divario tra le varie scuole e le diverse aree geografiche italiane. Dell'analfabetismo funzionale (cioè della diffusa carenza di competenze di lettura e comprensione, logiche e analitiche che sono necessarie alla vita e al lavoro) che affligge il 70% degli italiani adulti si è parlato più volte. In questo infelice scenario tutto può succedere. Il futuro è quello che noi contribuiamo a realizzare e, ad oggi, con queste premesse, non possiamo aspettarci chissà che, consapevoli come siamo tutti di aver perso qualcosa.

Che cosa? La capacità di rivendicare la perdita di diritti e un effettivo stato di cittadini. I nostri giovani sono impoveriti e sottomessi alla precarietà lavorativa, camuffata da slogan di flessibilità e creatività dove il Lavoro cede il passo ai lavoretti. Nel malessere fluido della post modernità non è possibile identificare i responsabili del disagio che prova chi vede andare in pezzi, ogni giorno, parti di sé in una colluttazione permanente.

I radicali cambiamenti di questi ultimi decenni, dove alla manifattura si è voluto sostituire il servizio, hanno portato alla creazione di uno specifico stato sociale: il precariato. Una nuova classe esplosiva, priva di riferimenti e di possibilità. L'economia circolare potrebbe essere il loro collante ma, in Italia, non è molto il tempo per ridare vita a quel 23,4% di giovani che tra i 15 e i 29 anni (pari a 2.116.000 unità, un bel primato italiano in Europa) né studiano né lavorano né si formano (Neet). Mentre assistiamo a numeri da guerra mondiale, la rotta della percezione delle cose si è invertita e ricominciamo a sperare nel passato, rivalutandolo (a torto o a ragione) perché si rivela come unico spazio dove le speranze sono state rispettate. Sono gli anni di quella che Bauman chiama retrotopia.

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