Rifiuti

Giurisprudenza

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Sentenza Corte costituzionale 8 aprile 2010, n. 127

Rifiuti - Centri di raccolta dei rifiuti urbani (Ecopiazzole) - Dm 8 aprile 2008 - Autorizzazione alla gestione - Competenza del Comune - Insussistenza - Legge regionale di attribuzione - Illegittimità costituzionale - Sussistenza

La legge regionale non può attribuire al Comune alcuna competenza in tema di autorizzazione alla gestione dei centri di raccolta dei rifiuti urbani perchè ciò non è in alcun modo previsto dalla disciplina nazionale.
Così ha stabilito la Corte costituzionale (sentenza 8 aprile 2010, n. 127) dichiarando l'illegittimità dell'articolo 7, comma 1, lettera c), della Lr Umbria 13 maggio 2009, n. 11, ritenuto lesivo delle competenze statali in materia, tenuto conto che i centri di raccolta dei rifiuti urbani sono disciplinati dall'articolo 183, Dlgs 3 aprile 2006, n. 152 e dall'articolo 1, Dm 8 aprile 2008, che prevede la mera approvazione del Comune per la realizzazione dell'ecopiazzola, e che il soggetto che la gestisce sia iscritto all'Albo gestori.
La Corte sottolinea infine che l'intervento del Comune deve riguardare, ai sensi della normativa vigente, solo l'aspetto urbanistico, non quello relativo alla gestione stretta dei rifiuti che è di esclusiva competenza statale.

La presente pronuncia è correlata ai seguenti provvedimenti

Altre pronunce sullo stesso argomento

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    Rifiuti - Deposito incontrollato di rifiuti - Articolo 256, commi 1 e 2, Dlgs 152/2006 - Configurabilità - Assenza delle condizioni di cui all'articolo 183, comma 1, lettera bb), Dlgs 152/2006 - Sussistenza

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  • Sentenza Corte di Cassazione 7 giugno 2019, n. 25333

    Rifiuti - Deposito temporaneo -  Articolo 183, comma 1, lettera bb), Dlgs 152/2006 - Natura eccezionale e derogatoria - Facoltà del produttore di adeguarsi al criterio quantitativo o a quello temporale - Onere del produttore di provare la sussistenza delle condizioni di liceità del deposito temporaneo - Sussistenza - Inosservanza anche di una sola delle condizioni imposte dalla norma - Trasformazione dell'attività in illecita gestione di rifiuti o abbandono di rifiuti - Reato ai sensi dell'articolo 256, comma 1 e 2, Dlgs 152/2006 - Sussistenza

  • Sentenza Tar Lazio 3 giugno 2019, n. 7122

    Rifiuti – Nozione di rifiuto – Articolo 183, Dlgs 152/2006 – Necessità che il proprietario del bene abbia maturato la volontà di disfarsi dello stesso – Raccolta differenziata indumenti usati – Apposizione sui cassonetti stradali di adesivi recanti diciture che lasciano intendere lo scopo umanitario della raccolta – Pratica commerciale scorretta - Sanzione amministrativa pecuniaria irrogata dall'Antitrust ai sensi del Dlgs 206/2005 – Legittimità –Idoneità delle diciture poste sui cassonetti a raggiungere il cittadino-consumatore a prescindere dalla sua decisione di disfarsi di un abito usato - Pratica commerciale - Sussistenza

  • Sentenza Corte di Cassazione 25 marzo 2019, n. 12876

    Sostanze pericolose – Trasporto – Attività di bonifica delle cisterne utilizzate e contaminate da rifiuti pericolosi – Infortuni mortali e non dei lavoratori dell’impresa appaltatrice esecutrice dei lavori – Reati di omicidio colposo aggravato e lesioni personali ex articoli 589 e 590, Codice penale – Responsabilità dei datori di lavoro delle imprese committenti – Sussistenza – Violazione degli obblighi generali di sicurezza ex articolo 2087, Codice civile – Sussistenza – Omessa valutazione dei rischi derivanti da interferenze e connessa attività di coordinamento e cooperazione ex articolo 26, Dlgs 81/2008 – Violazione dell’obbligo di verifica dell’idoneità tecnico-professionale delle imprese appaltatrici - Articoli 2087 e 2050, Codice civile, articolo 26, Dlgs 81/2008 – Per omessa verifica delle necessarie autorizzazioni alle attività di gestione rifiuti (articolo 208, Dlgs 152/2006) – Sussistenza – Posizione di garanzia del produttore dei rifiuti ex articolo 183, Dlgs 152/2006 quale soggetto cui sia giuridicamente riferibile la produzione dei rifiuti – Sussistenza – Responsabilità amministrativa delle imprese ex articolo 25-septies, Dlgs 231/2001 – Sussistenza

  • Sentenza Corte di Cassazione 6 febbraio 2019, n. 5813

    Effluenti di allevamento - Convogliamento all’esterno della stalla attraverso un buco della stalla - Scarico di acque reflue assimilate alle acque reflue domestiche - Insussistenza - Nozione di scarico - Articolo 183, comma 1, lettera hh) e articolo 74, comma 1, lettera ff), Dlgs 152/2006 - Sistema stabile e diretto di collettamento - Assenza - Reato di smaltimento illecito di rifiuti liquidi - Articolo 256, comma 1, Dlgs 152/2006 - Sussistenza

  • Sentenza Corte di Cassazione 21 gennaio 2019, n. 2577

    Rifiuti - Rifiuti pericolosi (N.d.r: articolo 183, comma 1, letta b), Dlgs 152/2006) - Reato di gestione non autorizzata - Articolo 256, comma 1, lettera b), Dlgs 152/2006 - Accertamento della natura pericolosa - Obbligo assoluto di analisi chimico fisica - Insussistenza - Possibilità di desumere tale natura anche da altri elementi del processo - Prove fotografiche - Sussistenza

  • Sentenza Corte di Cassazione 7 dicembre 2018, n. 54702

    Rifiuti - Deposito temporaneo - Condizioni - Articolo 183, comma 1, lettera bb), Dlgs 152/2006 -  Onere della prova a carico del soggetto produttore dei rifiuti - Sussistenza - Inosservanza anche di una sola delle condizioni imposte - Trasformazione dell'attività in illecita gestione dei rifiuti o abbandono dei rifiuti - Sussistenza

  • Ordinanza Corte di Cassazione 28 novembre 2018, n. 53278
  • Sentenza Corte di Cassazione 26 novembre 2018, n. 52993

    Rifiuti - Nozione di rifiuto - Soggetto che si disfa di un materiale/oggetto - Articolo 183, comma 1, lettera a), Dlgs 152/2006 - Applicazione nel caso concreto - Utilizzo di dati obiettivi connaturanti la condotta tipica - Sussistenza - Valutazioni soggettive incentrate sull'utilità dei materiali del soggetto - Irrilevanza - Reato di gestione e deposito incontrollato di rifiuti - Articolo 256, comma 1 e 2, Dlgs 152/2006 - Sussistenza - Dovere di informarsi sulla normativa vigente - Sussistenza - Complessità della disciplina - Irrilevanza

  • Sentenza Corte di Cassazione 15 novembre 2018, n. 51576

    Rifiuti – Centro di raccolta comunale – Gestione in difformità dai requisiti stabiliti dal Dm 8 aprile 2008 – Valutazione dell’attività secondo i principi generali in materia di rifiuti – Sussistenza – Reato di gestione non autorizzata di rifiuti – Articolo 256, comma 1, Dlgs 152/2006 – Sussistenza – Responsabilità del Sindaco – Separazione tra funzioni politiche e funzioni tecnico-amministrative – Articolo 107, Dlgs 267/2000 – Obbligo del Sindaco di controllare l'attuazione delle proprie scelte programmatiche – Sussistenza

  • Sentenza Corte di Cassazione 9 novembre 2018, n. 51033

    Aria - Emissioni in atmosfera - Attività di lavorazione pelli - Autorizzazione alle emissioni - Articolo 269, Dlgs 152/2006 - Oggetto - Intero stabilimento - Sussistenza - Previsione di distinte autorizzazioni per singoli impianti e attività presenti nello stabilimento - Esclusione - Stoccaggio rifiuti speciali - Scarti di lavorazione delle pelli - Natura di deposito temporaneo - Articolo 183, Dlgs 152/2006 - Valutazione da parte del Giudice - Necessità - Sussistenza

  • Sentenza Tar Sardegna 9 novembre 2018, n. 943

    Rifiuti - Appalto per la raccolta e il trasporto - Requisiti di capacità professionale richiesti - Iscrizione al Sistri e all'Albo gestori ambientali - Articolo 188-ter e 212, comma 5, Dlgs 152/2006 - Legittimità - Subappalto del servizio - Qualifica come "intermediario" di rifiuti del soggetto subappaltante - Articolo 183, comma 1, lettera l), Dlgs 152/2006 - Sussistenza - Obbligo di iscrizione - Sussistenza - Proporzionalità della misura (obbligo iscrizione Sistri e Albo gestori) - Articolo 83, Dlgs 50/2016 - Spazio deliberativo autonomo della stazione appaltante - Sussistenza

  • Sentenza Corte di Cassazione 7 novembre 2018, n. 50143

    Autorizzazione integrata ambientale - Provvedimento di autorizzazione - Violazione delle prescrizioni del provvedimento - Articolo 29-quaterdecies, comma 3, lettera b) del Dlgs 152/2006 - Prescrizioni relative alla "gestione dei rifiuti" - Nozione di "gestione" - Richiamo espresso alla definizione contenuta nell'articolo 183, Dlgs 152/2006 - Esclusione - Concetto ampio non agganciato alla definizione dell'articolo 183, Dlgs 152/2006 - Legittimità - Sussistenza

  • Sentenza Corte di Cassazione 7 novembre 2018, n. 50129

    Rifiuti da demolizione - Messa in riserva non autorizzata - Reato - Articolo 256, comma 1, Dlgs 152/2006 - Regime speciale per i rifiuti provenienti da attività di manutenzione - Articolo 230 e 266, Dlgs 152/2006 - Non applicabilità - Deposito temporaneo - Articolo 183, comma 1, lettera bb), Dlgs 152/2006 - Condizioni - Onere della prova incombente sulla parte privata - Sussistenza - Territorio - Realizzazione di una pesa con platea in cemento armato nell'ambito di una fascia di rispetto -  Assenza di autorizzazione - Reato - Articolo 44, Dpr 380/2001 - Sussistenza

  • Sentenza Corte di Cassazione 30 ottobre 2018, n. 49674

    Rifiuti - Autocarrozzeria - Veicoli demoliti non completamente bonificati - Deposito su un terreno adiacente all'attività di produzione - Collegamento funzionale tra le due aree - Insufficienza ai fini della qualifica come deposito temporaneo - Articolo 183, comma 1, lettera bb), Dlgs 152/2006 - Rispetto degli ulteriori requisiti richiesti dalla norma (di qualità e quantità dei rifiuti, di tempo, di organizzazione e di rispetto delle norme tecniche) - Necessità - Violazione - Reato di gestione non autorizzata di rifiuti - Articolo 256, comma 1, Dlgs 152/2006 - Sussistenza

  • Sentenza Corte di Cassazione 15 ottobre 2018, n. 46699

    Rifiuti - Deposito temporaneo o controllato - Natura eccezionale e derogatoria rispetto alla disciplina ordinaria - Requisiti - Articolo 183, comma 1, lettera bb), Dlgs 152/2006 - Onere della prova a carico del produttore dei rifiuti - Sussistenza - Assenza anche di uno solo dei requisiti richiesti - Conseguenze - Differenza tra messa in riserva, deposito preliminare, deposito incontrollato e discarica abusiva - Sanzionabilità

  • Sentenza Corte di Cassazione 26 settembre 2018, n. 41674

    Rifiuti - Smaltimento senza autorizzazione di rifiuti speciali non pericolosi - Articolo 256, comma 2, Dlgs 152/2006 - Conferimento di sanse ed acque di vegetazione delle olive in un invaso artificiale - Responsabilità penale - Sussistenza - Sversamento rifiuto liquido nell’invaso al fine di consentirne la successiva evaporazione - Attività del "disfarsi" ai fini della qualificazione del rifiuto (Nozione di rifiuto, articolo 183, Dlgs 152/2006) - Sussistenza - Assenza di condizioni per il successivo riutilizzo - Configurabilità del rifiuto liquido come sottoprodotto - Articolo 184-bis, Dlgs 152/2006 - Esclusione

  • Sentenza Corte di Cassazione 13 settembre 2018, n. 40718

    Rifiuti – Sottoprodotti di origine animale – Abbandono incontrollato sul suolo – Disastro “innominato” – Articolo 434, Codice penale – Configurabilità del reato – Richiesta della effettiva produzione di un danno – Esclusione - Insorgenza di uno stato di fatto che rende possibile un danno – Sufficienza – Assenza di inquinamento della falda acquifera – Esonero da responsabilità – Richiamo ai presupposto del reato di inquinamento ambientale e ai suoi presupposti – Articolo 452-bis Codice penale – Inconferenza - Sussistenza - Fattispecie di reato introdotta dopo i fatti di causa – Natura di reato di danno e non di pericolo, distinto dal disastro innominato ex articolo 434, Codice penale - Sussistenza - Deposito temporaneo di rifiuti - Rispetto delle condizioni dell’articolo 183, Dlgs 152/2006 - Insussistenza

  • Sentenza Corte di Cassazione 13 settembre 2018, n. 40687

    Rifiuti - Qualificazione come tali di sostanze ed oggetti - Requisiti di cui alla definizione ex articolo 183, comma 1, lettera a), Dlgs 152/2006 - Volontà o obbligo di disfarsi - Valutazione della condotta in termini oggettivi fondata su dati quali origine, caratteristiche, condizioni dei beni, necessità di successive attività di gestione - Rilevanza ai fini della qualificazione come rifiuti - Sussistenza Valutazioni personali del produttore o detentore - Riutilizzabilità economica e/o cessione a titolo oneroso delle sostanze ed oggetti - Rilevanza ai fini della esclusione della qualificazione come rifiuti - Insussistenza

  • Sentenza Corte di Cassazione 10 settembre 2018, n. 40220

    Rifiuti - Attività di trasformazione di bombole di gas in rottami ferrosi - Modificazioni che rendono gli oggetti suscettibili di utilizzo diverso rispetto a quello originario - Configurabilità di operazioni di gestione di rifiuti (recupero) ex articolo 183, comma 1, lettera n), Dlgs 152/2006 - Sussistenza - In assenza di specifica autorizzazione di bonifica degli oggetti - Reato di gestione illecita di rifiuti ex articolo 256, comma 1, lettera a), Dlgs 152/2006 - Sussistenza - Emissione in atmosfera dei gas provenienti dalle bombole - Reato di getto pericoloso di cose ex articolo 674, Codice penale - Per molestie provocate dai gas a prescindere dal superamento di eventuali limiti ex lege - Sufficienza del superamento del limite di normale tollerabilità ex articolo 844, Codice penale - Sussistenza - Integrazione dell’illecito - Sussistenza - Responsabilità amministrativa Ente - Articolo 25-undecies, Dlgs 231/2001 - Sussistenza

  • Ordinanza Corte di Cassazione 24 luglio 2018, n. 35164

    Rifiuti pericolosi - Territori in stato di emergenza - Deposito incontrollato - Reato - Articolo 6, comma 1, lettera a), Dl 172/2008 - Nozione di rifiuto - Articolo 183, comma 1, lettera a), Dlgs 152/2006 - Accertamento nel caso concreto - Quaestio facti demandata al Giudice di merito - Motivazione esente da vizi logici o giuridici - Insindacabilità da parte del Giudice di legittimità - Sussistenza

  • Sentenza Corte di Cassazione 2 luglio 2018, n. 29652

    Rifiuti urbani - Centro comunale per la raccolta differenziata – Disciplina - Modalità e requisiti stabiliti dal Dm 8 aprile 2008 – Violazione – Applicabilità delle regole generali in materia di rifiuti – Obbligo di autorizzazione regionale ex articolo 208, Dlgs 152/2006 - Sussistenza – Violazione – Reato di Gestione non autorizzata di rifiuti – Articolo 256, comma 1, Dlgs 152/2006 - Configurabilità

  • Sentenza Corte di Cassazione 9 maggio 2018, n. 20410

    Rifiuti speciali - Deposito temporaneo - Articolo 183, comma 1, lettera bb) - Disposizione di favore che deroga ai principi generali - Realizzazione presso il luogo di produzione dei rifiuti - Eccezione per i rifiuti derivanti dalle attività di manutenzione delle infrastrutture - Articolo 230, Dlgs 152/2006 - Onere della prova gravante sul produttore dei rifiuti -  Violazione delle condizioni stabilite dalla legge - Reato di deposito incontrollato - Articolo 256, comma 1, Dlgs 152/2006 - Sussiste

  • Sentenza Corte di Cassazione 4 maggio 2018, n. 19200

    Rifiuti - Deposito temporaneo - Articolo 183, Dlgs 152/2006 - Condizioni - Categorie omogenee - Materiali accatastati alla rinfusa -  Non rientrano - Abbandono di rifiuti - Reato - Articolo 256, comma 2, Dlgs 152/2006 - Applicabilità

  • Sentenza Corte di Cassazione 2 maggio 2018, n. 18663

    Sicurezza sul lavoro – Operazioni di recupero di rifiuti pericolosi ex articolo 183, Dlgs 152/2006 – In assenza di autorizzazione - Morte del lavoratore svolgente le attività - Responsabilità del datore di lavoro ex articolo 2, Dlgs 81/2008 – Omicidio colposo ex articolo 589 Codice penale – Sussistenza

  • Sentenza Corte di Cassazione 9 aprile 2018, n. 15771

    Rifiuti - Rottami ferrosi - Raccolta e accumulo - Territorio in stato di emergenza - Reato - Articolo 6, Dl 172/2008 - Deposito temporaneo - Condizioni - Articolo 183, Dlgs 152/2006 -  Attività di smaltimento e contestazione di gestione illecita - Compatibilità

  • Ordinanza Corte di Cassazione 13 marzo 2018, n. 11259

    Rifiuti - Deposito fanghi da autolavaggio nei pozzetti - Periodo superiore a un anno - Deposito temporaneo - Articolo 183, lettera bb), n. 2, Dlgs 152/2006 - Inconfigurabilità - Deposito incontrollato - Reato - Articolo 256, comma 2, Dlgs 152/2006 - Sanzionabilità

  • Sentenza Corte di Cassazione 12 marzo 2018, n. 10799

    Rifiuti - Definizione - Articolo 183, Dlgs 152/2006 - Sostanza od oggetto di cui il produttore si disfi - Gestione non autorizzata - Reato - Articolo 256, comma 1, Dlgs 152/2006 - Attività svolta anche di fatto o in modo secondario - Condotta occasionale - Indici sintomatici - Applicabilità

  • Sentenza Corte di Cassazione 23 febbraio 2018, n. 8848

    Rifiuti - Materiali da demolizione - Natura giuridica - Qualifica di “rifiuto” ex articolo 183, Dlgs 152/2006 - Sussistenza - Qualifica di “sottoprodotto” ex articolo 184-bis, Dlgs 152/2006 - Insussistenza - Condizione dell’origine da processo produttivo - Mancanza - Gestione senza autorizzazione prevista per i rifiuti - Reato ex articolo 256, Dlgs 152/2006 - Sussistenza

  • Sentenza Corte di Cassazione 22 febbraio 2018, n. 8549

    Rifiuti - Materiali edili - Raggruppamento - Deposito temporaneo - Condizioni ex articolo 183, comma 1, lettera bb) Dlgs 152/2006 - Soddisfazione - Onere della prova - Grava su produttore - Messa in riserva ex articolo 183, comma 1, lettera aa), Dlgs 152/2006 - Assenza di autorizzazione - Gestione illecita rifiuti ex articolo 256, Dlgs 152/2006 - Sussistenza

  • Sentenza Corte di Cassazione 12 febbraio 2018, n. 6731

    Batterie esauste - Trasporto senza autorizzazione verso isola ecologica - Intenzione di disfarsene - Integrata - Nozione di rifiuto ex articolo 183, Dlgs 152/2006 - Sussistenza - Finalità di trarre profitto dalla vendita - Irrilevanza

  • Sentenza Corte di Cassazione 24 gennaio 2018, n. 3299

    Rifiuto - Nozione - Articolo 183, comma 1, lettera a), Dlgs 152/2006 - Verifica - Elementi di carattere obiettivo - Interpretazione soggettiva - Inaccettabilità - Utilizzazione economica attraverso cessione a titolo oneroso - Irrilevanza

  • Sentenza Corte di Cassazione 16 gennaio 2018, n. 1572

    Rifiuti - Accumulo sul luogo di lavoro - Deposito temporaneo - Configurabilità - Articolo 183, Dlgs 152/2006 - Condizioni - Concorrenza -  Prova - Onere del produttore - Sussistenza

  • Sentenza Corte di Cassazione 9 gennaio 2018, n. 223

    Rifiuti - Materiali da demolizione - Individuazione del produttore dei rifiuti ex articolo 183, Dlgs 152/2006 - In caso di contratto di appalto lavori edili - Appaltatore - Sussistenza - Responsabilità per gestione illecita rifiuti ex articolo 256, Dlgs 152/2006 - Integrazione

  • Sentenza Corte di Cassazione 22 novembre 2017, n. 53136

    Rifiuti - Fresato di asfalto - Qualifica come sottoprodotto - Articolo 184-bis, Dlgs 152/2006 - Definizione di trattamento ex articolo 2, Dlgs 36/2003 - Nozione di normale pratica industriale limitata agli interventi ordinariamente effettuati nel processo produttivo - Articolo 6, Dm 264/2016 - Certezza del riutilizzo richiesta dal momento della produzione - Condizione "implicita" del sistema - Reato di attività organizzate per il traffico illecito di rifiuti - Articolo 260, Dlgs 152/2006 - Conseguimento dell'ingiusto profitto nel caso di vantaggio non patrimoniale e/o di risparmio sui costi aziendali - Configurabilità

  • Sentenza Corte di Cassazione 7 novembre 2017, n. 50629

    Acque - Depuratore - Mancato efficientamento trincee drenanti - Ruscellamento reflui - Nozione di scarico - Articolo 183, lettera hh, Dlgs 152/2006 - Soluzione di continuità - Reato - Articolo 256, comma 1, Dlgs 152/2006 - Smaltimento non autorizzato di rifiuti liquidi  - Applicabilità - Articolo 137, comma 11, Dlgs 152/2006 - Violazione divieti di scarico - Non applicabile

  • Sentenza Corte di Cassazione 20 ottobre 2017, n. 48334

    Rifiuti -  Attività di costruzione e demolizione - Deposito temporaneo ex articolo 183, comma 1, lettera bb), Dlgs 152/2006 - Soddisfacimento condizioni - Onere della prova - Incombe sul produttore - Non soddisfazione - Deposito illecito ex articolo 256, Dlgs 152/2006 - Sussistenza

  • Sentenza Corte di Cassazione 5 ottobre 2017, n. 45739

    Rifiuti -  Tubi fluorescenti/monitor/ceneri - Deposito temporaneo ex articolo 183, comma 1, lettera bb), Dlgs 152/2006 - Superamento limite temporale - Deposito illecito ex articolo 256, Dlgs 152/2006 - Sussistenza

  • Sentenza Corte di Cassazione 13 settembre 2017, n. 41607

    Sottoprodotti - Evoluzione normativa -  Condizione della certezza del riutilizzo - Nozione ex articolo 184-bis, Dlgs 152/2006 - Nozione ex articolo 183, comma 1, lettera p), Dlgs 152/2006 - Materiali da demolizione -  Destinazione a futura incerta nuova costruzione -  Applicabilità disciplina sottoprodotti - Negazione - Disciplina dei rifiuti- Sussistenza

  • Corte di Cassazione 20 luglio 2017, n. 35779

    Rifiuti - Trasporto e vendita senza autorizzazione ex articolo 212, Dlgs 152/2006 - Definizioni ex articoli 183, Dlgs 152/2006 - Nozione di conferimento - Gestione abusiva di rifiuti ex articolo 256, Dlgs 152/2006 - Non espressamente prevista - Sussistenza

  • Sentenza Corte di Cassazione 14 luglio 2017, n. 34545

    Rifiuti -  Terre e rocce - Autorizzazione impianto estrattivo - Sussistenza - Deposito temporaneo ex articolo 183, comma 1, lettera bb), Dlgs 152/2006 - Luogo deposito distante da impianto - Autorizzazione impianto - Insussistenza - Gestione illecita ex articolo 256, Dlgs 152/2006 - Sussistenza

  • Sentenza Corte di Cassazione 9 giugno 2017, n. 28693

    Residui di lavorazione del marmo - Natura di rifiuto - Affermazione - Applicazione del regime giuridico più favorevole relativo al “sottoprodotto” - Prova della sussistenza dei presupposti previsti dalla legge - Articolo 184-bis, Dlgs 152/2006 - Soggetto interessato - Onere della prova - Sussistenza

  • Sentenza Corte di Cassazione 9 maggio 2017, n. 22260

    Rifiuti urbani - Raccolta differenziata - Centri di raccolta - Dm 8 aprile 2008 - Individuazione caratteristiche e funzioni - Non rispondenza - Disciplina generale sui rifiuti - Applicabilità

  • Sentenza 3 maggio 2017, n. 2016

    Territorio - Realizzazione di pannelli fonoassorbenti durante un tratto autostradale - Valutazione di impatto ambientale Dlgs 152/2006 - Applicabilità - Esclusione - Caratteristica dell'opera - Manutenzione straordinaria - Applicabilità del Dm 1444/1968 sulle distanze tra edifici - Esclusione

  • Sentenza Corte di Cassazione 26 aprile 2017, n. 19594

    Rifiuti - Ecopiazzole - Qualifica come centro di raccolta - Caratteristiche morfologiche e funzionali normativamente individuate - Dm 8 aprile 2008 - Violazione - Deposito incontrollato - Articolo 256, comma 2, Dlgs 152/2006 - Sanzionabilità

  • Sentenza Corte di Cassazione 21 aprile 2017, n. 19206

    Rifiuti - Definizione ex articolo 183, comma 1, Dlgs 152/2006 - Interpretazione estensiva - Necessità - Intenzione di disfarsi - Sulla scorta di dati obiettivi che definiscono tale la condotta del detentore - Sussistenza - Valutazione soggettiva della natura dei materiali da classificare - Irrilevanza - Gestione illecita ex Dlgs 172/2008 - Integrazione

  • Sentenza Corte di Cassazione 31 marzo 2017, n. 16441

    Rifiuti - Deposito temporaneo - Condizioni ex articolo 183, comma 1, lettera bb), Dlgs 152/2006 - Luogo di produzione coincide con luogo di deposito -  Materiali da demolizione - Cantiere e luogo di deposito - Non coincidenza - Collegamento funzionale - Insussistenza - Deposito incontrollato ex articolo 256, comma 1, Dlgs 152/2006 - Sussistenza

  • Sentenza Corte di Cassazione 15 febbraio 2017, n. 7160

    Rifiuti - Autorizzazione messa in riserva cavi elettrici - Operazione prodromica al recupero ex articolo 183, Dlgs 152/2006 -  Separazione meccanica conduttore/guaina - Rientra nell’autorizzazione - Reato di gestione illecita di rifiuti ex articolo 256, Dlgs 152/2006 - Insussistenza

  • Sentenza Corte di Cassazione 6 febbraio 2017, n. 5442

    Residui di falegnameria - Nozione di rifiuto - Rientrano - Articolo 183, Dlgs 152/2006 - Elementi positivi ed elementi negativi - Rilevanza della volontà/necessità del detentore di disfarsi dei residui  - Mera cessione a terzi a titolo oneroso - Qualifica di rifiuto - Sussistenza

  • Sentenza Corte di Cassazione 30 gennaio 2017, n. 4197

    Rifiuti - Deposito temporaneo - Articolo 183, Dlgs 152/2006 - Natura eccezionale e derogatoria - Produttore - Onere della prova - Sussistenza

  • Sentenza Corte di Cassazione 16 novembre 2016, n. 48316

    Rifiuti - Definizione - Articolo 183, comma 1, lettera a), Dlgs 152/2006 - Significato del termine "disfarsi" - Interpretazione estensiva - Valutazione soggettiva - Non accettabilità

  • Sentenza Corte di Cassazione 25 ottobre 2016, n. 44900

    Rifiuti - Soggetto privato non titolare di impresa - Movimentazione sul proprio fondo di rifiuti edili per realizzare un argine - Nozione di raccolta e recupero di rifiuti - Articolo 183, Dlgs 152/2006 - Rientra - Mancata autorizzazione - Reato di gestione non autorizzata di rifiuti - Articolo 256, comma 1, Dlgs 152/2006 - Sussistenza

  • Sentenza Tar Veneto, 13 luglio 2016, n. 772

    Rifiuti - Nozione di produttore ex articolo 183, Dlgs 152/2006 - Differenza fra produttore iniziale e nuovo produttore - Alterazione natura rifiuto - Sussistenza - Responsabilità nuovo produttore - Sussistenza

  • Sentenza Consiglio di Stato 11 luglio 2016, n. 3081

    Energia - Autorizzazione unica - Articolo 12, Dlgs 387/2003 - Impianti a fonti rinnovabili - Procedimento per valutare se sottoporre l'impianto a verifica di assoggettabilità a Via - Articolo 20, Dlgs 152/2006 - Condizioni - Rispetto da parte dell'Autorità competente dei tempi del procedimento - Necessità

  • Sentenza Corte di Cassazione Sezioni Unite 13 aprile 2016, n. 15453

    Via - Impianti eolici - Assoggettabilità - Legge 116/2014 - Modifiche al Dlgs 152/2006 - Applicabilità della procedura di verifica di assoggettabilità a Via indipendentemente dalle soglie - In caso di potenziale notevole pregiudizio sull'ambiente secondo i criteri dell'allegato V, Parte II, Dlgs 152/2006 - Necessità

  • Sentenza Consiglio di Stato 25 marzo 2016, n. 1239

    Valutazione di impatto ambientale - Procedimento di Via - Termine di conclusione - Articolo 20, Dlgs 152/2006 - Natura - Perentorietà - Insussistenza - Risarcimento del danno da ritardo - Condizioni - Limiti

  • Sentenza Corte di Cassazione 20 gennaio 2016, n. 13736 (data udienza)

    Rifiuti - Trasporto oggetti (lavatrice, cucina, vasca da bagno) - Nozione di rifiuto -  Accertamento ex articolo 183, comma 1, lettera a), Dlgs 152/2006 - Necessità - Onere della prova -  Motivazione– Giudice di merito - Necessità

  • Sentenza Corte Costituzionale 5 novembre 2015, n. 215

    Energia - Linee elettriche - Modifiche di scarsa entità - Autorizzazione - Legge regionale Veneto 30/2014 - Attività libera - Conseguenze - Esclusione da valutazione di impatto ambientale - Allegato IV, Parte II, Dlgs 152/2006 - Illegittimità costituzionale

  • Sentenza Corte di Cassazione 26 ottobre 2015, n. 42958

    Liquami fosse settiche - Lavaggio autocisterne utilizzate per trasporto - Scarichi confluiti in vasche - Normativa sui rifiuti - Applicabile - Operazione di filtraggio - "Trattamento" dei rifiuti - Articolo 183, Dlgs 152/2006 - Rientra - Raggruppamento temporaneo dei rifiuti da pulizia manutentiva delle reti fognarie - Articolo 230, comma 5, Dlgs 152/2006 - Inapplicabilità

  • Sentenza Corte di Cassazione 22 ottobre 2015, n. 44631 (data udienza)

    Rifiuti - Deposito temporaneo ex articolo 183, lettera bb), Dlgs 152/2006 - Testo novellato dalla legge 152/2015 - Condizione dell'omogeneità dei rifiuti - Necessità - Inosservanza - Insussistenza - Deposito illecito ex articolo 256, comma 2, Dlgs 152/2006 - Sussistenza

  • Sentenza Corte di Cassazione 13 ottobre 2015, n. 41076

    Rifiuti - Pastello di piombo - Natura di rifiuto pericoloso - Qualifica come materia prima secondaria -  Cessazione della qualifica di rifiuto - Articolo 184-ter, Dlgs 152/2006 - Previa sottoposizione a recupero - Normativa nazionale applicabile - Allegato 1, Dm 161/2012 - Verifica rispetto parametri - Necessità

  • Sentenza Corte di Cassazione 13 ottobre 2015, n. 41056

    Rifiuti - Deposito temporaneo ex articolo 183, lettera bb), Dlgs 152/2006 - Condizione del luogo di produzione - Raggruppamento su area pubblica non collegata ad esso - Insussistenza -  Deposito incontrollato ex articolo 256 Dlgs 152/2006 - Responsabilità - Sussistenza

  • Sentenza Consiglio di Stato 13 ottobre 2015, n. 4712

    Via - Articolo 20, Dlgs 152/2006 - Realizzazione di un parco eolico - Procedimento - Articolo 12, Dlgs 387/2003 - Conclusione - Applicabilità del silenzio-assenso - Esclusione - Norma regionale che lo prevede - Disapplicazione - Legittimità - Sussistenza

  • Sentenza Corte di Cassazione 6 ottobre 2015, n. 40109

    Rifiuti - Sottoprodotti - Articolo 184-bis, Dlgs 152/2006 - Normale pratica industriale - Operazioni che non fanno perdere identità e caratteristiche - Rientrano - Operazioni di recupero completo - Non rientrano - Rifiuto classificato dal produttore - Natura di sottoprodotto - Esclusa

  • Sentenza Corte di Cassazione 28 luglio 2015, n. 33028

    Inerti da demolizione - Natura di rifiuto - Articolo 184, Dlgs 152/2006 - Sussistenza - Qualifica come sottoprodotto - Articolo 184-bis, Dlgs 152/2006 - Impossibilità - Utilizzo come sottofondo stradale - Deposito temporaneo - Articolo 183, Dlgs 152/2006 - Non configurabilità - Gestione non autorizzata di rifiuti - Sanzionabilità

  • Sentenza Corte di Cassazione 8 luglio 2015, n. 29069

    Rifiuti - Definizione - Articolo 183, comma 1, lettera a), Dlgs 152/2006 - Nozione di tipo funzionale - Concetto del "disfarsene" - Condotta del detentore - Modalità di deposito - Rilevanza

  • Sentenza Corte di Cassazione 11 maggio 2015, n. 19360

    Rifiuti – Sequestro preventivo ex articolo 321, Codice procedura penale – Compatibilità con attività di smaltimento e bonifica ex articolo 183, Dlgs 152/2006- Sussistenza -

  • Sentenza Corte di Cassazione 21 aprile 2015, n. 16623

    Rifiuti – Stato liquido – Differenza con Acque di scarico - Articoli 74, comma 1, lettera ff); 183, comma 1, lettera hh); 185, comma 2, lettera a) Dlgs 152/2006 – Mancanza continuità collettamento –Sussistenza

  • Sentenza Corte di Cassazione 15 aprile 2015, n. 15447

    Rifiuti – Nozione – Protesi dentarie destinate al trattamento per estrazione metalli nobili – Sussistenza ex articolo 183, comma 1 lettera a) Dlgs 152/2006 – Gestione in assenza di autorizzazione ex articolo 256, comma 1, Dlgs 152/2006  – Sussistenza

  • Sentenza Corte di Cassazione 19 marzo 2015, n. 11492

    Rifiuti - Deposito temporaneo ex articolo 183, lettera bb) Dlgs 152/2006 - Categorie omogenee - Nozione - Coincidenza con classificazione “Cer”- Sussiste - Rilevanza per gestione illecita  ex articolo 256, comma 1, Dlgs 152/2006 -  Sussiste

  • Sentenza Corte di Cassazione 16 marzo 2015, n. 11029

    Rifiuti - Qualifica di produttore ex articolo 183, Dlgs 152/2006 – In capo a soggetto appaltatore – Sussistenza – Assenza di autorizzazioni per la gestione – Responsabilità ex articolo 256, Dlgs 152/2006 - Sussistenza

  • Sentenza Corte di Cassazione 23 febbraio 2015, n. 7899

    Rifiuti - Sale residuato dalla salagione delle carni - Cessione al Comune per riutilizzo come antighiaccio stradale - Nozione di sottoprodotto - Articolo 184-bis, Dlgs 152/2006 -  Conformità

  • Sentenza Corte di Cassazione 19 febbraio 2015, n. 7386

    Rifiuti - Deposito "incontrollato" - Articolo 256, comma 1, Dlgs 152/2006 - Permanenza - Centri di raccolta - Stoccaggio di rifiuti alla rinfusa - Non rientra - Autorizzazione regionale - Necessaria

  • Sentenza Corte di Cassazione 10 febbraio 2015, n. 5916

    Rifiuti – Produttore ex articolo 183, comma 1, lettera f) Dlgs 152/2006 – Nozione – articolo 188, DLgs 152/2006 – qualificazione in senso giuridico e in senso materiale – Appaltatore e subappaltatore -  Attività di gestione illecita – Sussistenza – Deposito temporaneo con cernita effettuata da terzi – Inconfigurabilità

  • Sentenza Corte di Cassazione 4 febbraio 2015, n. 5178

    Rifiuti  - Terre e rocce da scavo - Deposito temporaneo - Articolo 183 Dlgs 152/2006 - Continuità normativa - Sussistenza

  • Sentenza Corte di Cassazione 28 gennaio 2015, n. 3943

    Rifiuti - Alghe miste ad altri rifiuti non organici - Spostamento dalla battigia - Interramento - Regime di deroga - Articolo 39, comma 11, Dlgs 205/2010 - Non rientra - Discarica abusiva - Articolo 256, comma 3, Dlgs 152/2006 - Sussiste

  • Sentenza Corte di Cassazione 23 gennaio 2015, n. 3204

    Rifiuti - Raccolta - Nozione - Articolo 183, Dlgs 152/2006 - Natura complessa e comprensiva - Comportamento idoneo a culminarre nell'accorpamento e nel trasporto - Rientra - Violazione prescrizioni amministrative - Articolo 256, comma 1, Dlgs 152/2006 -  Reato - Sussiste

  • Sentenza Corte di Cassazione 15 gennaio 2015, n. 1721

    Rifiuti - Scarti di origine animale destinati allo smaltimento - Regolamento 1774/2002/Ce - Applicabilità - Qualifica degli scarti come sottoprodotti - Articolo 183, Dlgs 152/2006 - Richiesta - Trasformazione non inclusa nella destinazione originaria - Non rientra

  • Sentenza Corte di Cassazione 19 dicembre 2014, n. 52773

    Rifiuti - Definizione di rifiuto - Arrticolo 183, Dlgs 152/2006 - Valutazione soggettiva - Inaccettabile - Qualificazione sulla scorta di dati obiettivi - Rileva - Abbandono di rifiuti - Reato - Articolo 256, comma 2, Dlgs 152/2006 - Attività economica di fatto - Rientra

  • Sentenza Corte di Cassazione 2 dicembre 2014, n. 50309

    Rifiuto - Definizione - Articolo 183, Dlgs 152/2006 - Concetto del "disfarsi" - Ottica del produttore/detentore - Anche attraverso il recupero - Interesse di altri allo sfruttamento - Non rileva - Nozione di sottoprodotto - Articolo 184-bis, Dlgs 152/2006 - Destinazione al riutilizzo certa sin dall'inizio - Richiesta

  • Sentenza Consiglio di Stato 14 ottobre 2014, n. 5092

    Valutazione di impatto ambientale - Energia - Impianti eolici - Verifica di assoggettamento a Via -Valutazione impatti cumulativi degli impianti - Necessità

  • Sentenza Corte di Cassazione penale 7 ottobre 2014, n. 41692

    Rifiuti - Deposito temporaneo - Articolo 183, Dlgs 152/2006 - Requisito principale - Raggruppamento dei rifiuti prima della raccolta nel luogo di produzione - Conservazione dei rifiuti - Modalità adeguate allo scopo - Principio di precauzione - Applicabile

  • Sentenza Corte di Cassazione 23 settembre 2014, n. 38676

    Rifiuti - Deposito temporaneo - Definizione - Articolo 183, Dlgs 152/2006 - Luogo di produzione dei rifiuti - Luogo nella disponibilità del produttore funzionalmente collegato al luogo di produzione - Rientra

  • Sentenza Corte di Cassazione 16 settembre 2014, n. 37843

    Rifiuti - Deposito temporaneo - Articolo 183, Dlgs 152/2006 - Luogo di produzione - Accezione più lata - Area nella disponibilità del produttore e funzionamente collegata al luodo di produzione - Rientra

  • Sentenza Consiglio di Stato 9 settembre 2014, n. 4566

    Energia – Impianti eolici – Regione – Assoggettamento "automatico" a Via – Illegittimità – Sussiste – Screening ambientale – Articolo 20, Dlgs 152/2006 - Su progetto definitivo – Esclusione – Autorizzazione unica – Dlgs 387/2003 – Rispetto termini procedimento - Necessità

  • Sentenza Corte di Cassazione 15 maggio 2014, n. 20223

    Rifiuti - Deposito temporaneo - Definizione - Articolo 183, Dlgs 152/2006 - Necessità che preluda a corretto smaltimento - Registri di carico e scarico - Assenza - Articolo 256, Dlgs 152/2006 - Deposito incontrollato - Rientra

  • Sentenza Corte di Cassazione 13 febbraio 2014, n. 6985

    Rifiuti - Abbandono di rifiuti "alla rinfusa" e non per categorie omogenee - Articolo 183, Dlgs 152/2006 - Deposito temporaneo - Escluso

  • Sentenza Corte di Cassazione 9 dicembre 2013, n. 49327

    Rifiuti - Abbandono in acque superficiali - Articolo 256, comma 2, Dlgs 152/2006 - Posizione proprietario del terreno adiacente al torrente -  Mancata recinzione -  Responsabilità omissiva - Posizione di garanzia - Esclusa

  • Sentenza Corte di Cassazione 22 novembre 2013, n. 46711

    Rifiuti - Articolo 183, Dlgs 152/2006 - Nozione di deposito temporaneo - Differente da abbandono - Attività di controllo - Necessaria

  • Sentenza Corte di Cassazione 19 novembre 2013, n. 46243

    Rifiuti - Materiale bituminoso da scavo - Evidente potere di contaminazione - Non applicabilità della disciplina in materia di terre e rocce da scavo - Mancato rispetto delle condizioni stabilite dall'articolo 184-bis, Dlgs 152/2006 per la qualifica come sottoprodotto - Applicabilità norme sui rifiuti - Trasporto non autorizzato - Sequestro mezzo - Articolo 259, Dlgs 152/2006 - Legittimità

  • Sentenza Corte di Cassazione 13 settembre 2013, n. 37547

    Rifiuti da costruzione e demolizione - Appalto - Doveri di controllo del committente - Rifiuti - Non rientrano - Appaltatore - Funzione di garanzia sul corretto smaltimento - Sussiste

  • Sentenza Corte di Cassazione 8 febbraio 2013, n. 6295

    Rifiuti - Deposito temporaneo - Requisiti - Sussistenza - Onere della prova

  • Sentenza Corte di Cassazione 14 gennaio 2013, n. 1690

    Centri di raccolta - Dlgs 4/2008 e Dm 8 aprile 2008 - Definitiva delimitazione -  Violazione di legge e delle condizioni previste - Applicazione disciplina generale sui rifiuti - Sussiste - Regime transitorio - Escluso

  • Sentenza Corte di Cassazione 9 gennaio 2013, n. 1148

    Rifiuti -  Articolo 183, comma 1, lett. bb), Dlgs 152/2006 - Deposito temporaneo - Assenza anche di uno solo dei requisiti - Qualificazione giuridica

  • Sentenza Corte di Cassazione 31 agosto 2012, n. 33588

    Impianti a biogas - Articolo 184-bis, Dlgs 152/2006 - Digestato - Natura - Sottoprodotto - Condizioni

  • Sentenza Corte di Cassazione 17 luglio 2012, n. 28609

    Rifiuti - Pastazzo di agrumi - Mangime per animali - Nozione di sottoprodotto - Articolo 184-bis del Dlgs 152/2006 - Stoccaggio - Fenomeni degenerativi - Esclusi

  • Sentenza Corte di Cassazione 31 maggio 2012, n. 21032

    Rifiuti - Dlgs 152/2006 - Deposito temporaneo - Luogo di produzione dei rifiuti - Contiguità e disponibilità - Necessaria - Violazione paesaggistica - Reato di pericolo

  • Sentenza Corte di Cassazione 11 maggio 2012, n. 17819

    Rifiuti - Dlgs 152/2006 - Deposito temporaneo - Stoccaggio - Requisiti - Differenze

  • Sentenza Corte di Cassazione 10 maggio 2012, n. 17460

    Rifiuti - Movimentazione - Trasporto - Articolo 183, Dlgs 152/2006 - Differenze e conseguenze ai fini autorizzatori - Deposito temporaneo - Regime derogatorio - Articoli 183 e 230, Dlgs 152/2006 - Condizioni

  • Sentenza Corte di Cassazione 8 maggio 2012, n. 16988

    Rifiuti – Dlgs 152/2006 – Deposito temporaneo –  Durata massima

  • Sentenza Corte di Cassazione 3 aprile 2012, n. 12476

    Rifiuti allo stato liquido - Articolo 74, Dlgs 152/2006 - Stoccaggio - Acque reflue - Requisiti - Differenze

  • Sentenza Corte di Cassazione 22 febbraio 2012, n. 7002

    Inerti da demolizione - Dlgs 152/2006 - Natura di rifiuti speciali - Continuità normativa - Sussiste

  • Sentenza Consiglio di Stato 24 novembre 2011, n. 6221

    Comunicazione per recupero di rifiuti in forma semplificata - Dlgs 152/2006 - Rinnovo per modifica sostanziale - Verifica di "screening" Via - Protezione ambientale - Deroga "implicita" - Esclusa

  • Ordinanza Corte Costituzionale 21 ottobre 2011, n. 276

    Rifiuti - Vinacce esauste - Classificazione come sottoprodotti - Introduzione di una presunzione assoluta di esclusione dalla categoria dei rifiuti - Non sussiste

  • Sentenza Corte di Cassazione 17 ottobre 2011, n. 37483

    Rifiuti - Dlgs 152/2006 - Abbandono - Discarica abusiva

  • Sentenza Corte di Cassazione 13 ottobre 2011, n. 36979

    Deposito non controllato di rifiuti - Dlgs 152/2006 - Deposito temporaneo - Requisiti - Scarichi di acque reflue industriali - Autorizzazioni

  • Sentenza Corte di Cassazione 26 settembre 2011, n. 34753

    Rifiuti - Dlgs 152/2006 - Fanghi riutilizzati previa macinazione - Nozione di sottoprodotto - Allargamento ex Dlgs 205/2010 - Sussiste

  • Sentenza Corte di Cassazione 28 luglio 2011, n. 28890

    Rifiuti - Dlgs 152/2006 - Stoccaggio - Deposito incontrollato - Definizioni

  • Sentenza Corte di Cassazione 26 luglio 2011, n. 29894

    Rifiuti - Dlgs 152/2006 - Deposito incontrollato di rifiuti - Deposito temporaneo - Sussistenza di tutti i presupposti di legge - Onere della prova

  • Sentenza Corte di Cassazione 19 luglio 2011, n. 28734

    Rifiuti - Dlgs 152/2006 - Sottoprodotti - Requisiti - Residui attività di cava - Deposito

  • Sentenza Corte di Cassazione 18 luglio 2011, n. 28204

    Rifiuti - Deposito temporaneo - Nozione - Luogo di produzione - Altri siti nella disponibilità dell'impresa - Collegamento funzionale - Necessario

  • Sentenza Corte di Cassazione 9 maggio 2011, n. 17864

    Ecopiazzole - Dlgs 152/2006 - Autorizzazione regionale - Verifica requisiti - Non presenti -

  • Sentenza Corte di Cassazione 13 aprile 2011, n. 16727

    Materiali di demolizione - Dlgs 152/2006 - Rientrano nel novero dei rifiuti - Discipline più favorevoli - Sottoprodotti - Presupposti

  • Sentenza Corte di Cassazione 24 marzo 2010, n. 11260

    Abbandono di rifiuti  - Nozione di rifiuto - Articolo 183, Dlgs 152/2006 - Individuazione - Definizione "aperta" di rifiuto

  • Sentenza Corte di Cassazione 16 febbraio 2010, n. 6266

    Rifiuti solidi - Deposito temporaneo - Volume occupato - Spazi vuoti - Non contano

  • Sentenza Corte Costituzionale 28 gennaio 2010, n. 28

    Qualificazione delle ceneri di pirite come sottoprodotti - Presunzione assoluta - Illegittimità

  • Sentenza Corte di Cassazione 11 gennaio 2010, n. 773

    Rifiuti - Dlgs 152/2006 - Riutilizzo della sansa di oliva disoleata quale combustibile

  • Sentenza Corte di Cassazione 19 novembre 2009, n. 44457

    Rifiuti non pericolosi - Dlgs 152/2006 - Deposito incontrollato -  Cantiere - Responsabilità del direttore dei lavori - Obbligo di vigilanza - Non sussiste

  • Sentenza Corte di Cassazione 12 ottobre 2009, n. 39727

    Rifiuti - Dlgs 152/2006 - Rottami ferrosi - Natura di rifiuto - Disciplina applicabile - Sottoprodotto - Esclusione

  • Sentenza Corte di Cassazione 9 dicembre 2008, n. 45447

    Rifiuti - Dlgs 152/2006 - Deposito temporaneo - Luogo di produzione  - Nozione

  • Sentenza Corte di Cassazione 7 novembre 2008, n. 41836

    Rifiuti - Inerti da demolizione - Classificazione - Articolo 184, Dlgs 152/2006 - Sottoprodotti - Caratteristiche - Spezzoni di marmo - Materie prime secondarie - Non rientrano

  • Sentenza Corte di Cassazione 4 luglio 2008, n. 27073

    Rifiuti - Dlgs 152/2006 - Deposito temporaneo - Requisiti - Deposito per categorie omogenee - Necessità

  • Sentenza Corte di Cassazione 19 febbraio 2008, n. 7466

    Rifiuti - Dlgs 152/2006 - Nozione - Inerti da demolizione - Terre e rocce da scavo - Differenze

  • Sentenza Corte di Cassazione 11 febbraio 2008, n. 6443

    Rifiuti - Smaltimento - Responsabile organizzazione - Posizione di garanzia - Sussiste

  • Sentenza Corte di Cassazione 11 gennaio 2008, n. 1188

    Rifiuti - Dlgs 152/2006 - Riutilizzo - Condizioni - Dm 5 febbraio 1998 - Disciplina rifiuti - Applicabilità

  • Sentenza Corte di Cassazione 28 novembre 2007, n. 44295

    Rifiuti - Dlgs 152/2006 - Materiali di risulta lavorazione marmo - Riutilizzo - Requisiti - Accumulo per lungo periodo - Discarica abusiva - Configurabilità - Sussiste

  • Sentenza Corte di Cassazione 26 novembre 2007, n. 43849

    Rifiuti - Dlgs 152/2006 - Smaltimento - Nozione - Scarico rifiuti solidi nelle acque - Rientra

  • Sentenza Corte di Cassazione 16 ottobre 2007, n. 38514

    Rifiuti - Dlgs 152/2006 - Materiali da demolizione - Recupero - Confine tra bene e rifiuto

  • Sentenza Corte di Cassazione 27 settembre 2007, n. 35662

    Rifiuti - Luogo di produzione - Deposito temporaneo - Legame funzionale - Necessario

  • Sentenza Corte di Cassazione penale 9 settembre 2007, n. 33866

    Rifiuti - Manutenzione infrastrutture - Deposito temporaneo - Autorizzazione - Necessità - Esclusa

  • Sentenza Corte di Cassazione 7 agosto 2007, n. 32207

    Scarti di produzione - Disciplina ex Dlgs 152/2006 - Classificazione quale "rifiuto" effettuata ab origine dal produttore - Successiva applicabilità del regime sui sottoprodotti - Esclusione

  • Sentenza Corte di Cassazione 21 giugno 2007, n. 24481

    Rifiuti - Residui contenuti in autocisterne - Estrazione in impianto di lavaggio - Raccolta in vasche per avvio a successivo smaltimento - Natura di rifiuto liquido - Sussistenza - Produttore del rifiuto - Trasportatore - Sussistenza - Luogo di produzione - Impianto di autolavaggio - Insussistenza - Applicabilità disciplina su scarichi acque - Assenza di convoglio tramite condotta - Esclusione - Dlgs 22/1997 (ora Dlgs 152/2006, articoli 183 e 185)

  • Sentenza Corte di Cassazione 19 giugno 2007, n. 23787

    Materiali provenienti dallo scavo delle strade - Disciplina ex Dlgs 152/2006 - Natura di rifiuti - Sussiste - Assimilazione alle terre e rocce da scavo ex articolo 186, medesimo Dlgs - Esclusa

  • Sentenza Corte di Cassazione 18 giugno 2007, n. 23792

    Rifiuti - Deposito temporaneo - Luogo diverso da quello di produzione - Abbandono - Sussistenza

  • Sentenza Corte di Cassazione 10 giugno 2007, n. 23789

    Rifiuti - Gestione illecita - Deposito non autorizzato - Effettuato dall'appaltatore - Proprietario del suolo - Concorso nel reato - Sussistenza

  • Sentenza Corte di Cassazione 4 maggio 2007, n. 16955

    Rifiuti - Dlgs 152/2006 - Deposito temporaneo -  Condizioni - Raggruppamento prima della raccolta nel medesimo luogo di produzione

  • Sentenza Corte di Cassazione 19 aprile 2007, n. 15989

    Reati connessi alla gestione dei rifiuti - Commessi da dipendenti della società - Legale rappresentante - Responsabilità - Culpa in vigilando - Configurabilità

  • Sentenza Corte di Cassazione 19 aprile 2007, n. 15997

    Rifiuti - Deposito temporaneo - Alternatività tra criterio temporale e criterio quantitativo - Nuovo Dlgs 152/2006 - Sussiste

  • Sentenza Corte di Cassazione penale 18 aprile 2007, n. 15562

    Rifiuti - Materie residuali dalla lavorazione del marmo - Trasformazione preliminare prima del riutilizzo - Riconoscimento della qualifica di Mps o sottoprodotto - Non rientra

  • Sentenza Corte di Cassazione 11 aprile 2007, n. 14557

    Rifiuti - Sottoprodotti - Nozione - Normativa comunitaria - Necessità del riutilizzo nel medesimo ciclo produttivo - Normativa nazionale - Dlgs 152/2006 - Contrasto con normativa comunitaria - Sussiste

  • Sentenza Corte di Cassazione 4 aprile 2007, n. 13754

    Rifiuti - Dlgs 152/2006 - Sansa di olive - Necessità di trasformazione preliminare per riutilizzo - Natura di sottoprodotto - Esclusa

  • Sentenza Corte di Cassazione 9 marzo 2007, n. 10262

    Rifiuti - Residui - Riutilizzo - Regime dei sottoprodotti - Ex Dlgs 152/2006 - Prova della mancanza di dannosità per l'ambiente - Onere a carico del soggetto che riutilizza - Sussiste

  • Sentenza Corte di Cassazione 9 marzo 2007, n. 10259

    Rifiuti - Ecopiazzole - Attività di stoccaggio di rifiuti - Necessità dell'autorizzazione - Sussiste

  • Sentenza Corte di Cassazione 9 marzo 2007 n. 10264

    Rifiuti - Residui di processo produttivo - Necessità di trasformazione per successivo riutilizzo - Natura di rifiuti - Ex Dlgs 22/1997 ed ex Dlgs 152/2006 - Sussiste

  • Sentenza Corte di Cassazione 22 febbraio 2007, n. 7285

    Rifiuti - Ecopiazzole - Attività di stoccaggio - Legittimità del sequestro preventivo - Sussiste

  • Sentenza Corte di Cassazione 19 gennaio 2007, n. 1340

    Rifiuti - Produttore di rifiuti - Definizione

  • Sentenza Corte di Cassazione 30 novembre 2006, n. 39544

    Rifiuti - Deposito temporaneo - Alternatività tra criterio temporale e criterio quantitativo - Nuovo Dlgs 152/2006 - Sussiste

  • Sentenza Corte di Cassazione 15 novembre 2006, n. 37401

    Basolato di pietra - Necessaria attività di cernita e selezione prima del riutilizzo - Materie prime secondarie - Non rientra

  • Sentenza Corte di Cassazione 20 ottobre 2006, n. 35219

    Sottoprodotto - Dlgs 152/2006 - Natura - Mancanza certezza requisito riutilizzo materiale - Esclusa - Necessità riscontri oggettivi - Prova testimoniale - Insufficienza

  • Sentenza Corte di Cassazione 9 ottobre 2006, n. 33882

    Nozione di "rifiuto" - ex Dlgs 152/2006 - Materiali da demolizione di edifici - Che necessitano di operazioni di cernita o selezione per poter essere riutilizzati - Vi rientrano - Natura di "materie prime secondarie" - Esclusa

  • Sentenza Corte di Cassazione 21 giugno 2006, n. 21488

    Dlgs 152/2006 - Materiale da dragaggio di porti marittimi - Materiale litoide estratto da corsi d'acqua, bacini idrici ed alvei a seguito di manutenzione disposta dalle autorità competenti - Non rientra

  • Sentenza Consiglio di Stato 2 luglio 2015, n. 3285

    Rifiuti - Deposito temporaneo - All'interno dello stabilimento del produttore iniziale - Autorizzazioni e iscrizioni ex articolo 183, Dlgs 152/2006 - Necessità - Esclusione

  • Sentenza Corte di Giustizia Ue 11 novembre 2004, causa C-457/02

    Direttive 75/442/Cee e 91/156/Cee - Nozione di rifiuti - Residui di produzione o di consumo idonei alla riutilizzazione - Rottami ferrosi

  • Ordinanza Corte di Giustizia Ue 15 gennaio 2004, procedimento C-235/02

    Articolo 104, n. 3, del regolamento di procedura - Direttive 75/442/Cee e 91/156/Cee - Gestione dei rifiuti - Nozione di rifiuto - Coke da petrolio

  • Sentenza Corte di Giustizia Ue 11 settembre 2003, causa C-114/01

    Nozione di rifiuto - Residuo di produzione - Direttiva 75/442/Cee

  • Sentenza Corte di Giustizia Ue 15 giugno 2000, C-418/97 e C-419/97

    Ambiente - Direttive 75/442/Cee e 91/156/Cee - Nozione di rifiuto

  • Sentenza Corte di Giustizia Ue 18 dicembre 1997, causa C-129/96

    Rifiuti - Nozione - Eliminazione - Normativa nazionale - Applicazione -

  • Sentenza Corte di Giustizia Ue 25 giugno 1997, causa C-304/94

    Rifiuti - Eliminazione rifiuti - Normativa comunitaria - Leggi nazionali - Assenza autorizzazione

  • Sentenza Corte di Giustizia Ue 28 marzo 1990, causa C-206/88

    Rifiuti - Nozione - Rifiuti tossici- Continuità normativa


Corte Costituzionale

Sentenza 8 aprile 2010, n. 127

(Gu 14 aprile 2010 n. 15)

Giudizio di legittimità costituzionale in via principale. Ambiente - Norme della Regione Umbria - Gestione integrata dei rifiuti - Attribuzione ai Comuni del compito di rilasciare, rinnovare e modificare l'autorizzazione alla gestione dei Centri di raccolta - Contrasto con la normativa statale sulla gestione dei rifiuti - Violazione della competenza esclusiva dello Stato nella materia "tutela dell'ambiente" - Illegittimità costituzionale in parte qua. - Legge della Regione Umbria 13 maggio 2009, n. 11, art. 7, comma 1, lett. c). - Costituzione, art. 117, secondo comma, lett. s); Dlgs 3 aprile 2006, n. 152, art. 183, comma 1, lett. cc); Dm 8 aprile 2008, art. 2, commi 1 e 4. Ambiente - Norme della Regione Umbria - Gestione integrata dei rifiuti - Esclusione, dalla nozione di "rifiuto", dei "sedimenti derivanti da attività connesse alla gestione dei corpi idrici superficiali, alla prevenzione di inondazioni, alla riduzione degli effetti di inondazioni o siccità, al ripristino dei suoli, qualora sia stato accertato che i materiali non risultino contaminati in misura superiore ai limiti stabiliti dalle norme vigenti" - Contrasto con la normativa statale sulla gestione dei rifiuti - Violazione della competenza esclusiva dello Stato nella materia "tutela dell'ambiente" - Illegittimità costituzionale in parte qua. - Legge della Regione Umbria 13 maggio 2009, n. 11, art. 44. - Costituzione, art. 117, primo e secondo comma, lett. s); direttiva 2006/12/CE del 5 aprile 2006; Dlgs 3 aprile 2006, n. 152, artt. 183, comma 1, lett. a), e 185. Ambiente - Norme della Regione Umbria - Progetti relativi agli impianti mobili per il recupero di rifiuti non pericolosi - Assoggettabilità alla valutazione di impatto ambientale (Via) - Esclusione dalla verifica qualora i progetti trattino quantitativi medi giornalieri complessivamente inferiori a duecento tonnellate e il tempo di permanenza degli impianti mobili sul sito predeterminato per lo svolgimento della campagna di attività non sia superiore a sessanta giorni - Contrasto con la normativa statale concernente la valutazione di impatto ambientale - Violazione della competenza esclusiva dello Stato nella materia "tutela dell'ambiente" - Illegittimità costituzionale in parte qua. - Legge della Regione Umbria 13 maggio 2009, n. 11, art. 46. - Costituzione, art. 117, primo e secondo comma, lett. s); Dlgs 3 aprile 2006, n. 152, art. 20, nonché allegato IV alla parte II, punto 7, lett. zb); direttiva 85/337/Cee del 27 giugno 1985

 

Repubblica italiana

In nome del popolo italiano

 

La Corte costituzionale

composta dai signori: (omissis),

ha pronunciato la seguente

 

Sentenza

nel giudizio di legittimità costituzionale degli articoli 7, lettera c), 44 e 46 della legge della Regione Umbria 13 maggio 2009, n. 11 (Norme per la gestione integrata dei rifiuti e la bonifica delle aree inquinate), promosso dal Presidente del Consiglio dei ministri con ricorso notificato il 10-15 luglio 2009, depositato in cancelleria il 20 luglio 2009 ed iscritto al n. 49 del registro ricorsi 2009.

Udito nell'udienza pubblica del 24 febbraio 2010 il Giudice relatore Alfio Finocchiaro;

udito l'avvocato dello Stato Giuseppe Fiengo per il Presidente del Consiglio dei ministri.

 

Ritenuto in fatto

1. – Con ricorso, notificato alla Regione Umbria il 10-15 luglio 2009, e depositato presso la cancelleria della Corte costituzionale il 20 luglio 2009 (reg. ric. n. 49 del 2009), il Presidente del Consiglio dei ministri ha chiesto a questa Corte di dichiarare l'illegittimità costituzionale degli articoli 7, lettera c), 44 e 46 della legge della Regione Umbria 13 maggio 2009, n. 11 (Norme per la gestione integrata dei rifiuti e la bonifica delle aree inquinate), per violazione dell'articolo 117, primo e secondo comma, lettera s), Cost.

Secondo il ricorrente la suddetta legge regionale, nel disciplinare la bonifica delle aree inquinate e la gestione integrata dei rifiuti, presenterebbe vari aspetti di contrasto con la normativa nazionale e comunitaria relativa alla disciplina dei rifiuti e alla valutazione dell'impatto ambientale.

1.1. – In particolare, l'articolo 7, lettera c), delle citata legge regionale n. 11 del 2009 prevede che il Comune abbia il compito di rilasciare, rinnovare e modificare l'autorizzazione alla gestione dei centri di raccolta.

La disciplina nazionale di settore, costituita dal decreto ministeriale 8 aprile 2008 (Disciplina dei centri di raccolta dei rifiuti urbani raccolti in modo differenziato, come previsto dall'articolo 183, comma 1, lettera cc, del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, e successive modifiche), prevede che il soggetto che gestisce il centro di raccolta debba soltanto essere iscritto all'Albo nazionale dei gestori ambientali e che la sola realizzazione dei citati centri, e non anche la gestione di essi, sia approvata dal Comune territorialmente competente ai sensi della normativa vigente (articolo 2, commi 1 e 4). Pertanto subordinare la gestione di tali centri al preventivo rilascio dell'autorizzazione da parte del Comune, così come disposto nella legge regionale in esame, si porrebbe in contrasto con la citata normativa nazionale, espressione della competenza statale in materia di tutela dell'ambiente di cui all'articolo 117, secondo comma, lettera s), Cost.

1.2. – La norma contenuta nell'articolo 44 della stessa legge regionale esclude poi dal proprio campo di applicazione, tra l'altro, "i sedimenti derivanti da attività connesse alla gestione dei corpi idrici superficiali, alla prevenzione di inondazioni, alla riduzione degli effetti di inondazioni o siccità, al ripristino dei suoli, qualora sia stato accertato che i materiali non risultino contaminati in misura superiore ai limiti stabiliti dalle norme vigenti".

Con tale previsione la Regione opererebbe una illegittima esclusione dalla nozione di "rifiuto" di materiali che rientrano nel campo di applicazione della vigente normativa comunitaria e nazionale di riferimento.

Infatti, la definizione comunitaria, recata dall'articolo 1 della direttiva 5 aprile 2006, n. 2006/12/Ce (Direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio relativa ai rifiuti), recepita nell'ordinamento nazionale dall'articolo 183, comma 1, lettera a), del decreto legislativo n. 3 aprile 2006, n. 152 (Norme in materia ambientale), stabilisce che è rifiuto qualsiasi sostanza o oggetto di cui il detentore si disfi o abbia intenzione o l'obbligo di disfarsi. Sulla base dei principi del diritto comunitario e della consolidata giurisprudenza della Corte di giustizia Ue, non è allora possibile adottare esclusioni generalizzate o presunzioni assolute di esclusione dal campo di applicazione della normativa in materia di rifiuti, ma è necessario effettuare una valutazione, caso per caso, al fine di verificare se l'intenzione del detentore sia quella di disfarsi del bene o della sostanza stessi. Tale principio non può essere derogato dalla Regione, dato il vincolo del rispetto del diritto comunitario derivante dall'articolo 117, primo comma, Cost., e, inoltre, secondo la giurisprudenza costituzionale, sono illegittime norme regionali che escludano da detta categoria taluni materiali.

Ne consegue che la norma in esame, oltre che essere in contrasto con quanto disposto dagli articoli 183, comma 1, lettera a) e 185 del Dlgs n. 152 del 2006, può esporre l'Italia ad una procedura d'infrazione per indebita restrizione del campo di applicazione della direttiva sui rifiuti.

1.3. – L'articolo 46 della legge regionale in oggetto esclude dalla verifica di assoggettabilità alla valutazione di impatto ambientale (d'ora in avanti, Via), di cui all'articolo 20 del d.lgs. n. 152 del 2006, i progetti relativi agli impianti mobili per il recupero di rifiuti non pericolosi mediante operazioni di cui all'allegato C, lettera R5, della parte IV del Dlgs n. 152, anche se rientranti nella tipologia di cui al punto 7, lettera zb), dell'allegato IV alla parte II del citato decreto legislativo, qualora trattino quantitativi medi giornalieri inferiori a duecento tonnellate e il tempo di permanenza degli stessi impianti sul sito predeterminato per lo svolgimento della campagna di attività non sia superiore a sessanta giorni.

Tale deroga risulterebbe in palese contrasto con la normativa statale da ultimo richiamata, che prevede la verifica di assoggettabilità per gli impianti di smaltimento di rifiuti non pericolosi, con capacità superiore a 10 t/giorno, mediante operazioni di cui all'allegato C, lettere da R1 a R9, della parte IV, senza specificare se si tratti di impianti mobili o meno. Peraltro, la Commissione europea, circa l'applicazione della direttiva 27 giugno 1985, n. 85/337/Cee (Direttiva del Consiglio concernente la valutazione dell'impatto ambientale di determinati progetti pubblici e privati) relativamente agli impianti mobili di trattamento rifiuti, ha ribadito, con nota del 17 novembre 2004, prot. Env.D.3/LT/cro D(2004) 532306, che "il carattere mobile e temporaneo di tali impianti non costituisce di per sé motivo di esclusione dalle liste dei progetti elencati negli allegati della direttiva o di considerazione particolare ai fini della qualificazione di un progetto ai sensi della stessa. Pertanto, posto che essi abbiano le caratteristiche per essere considerati come progetti di cui agli allegati I e II, gli impianti mobili di trattamento rifiuti sono assoggettati alle prescrizioni e alle procedure previste dalla direttiva".

Ne conseguirebbe l'illegittimità della normativa regionale in oggetto, per contrasto con la normativa nazionale e comunitaria riguardante i rifiuti e la valutazione di impatto ambientale, con violazione dell'articolo 117, commi primo e secondo, lett. s), Cost.

Non ha svolto attività difensiva in questa sede la Regione Umbria.

 

Considerato in diritto

1. – Il Presidente del Consiglio dei ministri dubita della legittimità costituzionale dell'articolo 7, lettera c) della legge della Regione Umbria 13 maggio 2009, n. 11 (Norme per la gestione integrata dei rifiuti e la bonifica delle aree inquinate), nella parte in cui prevede che il Comune abbia il compito di rilasciare, rinnovare e modificare l'autorizzazione alla gestione dei centri di raccolta, per violazione dell'articolo 117, secondo comma, lettera s), Cost., in quanto porrebbe una disciplina contrastante con quella nazionale di settore, costituita dall'articolo 2, commi 1 e 4, del decreto ministeriale 8 aprile 2008 (Disciplina dei centri di raccolta dei rifiuti urbani raccolti in modo differenziato, come previsto dall'articolo 183, comma 1, lettera cc, del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, e successive modifiche), secondo cui il soggetto che gestisce il centro di raccolta deve solamente essere iscritto all'Albo nazionale dei gestori ambientali e la realizzazione dei citati centri, e non anche la gestione di essi, deve essere approvata dal Comune territorialmente competente ai sensi della normativa vigente.

1.1. – La questione è fondata.

1.2. – L'articolo 7 della legge regionale n. 11 del 2009, enumera le funzioni amministrative dei Comuni nella materia della gestione dei rifiuti urbani. Alla lettera c), oltre alla approvazione della realizzazione dei centri di raccolta o al loro adeguamento alle norme vigenti, sono previsti "rilascio, rinnovo e modifica dell'autorizzazione alla gestione degli stessi". Aggiunge che i centri di raccolta non sono soggetti alle disposizioni di cui all'articolo 208 del d.lgs. 3 aprile 2006, n. 152 (Norme in materia ambientale), che prevede l'autorizzazione unica regionale per gli impianti di smaltimento e di recupero dei rifiuti.

La disciplina nazionale è costituita in primo luogo dall'articolo 183, comma 1, del Dlgs n. 152 del 2006, che, illustrando le definizioni impiegate dalla suddetta norma, alla lettera cc, dopo aver precisato che per "centro di raccolta" s'intende l'"area presidiata ed allestita, senza ulteriori oneri a carico della finanza pubblica, per l'attività di raccolta mediante raggruppamento differenziato dei rifiuti per frazioni omogenee conferiti dai detentori per il trasporto agli impianti di recupero e trattamento", aggiunge che "la disciplina dei centri di raccolta è data con decreto del Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, sentita la Conferenza unificata Stato-Regioni, città e autonomie locali, di cui al decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281". Questa disciplina è stata dettata dal Dm 8 aprile 2008, che all'articolo 1 contiene ulteriore definizione dei centri di raccolta, e all'articolo 2 pone la disciplina amministrativa degli stessi.

La materia dei rifiuti attiene alla potestà legislativa esclusiva statale in materia di tutela ambientale (sentenze n. 10 e 314 del 2009, n. 62 del 2008), e, in tale materia, è consentito allo Stato emanare regolamenti, per esigenze di uniformità (sentenze n. 233 del 2009 e 411 del 2007).

L'articolo 1 del d.m. 8 aprile 2008 definisce i centri di raccolta comunali e intercomunali, come "aree presidiate ed allestite ove si svolge unicamente attività di raccolta, mediante raggruppamento per frazioni omogenee per il trasporto agli impianti di recupero, trattamento e, per le frazioni non recuperabili, di smaltimento, dei rifiuti urbani e assimilati (...) conferiti in maniera differenziata rispettivamente dalle utenze domestiche e non domestiche, nonché dagli altri soggetti tenuti in base alle vigenti normative settoriali al ritiro di specifiche tipologie di rifiuti dalle utenze domestiche".

Nessuna autorizzazione è prevista dalla normativa statale per la gestione dei centri raccolta dei rifiuti urbani: l'articolo 2 Dm 8 aprile 2008, già intitolato "Autorizzazioni e iscrizioni" – e nel quale il termine "autorizzazioni" è stato sostituito con il termine "approvazioni" dal decreto ministeriale 13 maggio 2009 (Modifica del decreto 8 aprile 2008, recante la disciplina dei centri di raccolta dei rifiuti urbani raccolti in modo differenziato, come previsto dall'articolo 183, comma 1, lettera cc, del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, e successive modifiche) – dispone che "la realizzazione dei centri di raccolta di cui all'articolo 1 è approvata dal Comune territorialmente competente ai sensi della normativa vigente" (comma 1), e che "il soggetto che gestisce il centro di raccolta è iscritto all'Albo nazionale gestori ambientali di cui all'articolo 212 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, e successive modifiche" (comma 4).

Occorre ricordare che in assenza di una disciplina chiara, per la semplice raccolta dei rifiuti urbani (in aree dette "ecopiazzole"), che tenesse conto delle peculiari differenze rispetto alle più complesse operazioni di smaltimento e di recupero, si discuteva in passato se fosse richiesta o meno un'autorizzazione.

L'auspicato chiarimento aveva luogo con la riformulazione dell'articolo 183 del Dlgs n. 152 del 2006, per effetto dell'articolo 2, comma 20, del decreto legislativo 16 gennaio 2008, n. 4 (Ulteriori disposizioni correttive ed integrative del Dlgs 3 aprile 2006, n. 152, recante norme in materia ambientale), e, a soli due mesi di distanza, con il citato Dm 8 aprile 2008 del Ministro dell'ambiente. Dal complesso di queste norme deriva che riguardo all'attività di raccolta di rifiuti, finalmente distinta dallo smaltimento e dal recupero, solo la realizzazione dei centri di raccolta è "approvata" dal Comune, mentre non è necessaria l'autorizzazione per la gestione, richiedendosi solo l'iscrizione del gestore all'Albo nazionale dei gestori ambientali di cui all'articolo 212 del Dlgs n. 152 del 2006 (articolo 2, comma 4, del citato decreto ministeriale).

L'approvazione comunale rappresenta un controllo di tipo urbanistico, che riguarda la realizzazione del centro di raccolta, come risulta chiarito dal nuovo testo dell'articolo 2, comma 1, del Dm 8 aprile 2008, come sostituito dal Dm 13 maggio 2009: "la realizzazione o l'adeguamento dei centri di raccolta di cui all'articolo 1 è eseguito in conformità con la normativa vigente in materia urbanistica ed edilizia".

L'attribuzione al Comune dell'ulteriore competenza al rilascio, rinnovo e modifica dell'autorizzazione, come disposta dalla legge regionale impugnata (articolo 7, lett. c), riguardando la gestione dei centri di raccolta, incide allora sulla disciplina dei rifiuti e si pone in contrasto con la normativa statale, che non la prevede.

È pur vero che la rubrica dell'articolo 2 del Dm 8 aprile 2008, intitolata "Autorizzazioni e iscrizioni", poteva ingenerare elementi di equivocità (il termine "autorizzazioni", come detto, è stato sostituito con "approvazioni"). Il testo della norma, tuttavia, non contiene in alcuna parte il termine "autorizzazione".

È vero anche che il comma 8 dell'articolo 2 del decreto ministeriale, nel testo vigente all'epoca dell'emanazione della norma regionale censurata, consentiva ai centri di raccolta che, alla data di entrata in vigore del decreto, fossero autorizzati ai sensi degli articoli 208 o 210 del Dlgs n. 152 del 2006, di continuare ad operare sulla base di tale autorizzazione sino alla scadenza della stessa: si trattava però dell'autorizzazione unica ambientale, di competenza regionale, che certo non avrebbe potuto legittimare l'imposizione dell'obbligo di un titolo ulteriore, di competenza comunale.

Il comma 7 dello stesso Dm 8 aprile 2008, prima delle modifiche apportate dal Dm 13 maggio 2009, consentiva che i centri di raccolta, i quali, alla data di entrata in vigore dello stesso decreto, fossero operanti sulla base di disposizioni regionali o di enti locali, continuassero ad operare, conformandosi alle disposizioni tecniche entro il termine di sessanta giorni dalla data di pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana di una emananda delibera del Comitato nazionale dell'Albo dei gestori ambientali di cui al comma 5. La verifica in ordine all'esistenza, nella normativa regionale previgente in tema di gestione dei rifiuti – costituita dalla legge della Regione Umbria 31 luglio 2002, n. 14 (Norme per la gestione integrata dei rifiuti) – di una norma che subordinasse l'attività di gestione dei centri di raccolta ad autorizzazione comunale, è negativa, prevedendosi solo, fra i compiti della Provincia, il rilascio dell'autorizzazione all'esercizio delle operazioni di smaltimento e di recupero dei rifiuti, anche pericolosi (poi disciplinata dall'articolo 208 del Dlgs n. 152 del 2006: lo stesso Dlgs n. 152, all'articolo 264, ha abrogato il Dlgs n. 22 del 1997), in consonanza all'articolo 19, comma 1, lettera e), del decreto legislativo 5 febbraio 1997, n. 22 (Attuazione della direttiva 91/156/Cee sui rifiuti, della direttiva 91/689/Cee sui rifiuti pericolosi e della direttiva 94/62/Ce sugli imballaggi e sui rifiuti di imballaggio).

Ancor prima, l'articolo 5 della legge della Regione Umbria 24 agosto 1987, n. 44 (Piano regionale per la organizzazione dei servizi di smaltimento dei rifiuti, in attuazione del Dpr 10 settembre 1982, n. 915), prevedeva l'autorizzazione della Giunta regionale (non del Comune) alla installazione (non alla gestione) dei centri di raccolta, in conformità degli strumenti urbanistici.

In conclusione, nessun appiglio poteva trovare il legislatore regionale, nella disciplina statale sui centri di raccolta dei rifiuti urbani, per configurare un obbligo di autorizzazione alla gestione degli stessi.

Ai Comuni non compete, in aggiunta all'approvazione dei centri di raccolta dei rifiuti urbani riguardo alla realizzazione di essi, l'autorizzazione alla gestione (sull'illegittimità di norme regionali in tema di rifiuti, configuranti competenze in contrasto con la disciplina statale, sentenza n. 378 del 2007). Pertanto, subordinare la gestione di tali centri al preventivo rilascio di un'autorizzazione da parte del Comune, così come disposto dall'articolo 7, comma 1, lettera c), legge regionale n. 11 del 2009, si pone in contrasto con la normativa nazionale rappresentata dal Dm 8 aprile 2008, emesso in attuazione dell'articolo 183, comma 1, lettera c), del Dlgs n. 152 del 2006, che è espressione della competenza statale in materia di tutela dell'ambiente di cui all'articolo 117, secondo comma, lettera s), Cost.

La norma regionale va quindi dichiarata costituzionalmente illegittima nella parte in cui attribuisce ai Comuni la funzione di "rilascio, rinnovo e modifica dell'autorizzazione alla gestione" dei centri di raccolta.

2. – Il Presidente del Consiglio dei ministri dubita poi della legittimità costituzionale dell'articolo 44 della stessa legge della Regione Umbria, nella parte in cui esclude dal proprio campo di applicazione, tra l'altro, i sedimenti derivanti da attività connesse alla gestione dei corpi idrici superficiali, alla prevenzione di inondazioni, alla riduzione degli effetti di inondazioni o siccità, al ripristino dei suoli, qualora sia stato accertato che i materiali non risultino contaminati in misura superiore ai limiti stabiliti dalle norme vigenti, per violazione dell'articolo 117, primo e secondo comma, lettera s), Cost., perchè porrebbe una disciplina contrastante con la definizione comunitaria di rifiuto recata dall'articolo 1, lettera a), della direttiva 5 aprile 2006, n. 2006/12/Ce (Direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio relativa ai rifiuti), recepito nell'ordinamento nazionale dall'articolo 183, comma 1, lettera a), del Dlgs. n. 152 del 2006, secondo cui è rifiuto qualsiasi sostanza o oggetto di cui il detentore si disfi o abbia intenzione o l'obbligo di disfarsi; e contrasterebbe inoltre con la disciplina nazionale di settore, costituita dagli artt. 183, comma 1, lettera a) e 185 del Dlgs 3 aprile 2006, n. 152.

2.1. – La questione è fondata.

2.2. – La disposizione censurata attiene alla nozione stessa di "rifiuto", riguardante la materia della tutela ambientale affidata alla competenza esclusiva dello Stato.

Non sono consentite esclusioni da parte del legislatore regionale di particolari sostanze o materiali in astratto ricompresi nella nozione di "rifiuto" stabilita dalla legislazione statale in attuazione della direttiva comunitaria (sentenze nn. 61 e 315 del 2009). La norma in oggetto, sottraendo alla nozione di rifiuto taluni residui che, invece, corrispondono alla definizione sancita dall'articolo 1, lettera a), della direttiva 2006/12/Ce, come "qualsiasi sostanza od oggetto che rientri nelle categorie riportate nell'allegato I e di cui il detentore si disfi o abbia l'intenzione o l'obbligo di disfarsi", si pone in contrasto con la direttiva medesima, che funge da norma interposta per la valutazione di conformità della normativa regionale all'ordinamento comunitario (sentenza n. 62 del 2008).

Fra le sostanze escluse dal campo di applicazione della direttiva (e della normativa statale rappresentata dal Dlgs n. 152 del 2006), vi sono le "acque di scarico, esclusi i rifiuti allo stato liquido" (articolo 2, par. 1, lettera b-iv, della direttiva; articolo 185, comma 1, lettera b, n. 1, del Dlgs n. 152 del 2006), ma fra questi non possono essere ricompresi i sedimenti, indicati dalla disposizione regionale, che costituiscono residui semi-solidi, derivanti dal trattamento delle acque. Neppure rileva che l'esclusione sia limitata dalla norma regionale a quei sedimenti che non siano contaminati oltre misura: tale connotato può considerarsi ai fini della qualificazione della sostanza come pericolosa, non anche per l'esclusione di questa dalla categoria dei rifiuti. Sotto tale profilo non è consentito al legislatore regionale introdurre limiti quantitativi non previsti nella regolamentazione statale unitaria, ai fini di sottrarre un oggetto a una determinata disciplina (così, in tema di adempimenti connessi alla disciplina dei rifiuti pericolosi, la sentenza n. 315 del 2009), specie ove si tratti di ambiti tecnici per l'attuazione di livelli di tutela uniforme (sentenza n. 249 del 2009).

Il dettato della disposizione censurata riproduce quasi letteralmente il testo dell'articolo 2, par. 3, della direttiva 19 novembre 2008, n. 2008/98/Ce (Direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio, relativa ai rifiuti, che abroga precedenti direttive in materia). Questa non è stata ancora recepita da legge statale (termine di recepimento: 12 dicembre 2010). La norma comunitaria introduce una esclusione dall'ambito di applicazione della stessa direttiva, proprio relativamente ai "sedimenti spostati all'interno di acque superficiali ai fini della gestione delle acque e dei corsi d'acqua o della prevenzione di inondazioni o della riduzione degli effetti di inondazioni o siccità o ripristino dei suoli, se è provato che i sedimenti non sono pericolosi".

La circostanza non modifica i termini della questione, posto che la competenza per l'attuazione delle direttive comunitarie, nelle materie di legislazione esclusiva dello Stato, come la tutela dell'ambiente, in cui rientra la disciplina dei rifiuti, appartiene inequivocabilmente allo Stato (sentenza n. 233 del 2009), e non sono ammesse iniziative delle Regioni di regolamentare nel proprio ambito territoriale la materia, ispirandosi ad una direttiva non ancora recepita per i rifiuti.

L'articolo 44 della legge regionale n. 11 del 2009, dunque, è illegittimo, nella parte in cui esclude dal campo di applicazione della legge stessa, "i sedimenti derivanti da attività connesse alla gestione dei corpi idrici superficiali, alla prevenzione di inondazioni, alla riduzione degli effetti di inondazioni o siccità, al ripristino dei suoli, qualora sia stato accertato che i materiali non risultino contaminati in misura superiore ai limiti stabiliti dalle norme vigenti".

3. – Il Presidente del Consiglio dei ministri dubita, infine, della legittimità costituzionale dell'art. 46 della legge della Regione Umbria n. 11 del 2009, nella parte in cui esclude dalla verifica di assoggettabilità alla valutazione di impatto ambientale (Via), di cui all'articolo 20 del Dlgs n. 152 del 2006, i progetti relativi agli impianti mobili per il recupero di rifiuti non pericolosi mediante operazioni di cui all'allegato C, lettera R5, della parte IV, del Dlgs n. 152, anche se rientranti nella tipologia di cui al punto 7, lettera zb), dell'allegato IV alla parte II del citato decreto, qualora trattino quantitativi medi giornalieri inferiori a duecento tonnellate e il tempo di permanenza degli stessi impianti sul sito predeterminato per lo svolgimento della campagna di attività non sia superiore a sessanta giorni, per violazione dell'articolo 117, primo e secondo comma, lettera s), Cost., in quanto pone una disciplina contrastante con la normativa comunitaria di settore e con l'articolo 20 del Dlgs n. 152 del 2006, nonché con l'allegato IV alla parte II, punto 7, lettera zb) di tale decreto, secondo cui si fa luogo alla verifica di assoggettabilità per gli impianti di smaltimento di rifiuti non pericolosi, con capacità superiore a 10 t/giorno, mediante le operazioni di recupero di cui all'allegato C, lettere da R1 a R9, della parte IV, senza distinzione tra impianti mobili o meno.

3.1. – Anche tale questione è fondata.

3.2. – La necessità di esperire la procedura di Via, è rimessa dalla normativa comunitaria, per i progetti per i quali si prevede un notevole impatto ambientale (direttiva 27 giugno 1985, n. 85/337/Cee, Direttiva del Consiglio concernente la valutazione dell'impatto ambientale di determinati progetti pubblici e privati: articolo 4, paragrafo 2), a valutazioni caso per caso o alla fissazione di soglie, pur nell'ambito del principio di inderogabilità, da parte del legislatore nazionale, dell'obbligo di Via, la giurisprudenza comunitaria rimette alla normativa interna, per certe materie, l'individuazione delle soglie. Per effetto delle modifiche apportate dal Dlgs n. 4 del 2008, l'effettuazione della Via è ora subordinata, anziché alla determinazione di soglie, allo svolgimento di un subprocedimento preventivo volto alla verifica dell'assoggettabilità dell'opera alla Via medesima (articolo 20 Dlgs n. 152 del 2006).

Sicché, atteso il rinvio alla normativa nazionale, se non è dato ravvisare una violazione diretta della normativa comunitaria (la verifica delle regole di competenza interne, comunque, sarebbe preliminare al controllo del rispetto dei principi comunitari: sentenza n. 368 del 2008), per i progetti indicati dall'allegato IV al Dlgs n. 152 del 2006, sottoposti alla verifica di assoggettabilità di competenza delle Regioni, non sembra che queste possano derogare all'obbligo di compiere la verifica, potendo solo limitarsi a stabilire le modalità con cui procedere alla valutazione preliminare alla Via vera e propria.

L'obbligo di sottoporre il progetto alla procedura di Via, o, nei casi previsti, alla preliminare verifica di assoggettabilità alla Via, attiene al valore della tutela ambientale (sentenze n. 225 e n. 234 del 2009), che, nella disciplina statale, costituisce, anche in attuazione degli obblighi comunitari, livello di tutela uniforme e si impone sull'intero territorio nazionale. La disciplina statale uniforme non consente, per le ragioni sopra esaminate, di introdurre limiti quantitativi all'applicabilità della disciplina, anche se giustificati dalla ritenuta minor rilevanza dell'intervento configurato o dal carattere tecnico dello stesso (sentenze n. 315 e n. 249, sopra citate).

In conclusione, la norma regionale è illegittima, nella parte in cui esclude dalla verifica di assoggettabilità alla valutazione di impatto ambientale di cui all'articolo 20 del Dlgs n. 152 del 2006 i progetti relativi agli impianti mobili per il recupero di rifiuti non pericolosi mediante operazioni di cui all'allegato C, lettera R5, della parte IV, del Dlgs n. 152 del 2006, anche se rientranti, con riferimento alle capacità complessivamente trattate, nella "tipologia di cui al punto 7, lettera zb), dell'allegato IV alla parte II del Dlgs 152/2006, qualora trattino quantitativi medi giornalieri inferiori a duecento tonnellate e il tempo di permanenza degli stessi impianti sul sito predeterminato per lo svolgimento della campagna di attività non sia superiore a sessanta giorni".

 

per questi motivi

 

La Corte costituzionale

dichiara l'illegittimità costituzionale dell'articolo 7, comma 1, lettera c), della legge della Regione Umbria 13 maggio 2009, n. 11 (Norme per la gestione integrata dei rifiuti e la bonifica delle aree inquinate), nella parte in cui attribuisce ai Comuni la funzione di rilascio, rinnovo e modifica dell'autorizzazione alla gestione dei centri di raccolta;

dichiara l'illegittimità costituzionale dell'articolo 44 della medesima legge della Regione Umbria n. 11 del 2009, nella parte in cui esclude dal campo di applicazione della legge stessa, "i sedimenti derivanti da attività connesse alla gestione dei corpi idrici superficiali, alla prevenzione di inondazioni, alla riduzione degli effetti di inondazioni o siccità, al ripristino dei suoli, qualora sia stato accertato che i materiali non risultino contaminati in misura superiore ai limiti stabiliti dalle norme vigenti";

dichiara l'illegittimità costituzionale dell'articoloarticolo 46 della medesima legge della Regione Umbria n. 11 del 2009, nella parte in cui esclude dalla verifica di assoggettabilità alla valutazione di impatto ambientale di cui all'articolo 20 del Dlgs n. 152 del 2006 i progetti relativi agli impianti mobili per il recupero di rifiuti non pericolosi mediante operazioni di cui all'allegato C, lettera R5, della parte IV del Dlgs n. 152 del 2006, anche se rientranti, con riferimento alle capacità complessivamente trattate, nella "tipologia di cui al punto 7, lettera zb), dell'allegato IV alla parte II del Dlgs 152/2006, qualora trattino quantitativi medi giornalieri inferiori a duecento tonnellate e il tempo di permanenza degli stessi impianti sul sito predeterminato per lo svolgimento della campagna di attività non sia superiore a sessanta giorni".

 

Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 24 marzo 2010.

 

Depositata in Cancelleria l'8 aprile 2010.

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