Rifiuti

Documentazione Complementare

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Parlamento europeo

Risposta della Commissione Ue alla Interrogazione parlamentare Ue E-2302/02

(Guue 17 aprile 2003 n. C 92 E)

Oggetto: Incessanti scarichi in mare di rifiuti prodotti dalle navi e residui del carico a seguito di scarsi controlli e insufficienti azioni legali a carico dei contravventori

(2003/C 92 E/204)

Interrogazione scritta E-2302/02di Erik Meijer (GUe/NGL) alla Commissione

(25 luglio 2002)

 

1. Si ricorda la Commissione di aver espresso, nella risposta alla mia interrogazione E-2246/01 l'auspicio che la direttiva 2000/59/Ce comporti, a decorrere dal 2002, un forte aumento dei quantitativi di rifiuti prodotti dalle navi consegnati agli appositi impianti portuali di raccolta, nonché una forte diminuzione del numero di scarichi illegali in mare?

2. In quale misura incide sull'applicazione di detta direttiva il fatto che quanto mai modesto è il numero di contravventori colti in flagrante, visto che gli scarichi vengono effettuati per lo più di notte e che nel momento in cui la chiazza di petrolio diventa visibile la nave da cui è stato effettuato lo sversamento ha già da tempo preso il largo per cui, con riferimento alla parte olandese della piattaforma continentale del Mare del Nord, negli ultimi quattro anni soltanto cinque volte è stato possibile accertare l'autore di siffatte chiazze?

3. È vero che sono soprattutto navi provenienti dalla Russia e da altri Stati non membri dell'Ue, i cui capitani non intendono consegnare i rifiuti perché considerano gli scarichi in mare come un ovvio, quanto economico e innocuo diritto consuetudinario?

4. È in grado la Commissione di confermare che, sulle 50 000 navi che annualmente attraccano nei porti olandesi, soltanto 400 vengono controllate dalla guardia costiera e solo 7 vengono multate, sebbene oscilli fra 400 e 500 il numero delle navi che nella parte olandese della piattaforma continentale scaricano in mare petrolio, cordame, reti, legno, plastica, batterie, e talvolta persino apparecchi come copiatrici, inquinando i fondali marini e le coste e finendo, se si tratta di plastica e di sostanze tossiche, nelle catene alimentari degli uccelli e dei pesci?

5. È in grado altresì la Commissione di confermare che, rispetto ad altri Stati membri dell'Ue, i Paesi Bassi effettuano meno controlli in ordine agli scarichi in mare di rifiuti prodotti dalle navi e di residui del carico e perseguono meno i contravventori sul piano penale sia perché, in base alla vigente legislazione nazionale, i capitani stranieri non possono essere incriminati per erronea compilazione del registro degli oli minerali, sia perché al procedimento legale è preposto un solo ufficiale giudiziario? Quali sono i motivi di un siffatto divario rispetto ad altri Stati membri? In qual modo lo si può colmare?

6. Quali misure integrative in materia di controlli, normative e giurisprudenza dei singoli Stati membri reputa la Commissione necessarie per migliorare la raccolta dei rifiuti prodotti dalle navi, in modo da conseguire effettivamente i risultati auspicati?

 

Risposta data dalla sig.ra de Palacio a nome della Commissione

(18 settembre 2002)

 

La Commissione condivide le preoccupazioni dell'onorevole parlamentare sull'inquinamento causato dalle navi che operano in acque comunitarie. La Commissione ritiene siano necessarie misure in aggiunta a quelle internazionali, per porre fine agli scarichi in mare di idrocarburi e altre sostanze. Per questa ragione nel 1998 ha proposto una direttiva relativa agli impianti portuali di raccolta per i rifiuti prodotti dalle navi e i residui del carico. La direttiva, che è stata adottata dal Parlamento e dal Consiglio nel novembre 2000, dovrebbe essere recepita dagli Stati membri al più tardi entro il 28 dicembre 2002.

Come già esposto nella replica all'interrogazione scritta dell'onorevole parlamentare E-2246/01, questa direttiva assicura la disponibilità di una serie di servizi adeguati per la raccolta dei rifiuti in tutti i porti comunitari e introduce l'obbligo per le navi di scaricare i rifiuti a terra. La direttiva introduce inoltre l'obbligo per le navi di notificare alle autorità portuali la quantità di rifiuti a bordo prima dell'attracco.

Questa misura, associata ai controlli effettuati nei porti e a sanzioni adeguate, migliorerà notevolmente le possibilità di verificare il rispetto delle norme internazionali. Tuttavia, poiché la direttiva non è ancora stata recepita dagli Stati membri, la Commissione non dispone attualmente di cifre concrete sul numero di ispezioni effettuate dagli Stati membri, o sulla nazionalità delle navi coinvolte nelle attività di sversamento.

Oltre alla direttiva 2000/59/Ce, numerose misure complementari sono state prese ridurre gli sversamenti illeciti:

— La direttiva che istituisce un sistema di monitoraggio e di informazione sul traffico marittimo obbliga gli Stati membri a scambiare informazioni sulle navi su cui esiste prova o presunzione di volontari sversamenti di petrolio e a procedere ad apposite ispezioni a bordo delle dette navi quando entrano in un porto comunitario.

— Nella direttiva sopra menzionata sul monitoraggio del traffico navale la Commissione ha stabilito anche l'obbligo per le navi di fornire informazioni sulle chiazze di petrolio individuate in mare e l'obbligo per le autorità di adottare le misure necessarie. La Commissione attualmente sta studiando altri modi per istituire un sistema di controllo delle fuoriuscite e delle tracce di petrolio basato sulla vigilanza e il monitoraggio.

— La creazione dell'Agenzia europea per la sicurezza marittima avrà un ruolo importante in questo aspetto, in particolare per assicurare un'attuazione armonizzata della normativa comunitaria e per raccogliere ed elaborare dati riferiti all'inquinamento causato dalle navi.

— Infine, la decisione 2850/2000/Ce del Parlamento europeo e del Consiglio, del 20 dicembre 2000, che istituisce un quadro comunitario di cooperazione nel settore dell'inquinamento marino dovuto a cause accidentali o intenzionali migliorerà lo scambio di informazioni sull'efficienza dei sistemi di repressione applicati nei diversi Stati membri. Permetterà altresì lo sviluppo di azioni congiunte, quali seminari o corsi di formazione, per migliorare le tecniche di identificazione delle navi responsabili di simili reati. Questo creerà sinergie a livello comunitario e dovrebbe infine premettere l'attuazione di sanzioni dissuasive nei confronti dei soggetti responsabili di questi reati.

Inoltre, la Commissione sta elaborando una comunicazione al Parlamento e al Consiglio relativa a una strategia di protezione e di conservazione dell'ambiente marino (prevista nel Sesto programma d'azione comunitario a favore dell'ambiente). In questo contesto saranno sviluppate proposte e lanciate azioni per eliminare progressivamente gli sversamenti illeciti delle navi.

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