Milano, luglio 2011

 

L'Unione europea ha impostato una politica energetica che spinge gli Stati membri ad aumentare l'utilizzo delle fonti rinnovabili e ridurre le fonti fossili, per rendere l'Unione meno dipendente dalle fonti di energia tradizionali, quasi totalmente importate da Paesi terzi.

 

Attraverso il pacchetto clima-energia 20-20-20 l'Ue impone agli Stati membri di ridurre del 20% le emissioni di gas serra, raggiungere il 20% di dipendenza energetica da fonti rinnovabili e incrementare del 20% il risparmio energetico.

 

Gli obblighi europei imposti all'Italia sono in parte meno stringenti: entro il 2020 l'Italia dovrà dipendere per il 17% da fonti di energia rinnovabile. Secondo il Gse questo obiettivo non verrà comunque raggiunto e l'Italia nel 2020 dovrà importare dall'estero probabilmente 10 TWh di “energia verde”.

 

Sulla spinta degli obblighi e delle direttive europee, in Italia nel corso degli ultimi anni abbiamo assistito alla liberalizzazione e allo sviluppo del mercato energetico nazionale, alle misure per il miglioramento dell'efficienza energetica negli edifici, agli obblighi in materia di sicurezza e riduzione delle emissioni a carico dei gestori di impianti di energia da fonti fossili, alle politiche incentivanti per il rinnovo di macchinari ed elettrodomestici obsoleti con apparecchi più efficienti.

 

A livello nazionale, l'articolo 117 della Costituzione ripartisce tra Stato e Regioni le competenze in materia di produzione, distribuzione e trasporto di energia. Allo Stato i principi fondamentali in materia, alle Regioni le disposizioni di dettaglio. Questa "divisione" di compiti ha determinato sconfinamenti nei reciproci ambiti di competenza che hanno creato incertezze normative, conflitti tra poteri, giudizi di incostituzionalità di norme regionali e frustrazione per gli operatori del settore che si muovono in un quadro normativo tutt'altro che chiaro.

 

Efficienza energetica, riduzione delle emissioni in atmosfera e sviluppo delle fonti rinnovabili sono divenuti obblighi e necessità per l'Italia.

 

Il settore delle fonti rinnovabili di energia, grazie a una politica di generosi incentivi, negli ultimi 3 anni è decollato, sia come numero di impianti sia come potenza installata.
Le linee guida nazionali in materia di autorizzazione alla costruzione degli impianti sono state varate il 10 settembre 2010, mentre il 1° gennaio 2011 è partito il Terzo Conto Energia, chiuso a maggio 2011. Dal 1° giugno 2011 è in vigore un Quarto Conto energia, mentre il Dlgs 28/2011 ha recepito in Italia la nuova direttiva europea in materia di fonti rinnovabili (2009/28/Ce) dettando anche il futuro quadro di incentivi a decorrere dal 2013.


Il Piano energetico nazionale sulle rinnovabili è stato presentato all'Unione europea a giugno 2010, mentre il Piano nazionale in materia di efficienza energetica è attualmente in discussione.
Si fa ancora attendere il decreto sul burden sharing, cioè della suddivisione tra le Regioni degli oneri per il raggiungimento degli obiettivi del pacchetto europeo 20-20-20.
Le politiche nazionali in materia di energia non dovrebbero includere più il nucleare, che, dopo il referendum abrogativo di giugno 2011 e le abrogazioni della legge 99/2009 da parte della legge 75/2011 è stato espulso dall'agenda politica del Legislatore.

 

Lo sviluppo degli impianti di produzione di energia ha inoltre un notevole impatto ambientale. Il bilanciamento tra la necessità dell'approvvigionamento energetico e il rispetto del territorio e dell'impatto sull'ambiente sono costantemente all'attenzione degli operatori economici.

 

L'informazione normativa di Reteambiente sull'energia si completa con tutte le norme regionali, quotidianamente aggiornate, pubblicate su Nextville.it il sito di Edizioni Ambiente dedicato alle energie rinnovabili e all'efficienza energetica.