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1 marzo 2007

Loja: una città ecologica e sana

(Worldwatch Institute )
Parole chiave Parole chiave: Ambiente costruito | Urbanistica | Patrimonio ambientale | Città / Insediamenti | Rifiuti | Malattie / Infortuni

Quando, nel 1996, José Bolívar Castillo venne eletto sindaco di Loja, Ecuador (160.000 abitanti), la città andina, a causa delle vigenti politiche di utilizzo del territorio risultava assai degradata. La deforestazione aveva portato allo straripamento dei fiumi, la benzina al piombo usata dagli automezzi inquinava l’aria, i rifiuti si accumulavano nelle strade, inquinavano i fiumi, traboccavano dai bidoni e finivano ammassati di fronte al parco nazionale Podocarpus.

Al sindaco Castillo “l’ispirazione di una città ecologica venne proprio dalla città stessa di Loja, dai ricordi di quando ero ragazzo, prima che diventasse così inquinata”. Negli otto anni in cui è rimasto in carica, Castillo ha trasformato una città equadoriana “media” in una ciudad ecologica y saludable attraverso politiche che sottolineano la correlazione tra stato di salute dell’ecosistema, della popolazione umana e dell’economia.

Una pianificazione generale dell’uso del territorio e le politiche ambientali attuabili alla scala della contea, hanno portato benefici sanitari e migliorato la gestione municipale di alcune infrastrutture e servizi importanti, come quello di ampliare l’acquedotto per portare l’acqua ai quartieri più poveri. Come spiega lo scienziato Ermel Salinas l’acqua fornita è potabile “perché i fiumi sono stati ripuliti, protetti e trattati secondo gli standard degli Usa”.

Un’ordinanza ha imposto l’esproprio del 20% dei terreni di proprietari di terreni edificabili per creare verde pubblico. L’architetto Jorge Muños Alvarado, responsabile dell’urbanistica, ha spiegato che le zone verdi “funzionano da spugna, perché trattiengono l’acqua e impediscono ai fiumi di straripare”, mentre Humberto Tapia, direttore del dipartimento di igiene, ha affermato che fare esercizio fisico nei parchi aiuta la prevenzione di malattie come l’obesità, il diabete e i disturbi cardiaci, cosa che, a sua volta contribuisce a ridurre il tasso di mortalità.

Inoltre, Wilson Jaramillo, responsabile municipale dei trasporti, ha documentato un miglioramento della qualità dell’aria grazie ad “una politica dei trasporti più sostenibile”, che consente la circolazione solo a veicoli a benzina verde o con marmitta catalitica e impone l’uso di autobus meno inquinanti.

Quanto al problema dei rifiuti, il piano municipale di riciclo ha imposto ai cittadini la raccolta differenziata, con la separazione dei materiali organici. I cittadini hanno risposto molto bene al programma: il 95% pratica la raccolta differenziata quotidianamente. Dal canto suo, il comune raccoglie i rifiuti almeno una volta al giorno e pulisce le strade più volte nell’arco di una giornata, dando loro un aspetto finalmente pulito.

I benefici sono molteplici. Dal punto di vista ecologico la città ricicla tutti i rifiuti organici e la metà di quelli inorganici, inviando a discarica  quelli che non può riciclare in siti controllati. Dal punto di vista economico, la città guadagna 50.000 dollari l’anno (il 7% del costo del programma, di 685.000 dollari) dalla vendita del materiale riciclato e ha creato più di 50 posti di lavoro nel settore. In termini sanitari, le strade pulite tengono lontani roditori e insetti nocivi.

Capire come mai questo programma di riciclo funziona così bene può aiutare altre amministrazioni a introdurre nelle loro città politiche ambientali simili. Le famiglie e le imprese che non si adeguano al programma sono multate, e se la sanzione pecuniaria non viene pagata, i provvedimenti sono severi. Un deposito di acqua ha rischiato la chiusura. Il sistema, inoltre, è organizzato in modo efficiente: i camion che raccolgono i rifiuti sono sempre in orario, sette giorni alla settimana, grazie al severo controllo degli ispettori. Fernando Montesinos, responsabile dell’igiene pubblica, tiene a dire che “il programma è un investimento dei cittadini nella loro città”.

Inoltre il comune ha creato incentivi per la partecipazione del settore privato, che ha fornito ad esempio i condotti per la rete idrica e i materiali per i parchi pubblici, che sono stati realizzati grazie a progetti di lavoro gratuito, chiamati mingas. Lolita Samaniego, presidente de La Foresta, un’organizzazione femminile che si occupa di alloggi, spiega che il minga è un risultato naturale, quando “tutti lavorano per il bene comune… le donne cucinano e gli uomini si dividono il lavoro, sgobbando dall’alba al tramonto.” Questi gesti hanno rafforzato, nei residenti, la percezione di un legame diretto tra gestione delle risorse naturali e progresso. Le autorità locali affermano che la coscienza civica e la solidarietà sono valori che affondano le loro radici nella cultura indigena di Loja.

Il coinvolgimento della forza lavoro locale ha dato ai lavoratori un forte senso di appartenenza e di orgoglio. Marlon Cueva e altri ingegneri di Loja ci hanno parlato del significato che ha avuto per loro progettare gli impianti di riciclo: “Progettare una cosa che non avevo mai visto prima mi ha fatto sentire vivo. Raggiungere questo traguardo mi ha dato grande soddisfazione e mi ha valorizzato come persona e come professionista, dandomi fiducia e aumentando le mie aspettative”.

È importante il fatto che non sia stata imposta una specifica “tassa sul riciclo”, ma che il 20% di ogni bolletta dell’acqua (circa 20 centesimi di dollaro al mese) sia andata a finanziare una parte del programma, mentre altre quote sono arrivate dalla tassa sulle autostrade e da altri fondi pubblici. Così il riciclo, invece di rimanere un progetto isolato, è entrato a far parte di un piano più grande di lavori pubblici e di progetti di sviluppo.

La città ha ricevuto tre riconoscimenti internazionali per le sue iniziative: l’International Awards for Livable Communities  (sotto l’egida dell’Unep) per il coinvolgimento della comunità; il terzo posto in classifica come città ecologica globale (dopo le città svedesi di Norrkoping and Malmo) e primo premio come città verde delle due Americhe per gli spazi pubblici destinati ad attività ricreative.

Se una città così povera, con altri bisogni urgenti, riesce ad abbracciare il concetto di città ecologica, abbiamo buoni motivi per credere che, con i necessari aggiustamenti culturali, molte altre città possano fare altrettanto.

Tratto da
Il nostro futuro urbanizzato
di Worldwatch Institute
Edizioni Ambiente
,
2007