Packaging: il rapporto tra alimenti e materie plastiche
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Sicurezza sul lavoro
Il rapporto tra alimenti e materie plastiche (...) rappresenta forse la sfida più avanzata e affascinante del packaging contemporaneo.
Nel settore la ricerca scientifica è in pieno sviluppo, per esplorare le caratteristiche chimiche, fisiche e meccanico-dinamiche dei materiali polimerici, le tecnologie di conservazione e le eventuali alterazioni indotte dalle caratteristiche specifiche di ciascun contenitore. A queste indagini se ne aggiungono altre rivolte alla progettazione di materiali pienamente riciclabili o biodegradabili, oppure alla realizzazione di tecniche che consentono di riconoscere i materiali estranei o di separare le diverse specie polimeriche in frazioni mono-polimero a elevata purezza, reimpiegabili senza abbattimento delle prestazioni.
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Negli anni più recenti l’impiego di materiali polimerici nel packaging alimentare è cresciuto a un ritmo sempre più serrato.
Il settore propriamente alimentare assorbe circa il 42% della produzione complessiva di imballaggi. Se a questo si aggiunge il settore delle bevande (23%) si arriva a circa due terzi degli imballaggi prodotti. Si valuta che circa il 50% di questi imballaggi siano in materiali plastici.
Per dare qualche cifra, in Europa nel 2004 sono state impiegate circa 43,5 milioni di tonnellate di materie plastiche, delle quali circa il 37%, pari a 16 milioni di tonnellate, solo negli imballaggi (PlasticsEurope 2004). In base a una ricerca condotta dalla Frost & Sullivan, il fatturato complessivo dei prodotti polimerici salirà dai 4,91 miliardi di dollari del 2000 fino a 7,15 miliardi di dollari nel 2007 (aumento del 5,5% annuo). La crescita è imputabile principalmente allo sviluppo del settore dei cibi pronti preconfezionati.
Parallelamente a questa espansione quantitativa, il comparto agroalimentare ha dovuto affrontare altre sfide legate alla qualità: gli standard sempre più elevati richiesti dai consumatori; la continua diversificazione della domanda, orientata ad alimenti con elevato contenuto di servizio e garanzie di sicurezza, simili agli alimenti naturali; l’apertura dei mercati, con la conseguente moltiplicazione dell’offerta e l’apertura di nuove problematiche legate alla sicurezza; l’evoluzione della normativa europea che prevede per il settore agroalimentare un percorso evolutivo attraverso processi rigorosamente controllati e a ridotto impatto ambientale.
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Per far fronte alla richiesta di imballaggi capaci di rispondere alle nuove esigenze di qualità igienica, sensoriale e d’uso, le imprese del settore packaging hanno risposto con soluzioni innovative riguardanti film multistrato, vaschette, sacchetti, bottiglie e altri sistemi di chiusura con prestazioni specifiche e particolari.
In particolare, il settore dei prodotti deperibili (intesi come prodotti freschi: ortofrutticoli, tranci di carne, prodotti ittici) e quello delle preparazioni alimentari (paste ripiene, piatti pronti e simili) hanno richiesto la messa a punto di confezioni “specializzate”, in grado di allungare il più possibile la shelf-life degli alimenti implicati. E in effetti, estendere l’unità di tempo nella quale questi prodotti possono essere consumati corrisponde sia alle esigenze della Grande Distribuzione Organizzata (GDO) che a quelle del consumatore, traducendosi, in entrambi i casi, in un miglioramento del servizio.
Sono nate così le tecnologie di confezionamento “sotto vuoto” e “in atmosfera modificata” – su linee FFS (Form-Feel-Seal) – che si basano su particolari film di materia plastica (i cosiddetti “film barriera”), in grado di offrire elevate caratteristiche di barriera ai gas e all’umidità nonché sicura ermeticità delle saldature.
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In questo quadro, svolgono una funzione importante anche i cosiddetti imballaggi “attivi” e imballaggi “intelligenti”, dei quali si parlerà in dettaglio nel capitolo 5. Le soluzioni di Active Packaging sono in grado di variare la composizione quali-quantitativa dello spazio di testa di una confezione, attraverso il rilascio, da parte del contenitore, di composti antimicrobici o antiossidanti nell’alimento contenuto. Gli imballaggi “intelligenti” consentono, attraverso un indicatore esterno o interno alla confezione, di leggere in qualunque momento la storia dell’alimento contenuto e quindi comunicare al consumatore le variazioni di qualità nelle fasi di stoccaggio
Lavorazioni così complesse richiedono una valutazione attenta di tutti i potenziali rischi a carico dell’ambiente e degli operatori implicati.
Le direttive europee in materia dettano i criteri che devono guidare la produzione e l’innovazione dei materiali da imballaggio: il volume e il peso devono essere limitati al minimo indispensabile per garantire sicurezza, igiene e accettabilità del prodotto per il consumatore; gli imballaggi devono essere progettati, prodotti e commercializzati in modo da consentirne il reimpiego, il recupero, il riciclaggio o, nel caso di inevitabile smaltimento, in modo da ridurne al minimo l’impatto ambientale; la presenza di sostanze nocive nel materiale da imballaggio deve essere ridotta al minimo, e un criterio analogo vale per le emissioni, ceneri o residui di lisciviazione degli stessi materiali nelle operazioni successive di gestione dei rifiuti di imballaggio.
Sempre in vista dell’adeguamento allo spirito delle norme europee, nell’ambito di Programmi di Ricerca a parziale finanziamento UE, si stanno valutando i criteri microbiologici, chimici e sensoriali per garantire la qualità e la salubrità della plastica riciclata o riutilizzata negli imballaggi alimentari. In generale è concesso l’uso di materiale riciclato quando non è a contatto con i prodotti o rappresenta lo strato interno del materiale.
Come si vede, le esigenze di un mercato sempre più ampio e differenziato, le responsabilità ambientali, i vincoli di legge e i continui rivolgimenti indotti dall’innovazione tecnologica compongono un quadro nel quale si affacciano in continuazione nuovi problemi, affrontati con soluzioni altrettanto tempestive.
Gli operatori più responsabili sono ben coscienti che ogni analisi in questo campo richiede un approccio integrato. Introdurre un alimento o una bevanda dentro un contenitore in plastica comporta un delicato equilibrio tra vantaggi e rischi, tra nuove opportunità di diffusione e salvaguardia dell’integrità del prodotto, tra ampliamento delle possibilità e moltiplicazione dei vincoli.
Lo sviluppo delle nuove frontiere dell’alimentazione si gioca nella gestione corretta e vigilata di questi equilibri.
