27 maggio 2002

Un mondo alimentato dall'idrogeno

Jules Verne sarebbe compiaciuto – ma non certo sorpreso – nel vedere realizzata la sua visione di un mondo che funziona alimentandosi con l’idrogeno. Dopo tutto, era il 1874 quando nel suo libro L’isola misteriosa lo scrittore aveva abbozzato per primo l’ipotesi di un mondo in cui l’acqua – e pertanto l’idrogeno, che assieme all’ossigeno ne costituisce la molecola – sarebbe stata il “carbone del futuro”. Dopo più di un secolo, l’idea di utilizzare l’idrogeno – ossia il più semplice, leggero e abbondante elemento presente nell’universo – quale fonte primaria di energia sta passando dalle pagine della fantascienza alle relazioni dei manager dell’industria. “L’ambiente, l’innovazione e le forze del mercato stanno delineando il futuro del nostro settore e spingendoci inevitabilmente verso l’energia dell’idrogeno” ha affermato il manager della Texaco Frank Ingriselli, rivolto ai membri della Commissione per le scienze della Camera dei rappresentanti americana nell’aprile del 2001, aggiungendo che “chi non si adeguerà dovrà pentirsene”.

In effetti, il convergere di diverse forze spiega questo rinnovato interesse nei confronti dell’idrogeno. I progressi della tecnologia e l’emergere di una accentuata competizione nel settore energetico fanno parte dell’equazione. Tuttavia, altre motivazioni importanti per esplorare le opportunità offerte dall’idrogeno sono legate ai problemi della produzione energetica, come la sicurezza, l’inquinamento e i cambiamenti climatici: problemi che considerati nel loro complesso mettono in discussione la sostenibilità globale dell’attuale sistema energetico. Sono gli stessi elementi che spiegano perché le isole, in prima linea tra i soggetti più vulnerabili di fronte alla crescita dei prezzi del petrolio e ai cambiamenti climatici, siano all’avanguardia nel percorso di transizione verso l’idrogeno.

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Le implicazioni commerciali di una transizione verso l’uso dell’idrogeno come principale elemento della produzione energetica mondiale saranno sconvolgenti, determinando nell’industria energetica – un settore da duemila miliardi di dollari – il più grande terremoto dall’epoca della Standard Oil e dei Rockefeller. (…)

L’idrogeno è anche oggetto di ricerca per le sue applicazioni dirette in auto e aerei. Le case automobilistiche e le compagnie del settore energetico spendono annualmente per l’idrogeno una somma compresa tra i 500 milioni e il miliardo di dollari. I leader nel mercato dell’energia stanno creando reparti specializzati, mentre i più importanti produttori di automobili stanno riversando miliardi di dollari in una corsa alla commercializzazione del primo veicolo alimentato da celle a combustibile, prevista tra il 2003 e il 2005.

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Il successo dell’idrogeno avrebbe conseguenze importantissime anche dal punto di vista geopolitico. Se il carbone aveva alimentato la crescita delle economie britannica e tedesca durante il diciottesimo e il diciannovesimo secolo, nel ventesimo secolo il petrolio ha posto le basi per la straordinaria potenza economica e militare degli Stati Uniti. Oggi, la stessa potenza americana potrebbe a sua volta essere soppiantata da paesi decisi a percorrere con coerenza la strada dell’idrogeno, quanto gli Stati Uniti lo sono stati nel volere il controllo del petrolio durante il secolo appena trascorso. I paesi che concentrano i loro sforzi nella produzione di petrolio sino all’esaurimento delle risorse, saranno superati nella corsa per la vittoria di domani. Come ha fatto notare Don Huberts, amministratore delegato della Shell Hydrogen: “L’età della pietra non è finita perché erano state esaurite le pietre, così come l’età del petrolio non finirà per l’esaurimento del petrolio”. L’accesso alle aree geografiche di concentrazione del petrolio ha anche influenzato le guerre mondiali, la guerra del Golfo del 1991 e le relazioni tre i paesi occidentali, il Medio Oriente e i paesi in via di sviluppo. Uno spostamento verso l’uso dell’idrogeno, più abbondante e distribuito, potrebbe alterare l’equilibrio delle potenze e forse fare degli importatori energetici di oggi gli esportatori di domani.

La conseguenza più importante di un’economia a base di idrogeno potrebbe essere la sostituzione della “società degli idrocarburi” peculiare del ventesimo secolo, con un assetto di gran lunga migliore.

Tratto da
Verso la sostenibilità dei consumi energetici - Con un rapporto del WWF Internazionale sull'Islanda
di Seth Dunn
Edizioni Ambiente
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2002