27 maggio 2002

Costruire l'economia dell'idrogeno

Giudicando da dove l’economia dell’idrogeno ha iniziato a muovere i primi passi, ci sono almeno 10 elementi di base, o singole tipologie di intervento, che dovrebbero essere inclusi in una politica dell’idrogeno o che potrebbero agevolare la transizione (tabella 5). Come punto di partenza, è necessario correggere gli incentivi a favore della produzione di idrocarburi che, altrimenti, continueranno a rendere vani gli sforzi per introdurre l’idrogeno. Tali incentivi comprendono circa 300 miliardi di dollari all’anno a sostegno dell’uso di combustibili fossili, sia sotto forma di sostegno diretto sia come costi ambientali che vengono esternalizzati, come l’inquinamento atmosferico e i cambiamenti climatici. Gli effetti negativi di queste distorsioni del mercato possono essere ridotti eliminando i sostegni diretti e intervenendo su altri tipi di tasse per mantenere inalterato il bilancio. Diversamente, i prezzi artificialmente bassi dei combustibili fossili continueranno a rallentare la transizione verso l’idrogeno. Allo stesso tempo, le disparità esistenti tra Europa e USA sul prezzo della benzina e sulla tasse potrebbero mettere la prima in condizioni di vantaggio nella corsa all’idrogeno

Tabella 5: I dieci elementi di una politica dell’idrogeno

  • Ricerca e sviluppo
  • Applicazioni dimostrative
  • Studi di fattibilità
  • Obiettivi temporali per la realizzazione dell’economia dell’idrogeno
  • Partnership pubblico-privato
  • Prezzi dell’energia che ne riflettano pienamente i costi
  • Legislazione ambientale
  • Incentivi fiscali
  • Elaborazione di norme e standard
  • Informazione al pubblico

Un’altra parte integrante del progetto per un’economia dell’idrogeno è rappresentata dagli studi di fattibilità. Come nel caso dell’Islanda e delle Hawaii, tali valutazioni rendono i vari paesi consapevoli delle proprie potenzialità di leader nella produzione e nell’esportazione di idrogeno. Dallo studio di fattibilità sull’idrogeno realizzato in Norvegia, paese con ampia disponibilità di gas naturale, notevole capacità produttiva ed esperienza nella produzione di idrogeno tramite elettrolisi, risulta che la nazione scandinava “potrebbe diventare, in breve tempo, la più importante nazione per produzione di idrogeno.” Il rapporto aggiunge che la produzione di idrogeno basata su diversi processi rinnovabili – elettrolisi dell’acqua, fotolisi, biolisi e gassificazione della biomassa – costituiranno importanti alternative per il futuro. Esso raccomanda la concentrazione della ricerca in queste aree, così come sulle tecnologie di stoccaggio e trasporto e sulle celle a combustibile.

Senza dubbio la ricerca e lo sviluppo sono necessarie perché promuovono innovazioni, che possono portare a notevoli benefici sul lungo periodo, ma anche a scoprire potenzialità commerciali ancora ignote, e che quindi non ci si può aspettare che vengano finanziate dal settore privato.

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Anche nel sostegno all’idrogeno è necessaria una maggiore collaborazione internazionale. Dodici nazioni industrializzate stanno cooperando nel quadro di un progetto a favore dell’idrogeno sotto la supervisione della International Energy Agency (IEA). Nell’ambito dell’Hydrogen Implementing Agreement, creato nel 1977 per promuovere l’idrogeno e il suo impiego, la IEA ha finanziato numerosi progetti di ricerca e sviluppo e dimostrativi. Il programma è fortemente indirizzato verso un futuro in cui si utilizzerà idrogeno prodotto da energia sostenibile e quindi si concentra sull’energia solare, sugli idruri metallici e sull’integrazione tra energia rinnovabile e sistemi ad idrogeno. Attualmente si sta lavorando per coinvolgere nel programma altri paesi interessati come la Cina, l’Islanda e Israele.

Le partnership pubblico-privato costituiscono un altro elemento comune degli attuali impegni a favore dell’idrogeno. L’Islanda rappresenta un importante esempio di come il governo, creando un contesto favorevole, possa attrarre l’innovazione e le risorse finanziarie delle maggiori multinazionali necessarie per uno sviluppo dell’economia dell’idrogeno.

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Per la transizione verso l’idrogeno l’informazione del pubblico potrebbe rivelarsi come l’elemento più importante e, contemporaneamente, quello di cui c’è più carenza. T. Nejat Veziroglu, presidente dell’International Association of Hydrogen Energy, sottolinea che negli ultimi 25 anni il “movimento per l’energia a idrogeno” ha fatto progressi su molti fronti, in termini di numero di organizzazioni, di conferenze e pubblicazioni scientifiche e di crescita dell’interesse politico e commerciale per l’idrogeno. Per il movimento, il passo successivo sarà ampliare la base, oggi costituita dagli “scienziati, gli ingegneri e i sognatori” ai quali si rivolge Veziroglu, non solo verso il mondo politico ed economico, ma anche verso i normali cittadini.

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In particolare, si riscontra una mancanza di coinvolgimento del pubblico – la cosa di cui forse oggi c’è più bisogno – nel processo decisionale sulle infrastrutture necessarie per il rifornimento. Come ha detto il Direttore della Shell, Moody-Stuart, ai partecipanti all’HYFORUM 2000, “Tutti noi desideriamo, se possibile, introdurre rapidamente le tecnologie dell’idrogeno ed usufruire dei benefici che ne derivano, ambientali e finanziari…la percezione che ha il pubblico degli eventuali rischi derivanti dalle tecnologie dell’idrogeno deve essere recepita ed affrontata. Dovrà essere stimolato e mantenuto un dialogo con i gruppi interessati – ossia con chiunque faccia parte di amministrazioni pubbliche, di ONG o della potenziale clientela. Questo è un processo vitale che deve portare all’introduzione della nuova tecnologia e all’interno del quale è essenziale la cooperazione.”

La pressione dell’opinione pubblica può essere, in alcuni casi, il prerequisito per creare una leadership politica, in materia di idrogeno, che è necessaria a tutti i livelli. Come ha dichiarato schiettamente Bragi Árnason, parlando dell’origine dell’iniziativa islandese, “Ci vogliono i politici.” Quando gli storici del futuro si occuperanno dell’economia dell’idrogeno, senza dubbio faranno particolare menzione – forse con un cenno d’intesa rivolto a Jules Verne – della leadership scientifica e politica di isole come l’Islanda, Vanuatu e le Hawaii – il cui ultimo senatore, Spark Matsunaga, promosse per primo, negli anni ’70, l’uso dell’idrogeno. L’eredità di Matsunaga è stata raccolta da Hermina Morita e dal senatore Daniel Akaka, che ha preso il posto di Matsunaga dopo la sua morte e che è alla guida del movimento per la riconferma dell’Hydrogen Future Act. L’ispirazione e l’esempio forniti da figure come queste possono rendere il sostegno pubblico all’idrogeno importante come il combustibile stesso.

“In un programma di azione ci sono rischi e costi”, osservò il presidente degli Stati Uniti John F. Kennedy circa quaranta anni fa. “Ma questi sono assai minori dei rischi e dei costi che a lungo termine una comoda inattività provocherebbe.” Le parole di Kennedy erano il frutto del clima della guerra fredda, ma vale la pena tenerle in considerazione mentre affrontiamo le sempre più importanti sfide sull’energia. La rapida creazione di un’economia dell’idrogeno comporta rischi e costi, ma questi sono assai minori dei rischi e dei costi che incontreremo a lungo termine se continueremo ad affidarci comodamente all’economia degli idrocarburi.

Tratto da
Verso la sostenibilità dei consumi energetici - Con un rapporto del WWF Internazionale sull'Islanda
di Seth Dunn
Edizioni Ambiente
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2002