I danni ambientali e sociali de sussidi all'agricoltura
Parole chiave:
Agricoltura / Allevamento |
Mercato locale / Globale
AI04 03
Il caso più eclatante di discriminazione commerciale riguarda i prodotti agricoli, settore in cui la protezione tariffaria si associa a una massiccia protezione derivante dal regime dei sussidi alla produzione e all’esportazione.
Sull’insieme dei paesi sviluppati (paesi Ocse) i sussidi all’agricoltura valevano, nel 2002, 340 miliardi di euro, circa l’1,2% del Pil. La dimensione di questi sussidi è più di 6 volte il valore di tutti gli aiuti allo sviluppo e supera il valore del prodotto interno lordo di tutta l’Africa subsahariana (301 miliardi di dollari). Si tratta di un flusso di risorse tale da stravolgere il mercato mondiale dei prodotti agricoli, ponendo insuperabili barriere alle produzioni dei paesi terzi.
Le promesse di riduzione non sono state mantenute. I sussidi complessivi alla produzione e all’attività agricola valgono ancora nel periodo 2000-’02 circa il 46% del valore della produzione agricola in Europa e il 48% negli Stati Uniti, sostanzialmente gli stessi valori del periodo 1990-92 (rispettivamente il 49% nella UE e il 45% negli Usa).
Nonostante la riforma della politica agricola comune europea, la maggior parte dei sussidi è sempre diretta al sostegno delle produzioni. Molto si è detto, ma poco si è fatto.
L’entità dei sussidi è dirompente, se confrontata con i redditi dei paesi poveri. Il sussidio destinato all’industria del latte in Europa equivale a circa 913 dollari per ogni mucca, più del doppio del reddito medio procapite dell’Africa e 100 volte il reddito procapite fornito come aiuti all’Africa subsahariana.
Nessun settore del commercio mondiale è più distorto di quello agricolo, con i paesi sviluppati che praticano sistematiche politiche di “dumping” (di vendita sotto i costi di produzione) grazie ai molteplici meccanismi di sovvenzione. La dimensione del fenomeno merita di essere ricordata con quattro casi.
I produttori di cotone americani hanno ricevuto nel 2001 sussidi per 3,6 miliardi di dollari, vale a dire tre volte gli aiuti americani all’Africa (e più del doppio del prodotto interno lordo di paesi come il Burkina Faso o il Mali). Grazie all’entità di questi sussidi i produttori americani hanno aumentato le loro esportazioni e provocato un abbassamento dei prezzi mondiali di circa il 25%. La diminuzione dei prezzi mondiali del cotone si è ripercossa duramente sulla vita dei produttori di cotone dell’Africa Occidentale, dove 11 milioni di persone dipendono dalla coltivazione del cotone. Nonostante l’elevata produttività e competitività delle colture, i produttori africani hanno subito il dumping dei produttori americani. In Benin, la riduzione dei prezzi associata ai sussidi americani si è tradotta in una crescita del 4% della povertà (250.000 persone sotto la soglia di povertà) e in Burkina Faso ciò ha significato una perdita di entrate dall’estero ben superiore a quella degli aiuti e della soppressione del debito.
Nella produzione cerealicola, la tutela dei prezzi operata dall’Unione Europea (in questo settore i sussidi determinano il 48% del reddito) ha consentito una eccezionale crescita della produzione e della produttività (+2,5% annuo dal 1970, rispetto all’1% annuo degli Stati Uniti). Per effetto dei sussidi alle esportazioni e dei sussidi alla produzione il prezzo di esportazione del grano europeo è circa il 35% del prezzo di produzione e può competere e erodere quote di mercato al grano dell’Argentina.
L’effetto di queste misure è stato che i produttori di paesi in via di sviluppo hanno perso importanti quote di mercato (soprattutto le potenziali quote derivanti dall’aumento dei consumi) e non possono disporre di risorse per modernizzare l’attività agricola (la meccanizzazione è stagnante in molti paesi in via di sviluppo). Contemporaneamente, i consumatori europei pagano (indirettamente, attraverso la tassazione destinata agli incentivi) un costo superiore per prodotti analoghi.
