Il diritto a non consusmare

Alla base della crescente insoddisfazione verso la società dei consumi c'è un semplice quesito: a che cosa serve l'economia?

Le risposte tradizionali, che contemplano il benessere, il lavoro e altre opportunità sembrano sufficientemente logiche, fino a quando si dimostrano inadeguate. Quando la prosperità diventa opulenza, l'eccesso di lavoro ci rende esausti e la mentalità del “puoi avere tutto” ci porta a trascurare la famiglia e gli amici; le persone allora cominciano a interrogarsi più profondamente sul senso della vita e sulle possibilità di scoprirlo. I segnali che emergono in alcuni paesi industrializzati e in altri in via di sviluppo suggeriscono che molti dalla vita chiedono qualcosa di diverso da una casa più grande e un'auto nuova. Le persone cercano qualcosa di più profondo: una vita felice, dignitosa e con uno scopo. In una parola, cercano il benessere, e chiedono all'economia di essere uno strumento per questo fine, non un ostacolo.

Le società con un'alta qualità della vita sono centrate sulla persona, e riservano una forte attenzione alle interazioni umane. Da questo punto di vista le aree urbane progettate con attenzione ai pedoni, al tempo libero e alla creatività umana creano condizioni favorevoli. Le economie dovrebbero avere un carattere locale, affinché i prodotti e le capacità locali vengano valorizzati e avvantaggiati rispetto a quelli importati da paesi lontani. Consolidando le reti di relazioni fra agricoltori e cittadini, artigiani e clienti, produttori e consumatori, le economie locali assumono così un carattere e una scala “umani” che altre economie non garantiscono.

Ma alimentare le relazioni richiede tempo e comporta una sfida con ciò che nella nostra epoca ruba tempo, a cominciare dal lavoro.

 

Le esperienze di molti paesi europei hanno dimostrato che le 40 ore lavorative settimanali non costituiscono affatto un precetto sacro: le persone possono arrivare a casa prima e avere più tempo da trascorrere con i propri figli e gli amici. Se si evita di costruire i quartieri residenziali in periferie isolate si previene il pendolarismo quotidiano che priva molte persone di enormi quantità di tempo: un viaggio superiore a un'ora al giorno &endash; la norma per molti cittadini americani &endash; significa che ogni lavoratore dedica al solo spostamento l'equivalente di sei settimane lavorative ogni anno. La vita più frenetica della società chiede un passaggio a stili di vita più semplici e maggiormente rispettosi del tempo.

 

Una società del benessere dovrebbe offrire ai consumatori la giusta gamma di scelte genuine anziché un vasto dispiegamento di prodotti identici. Le attività commerciali dovrebbero essere incoraggiate attraverso incentivi economici per offrire ai consumatori ciò che veramente cercano: mezzi di trasporto affidabili, non necessariamente automobili; alimenti saporiti, stagionali e locali anziché importati da lontano; rapporti amichevoli con il vicinato al posto di una casa grande con un immenso giardino. Per incrementare la qualità della vita le scelte dovrebbero essere ridefinite, e non selezionate fra le opzioni già esistenti.

 

Agli individui dovrebbe essere concessa la genuina possibilità di non consumare. Tutti dovremmo cimentarci più spesso con un quesito chiave: quanto è abbastanza? Le risposte possono variare da persona a persona, ma ce n'è una – quella del filosofo cinese Lao Tzu – che merita particolare considerazione: “Sapere quando si ha abbastanza, vuol dire essere ricchi”. I consumatori che aderiscono a questa antica saggezza fanno un grande passo nel rifiutare la tirannia della competizione sociale e del marketing: i due fattori che spingono i consumi di oggi.

Le persone che desiderano una società del benessere dovrebbero coltivare un buon rapporto con l'ambiente naturale. Così come si riconoscono i marchi commerciali, bisognerebbe abituarsi a riconoscere gli alberi nei parchi e i fiori nei loro giardini. E si dovrebbe inoltre capire il fondamento ambientale delle attività economiche, per esempio dove viene prelevata l'acqua, dove finiscono i rifiuti e quali fonti energetiche &endash; energia da combustibili fossili, materiale nucleare o risorse rinnovabili &endash; alimentano le centrali che generano l'elettricità. Sarebbe entusiasmante mettere a punto a casa soluzioni utili a vivere un rapporto più stretto con la natura, magari una cisterna di raccolta per la pioggia, oppure un contenitore per il concime di un orto. In altre parole, si dovrebbe imparare ad amare la natura e a diventarne difensori. Come una volta affermò il biologo di Harvard Stephen Jay Gould: “Dovremmo sviluppare un legame emotivo e spirituale con la natura, perché non si lotta per salvare qualcosa che non si ama”.

 

In conclusione, una società basata sul benessere dovrebbe assicurare a tutti i suoi membri alimenti sani, acqua pulita, cure sanitarie, conoscenze igieniche, istruzione e sicurezza. Una società del benessere che non provvede ai bisogni di base delle persone è inconcepibile, ma lo è anche una società appagata e nel contempo impermeabile alla sofferenza che regna al di fuori dei suoi confini. Le società che si collocano nelle posizioni più alte dell'Indice del benessere, specialmente nel nord Europa, possono vantare anche alcuni dei più generosi programmi di aiuto all'estero.

Porre in atto il passaggio verso la società del benessere sarà sicuramente una sfida, data l'abitudine diffusa a porre il consumo all'apice dei valori sociali, ma qualsiasi iniziativa in questa direzione parte con due grandi vantaggi. Innanzitutto l'uomo di oggi dispone di una conoscenza, di una tecnologia e di un'esperienza di gran lunga incomparabili con quelle delle precedenti generazioni. Per ironia della sorte, questi fattori sono il prodotto di un sistema economico basato su elevati livelli di consumo. Ma le scelte di sviluppo del XX secolo centrate sui consumi, per quanto fuorvianti, ora possono essere corrette mettendo la conoscenza e la tecnologia odierne a disposizione del benessere, anziché di una ricchezza materiale fine a se stessa.

 

Il secondo vantaggio è semplice ma straordinario: per molti una vita ispirata al benessere è preferibile a una vita basata sui consumi elevati. L'ex Primo Ministro olandese Ruud Lubbers realizzò questa fondamentale verità quando ridusse l'orario di lavoro degli olandesi: “A noi piace questa strada, che lascia più spazio alle cose della vita che non hanno nulla che fare con il nostro lavoro, per le quali non siamo pagati e per le quali, dunque, non c'è mai abbastanza tempo”. Il desiderio di una migliore qualità della vita potrebbe essere sentito anche da altre società industrializzate, ma i segnali sono qui: lavoratori che antepongono l'aumento del tempo libero all'aumento di stipendio, consumatori che scelgono cibi biologici e prodotti “etici”, persone che cercano relazioni familiari più solide. Quando le componenti di una società del benessere diventano disponibili, l'adesione è spesso straordinaria.

Tratto da
Consumi
di Worldwatch Institute
Edizioni Ambiente
,
2004