Banca Mondiale, biodiversità e carbonio
La Banca Mondiale dà sostegno a progetti volti alla conservazione degli ecosistemi naturali fin dagli anni Settanta, con una crescita sostanziale sia in volume sia in ampiezza negli anni Novanta. Tra il 1990 e il 1999 la Banca Mondiale ha sostenuto 226 progetti di biodiversità in 85 paesi, per un valore totale complessivo di 2,7 miliardi di dollari. Essa sostiene la biodiversità attraverso quattro finestre principali: prestiti dalla Banca internazionale per la ricostruzione e lo sviluppo (IBRD, International Bank for Reconstruction and Development, IBRD), prestiti a condizioni agevolate dalla Associazione internazionale per lo sviluppo (International Development Association), fondi GEF e fondi resi disponibili per il Brasile attraverso il Rainforest Trust Fund, amministrato dalla Banca Mondiale e finanziato dai paesi del G-7. Inoltre, la maggior parte dei progetti attira cofinanziamenti da agenzie bilaterali e controparti governative.
Il portafoglio della biodiversità della Banca Mondiale è legato agli obiettivi della Environment Strategy della Banca Mondiale attraverso il suo contributo al miglioramento dei mezzi rurali di sostentamento. Vi è un’ampia comprensione del fatto che il mantenimento della biodiversità (che comprende la conservazione di sistemi ecologici funzionanti) è un ingrediente necessario per ridurre la povertà delle aree rurali in modo sostenibile. Il portafoglio della biodiversità della Banca Mondiale fornisce importanti opportunità per il sequestro del carbonio e per la stessa biodiversità. La conservazione degli habitat naturali è un elemento essenziale nella conservazione della biodiversità, e gli stessi habitat (in primo luogo foreste, praterie e zone umide) svolgono un ruolo importante nell’assorbimento e nel sequestro del carbonio.
La Banca Mondiale e i suoi clienti stanno esplorando ed esploreranno tali opportunità per ottenere un doppio risultato.
In principio il portafoglio della biodiversità della Banca Mondiale si concentrava in gran parte sulle Aree Protette (PA). Anche se le PA sono ancora considerate importanti strumenti di conservazione, il portafoglio si è evoluto e ampliato nell’ultimo decennio, e enfatizza sempre più la gestione sostenibile delle risorse naturali nel contesto della sostenibilità ecologica, della partecipazione diretta delle comunità locali e delle popolazioni indigene ai benefici della conservazione, oltre allo sviluppo di mercati per i servizi ambientali. I nuovi progetti tendono pure a enfatizzare l’approccio ecosistemico, in cui la biodiversità viene trattata olisticamente nell’ambito delle PA, nelle aree circostanti e nei paesaggi produttivi che sono parte integrale di un qualsiasi dato ecosistema. Essi enfatizzano inoltre le priorità di scala locale, la pianificazione e il monitoraggio per assicurare che vengano affrontati sia gli obiettivi locali sia gli obiettivi globali. Questo “approccio di gestione integrata” rappresenta anche il più aggiornato Programma Operativo della GEF (Programma Operativo 12), ed è una priorità esplicita della CBD.
Lo sviluppo di mercati per i servizi ambientali fornisce una prospettiva di importanza vitale per assicurare la gestione ambientale sul lungo periodo, con una minore dipendenza da finanziamenti esterni sul breve periodo. Progetti di questo tipo sono concepiti per intercettare il valore economico che gli ecosistemi naturali offrono alla società, stabilendo meccanismi per consentire transazioni finanziarie tra i fornitori e i consumatori di questi servizi. L’esempio più semplice e familiare di un mercato per servizi ambientali comprende la funzione di “cattura dell’acqua” delle foreste a monte di impianti idraulici o sistemi di approvvigionamento idrico. Riconoscendo l’importanza di queste foreste nell’assicurare un servizio di acqua pulita, la compagnia che ha in appalto l’erogazione dell’acqua paga il servizio a un’istituzione (o governativa o privata) che utilizza questa entrata per conservare intatta la foresta. La compagnia di erogazione dell’acqua quindi recupera il costo attraverso i pagamenti dei propri clienti.
Il bacino idrografico dei Catskills, nello stato di New York, è un esempio ben noto. La città di New York ha pagato per acquisti di terreno, concessioni e mantenimento, al fine di conservare il proprio approvvigionamento di acqua celebre per la propria purezza, evitando così di spendere miliardi di dollari in impianti di trattamento delle acque. In Colombia e in Ecuador, gruppi di consumatori e autorità municipali stanno pagando servizi di cattura dell’acqua, talvolta acquistando aree sostanziali dei bacini idrografici e ponendole a regime di conservazione. Di fatto, in Colombia, le società di produzione dell’energia elettrica devono per legge pagare una percentuale dei propri introiti a enti regionali che sono responsabili della gestione dei bacini idrografici (per quanto non sia chiaro se questi fondi vengano poi effettivamente utilizzati per la gestione dei bacini).
Nel Salvador, le municipalità a valle del Parco Nazionale El Impossible si sono accordate per dare un contributo finanziario alla gestione del Parco come contributo per i servizi di bacino (per ulteriori informazioni su questi esempi latino-americani si veda World Bank Group, 2000).
Nella West Cape Province del Sudafrica, il programma “Working for Water” viene finanziato grazie a stanziamenti del Ministero dell’acqua e all’imposizione di una tassa sulle piantagioni per conservare la risorsa idrica attraverso la manutenzione dei bacini idrografici dalle piante infestanti, che hanno tassi di evapotraspirazione assai più alti della vegetazione nativa (fynbos). Ulteriori informazioni su iniziative per creare mercati e generare pagamenti per servizi ambientali possono essere trovate al sito Web del Katoomba Group ().
Approcci più sofisticati tentano di catturare non solo singoli servizi ambientali (come l’acqua), bensì i benefici multipli generati dagli ecosistemi naturali. Ciò richiede approcci innovativi e lo sviluppo di mercati per servizi che tradizionalmente non rientrano nei mercati finanziari o nelle contabilità nazionali e pertanto vengono considerati “gratuiti”. Ciò crea anche opportunità per la sinergia tra risorse disponibili per la riduzione dei gas serra (come il mercato CER) e quelle disponibili per la conservazione della biodiversità (come la GEF e il finanziamento sostanziale concesso ogni anno da governi, donatori multilaterali e bilaterali e organizzazioni conservazioniste internazionali).
Il Costa Rica sta attualmente completando uno di tali progetti con il supporto della Banca Mondiale. Nell’ambito del progetto Ecomarkets del Costa Rica, nelle aree rurali i proprietari terrieri ricevono un pagamento (previsto dalla legge costaricana sulla selvicoltura) per la conservazione e gestione delle foreste che offrono quattro servizi di base: cattura dell’acqua, protezione della biodiversità, bellezza paesaggistica e sequestro del carbonio. Il pagamento annuo è attualmente fissato in 40 dollari per ettaro. Inizialmente, questi pagamenti venivano finanziate attraverso una tassa sulla benzina. Il progetto Ecomarkets mira a sviluppare un vero mercato, in cui i consumatori pagano l’erogazione dei suddetti servizi ambientali tramite un intermediario governativo (FONAFIFO). Come negli esempi che precedono, la funzione di cattura dell’acqua verrà pagata tramite un meccanismo di recupero dalle compagnie di erogazione idrica.
È previsto che l’industria del turismo contribuirà a una quota dei pagamenti totali, dato che beneficia direttamente della bellezza paesaggistica della foresta intatta. I servizi ambientali globali della conservazione della biodiversità e del sequestro di carbonio verranno pagati attraverso strumenti che per la comunità internazionale corrispondono a “consumatori per delega”. L’aspetto innovativo di questo progetto è che i diversi benefici vengono generati tutti all’interno dello stesso territorio, creando così un’opportunità di vantaggio sinergico in un quadro di consumatori multipli di servizi ambientali multipli. Questa diversificazione fa aumentare le possibilità di ottenere una sostenibilità finanziaria, e di essere economicamente competitivi con usi alternativi del territorio, che potrebbero altrimenti comportare l’abbattimento di foreste. Progetti simili sono attualmente in fase di sviluppo in Salvador, Guatemala ed Ecuador.

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