Mercati pilota per l'emission trading
Parole chiave:
Clima e atmosfera |
Emission Trading |
CO2 / Anidride Carbonica
La comunità internazionale ha codificato una strategia di protezione del clima che consente un’ampia gamma di strumenti di mercato per la gestione dei gas serra. Come per tutti i sistemi di emission trading, il fine ultimo è quello di abbassare i costi complessivi della mitigazione, sfruttando i margini della commercializzazione e utilizzando i segnali dei prezzi come guida a un più efficiente uso delle risorse.
L’utilizzo di strumenti di mercato nella gestione delle emissioni di gas serra riflette in parte il successo ottenuto da questi strumenti rispetto ad altri problemi ambientali. Di fatto, se non ci fosse stata un’ampia dimostrazione precedente, molto difficilmente l’UNFCCC e il Protocollo di Kyoto avrebbero dato spazio a questi meccanismi di mercato.
Questi accordi internazionali hanno anche riconosciuto formalmente l’influenza determinante della gestione dell’uso dei suoli rispetto alle concentrazioni di gas serra. Ciò rappresenta un’estensione di importanza fondamentale del concetto di emission trading, che potenzialmente offrirà ampi benefici agli ecosistemi e alla biodiversità. Questa nuova dimensione promette di offrire uno strumento ulteriore per finanziare su ampia scala interventi volti alla conservazione. Se si potrà sfruttare con successo questa opportunità, sarà possibile di ridurre i rischi del cambiamento climatico e contemporaneamente migliorane gli habitat, la qualità dell’acqua e i valori estetici del patrimonio naturale. Inoltre, l’introduzione di nuovi strumenti per il finanziamento dell’uso sostenibile dei suoli offre la possibilità di incrementare la vitalità delle economie locali e delle collettività indigene che dipendono da sistemi forestali in buona salute. (…)
Gli obiettivi delle convenzioni sul clima e sulla diversità biologica sono strettamente intrecciati. L’alterazione degli habitat, che molti vedono associata ai cambiamenti del clima terrestre, è la principale causa della perdita di specie. I meccanismi di mercato previsti dall’UNFCCC e dal Protocollo di Kyoto introducono una possibile fonte di supporto finanziario alla protezione degli habitat biologici. La sfida è dunque quella di mettere in pratica meccanismi di mercato che offrano dimostrazione dei benefici, verificando al contempo i metodi di gestione tecnici, con tutte le difficoltà che competono ai programmi di protezione ambientale. Il Protocollo di Kyoto, e tutte le iniziative intraprese dai governi, dal settore privato e dal settore delle organizzazioni non governative, offrono l’opportunità di contabilizzare i servizi di sequestro del carbonio realizzati attraverso il potenziamento dei sink. E i mercati emergenti di emission trading possono fornire nuove fonti di finanziamenti dedicati al miglioramento degli ecosistemi. (…)
I mercati di emission trading aiuteranno ad abbassare i costi di mitigazione dei gas serra solo se ci si basa sull’assunto che tali mercati possano essere definiti e integrati internazionalmente, che i costi di transazione possano essere mantenuti bassi e che quindi essi possano guidare alle opzioni più efficienti di uso delle risorse. Considerando l’esperienza limitata di emission trading a livello mondiale, l’introduzione di programmi pilota rappresenta un passo di importanza critica nel processo di costruzione, messa a punto, diffusione e integrazione di questi mercati. Viene ampiamente riconosciuto che il modo migliore per favorire l’avanzamento del processo consiste nell’iniziare rapidamente le transazioni, anche se su scala limitata, in modo da fornire esperienza reale alle istituzioni e agli operatori.
La formazione di un mercato pilota richiede la soluzione di un’ampia gamma di problemi di progettazione e di applicazione, tra cui: la definizione dei criteri di contabilizzazione delle emissioni, delle fonti e dei progetti di compensazione; il monitoraggio e i protocolli di verifica; la definizione delle registrazioni e delle procedure di rendicontazione; l’iscrizione dei partecipanti; la determinazione della linea base per i conteggi; l’assegnazione delle tolleranze; la registrazione dei progetti di compensazione; l’effettivo accertamento dei dati di emissione, di tolleranza e di compensazione.
Ciascuno di questi temi presenta un certo numero di problemi di natura politica, tecnica e istituzionale, e molti rendono evidente la necessità di creare un nuovo approccio al problema. Ma molti dei meccanismi utilizzati nei mercati delle materie prime e ambientali offrono esempi che possono essere applicati anche al mercato dei gas serra.
I paesi industrializzati, che sono i primi autorizzati a partire con le sperimentazioni, potranno probabilmente realizzare buoni passi in avanti entro un decennio, mentre la diffusione della commercializzazione a un vasto numero di paesi richiederà probabilmente tempi significativamente più lunghi. L’imprescindibilità del ciclo di costruzione, verifica e messa a punto rende essenziale iniziare presto. Ed è altrettanto importante riconoscere ai mercati emergenti la possibilità di comprendere nei conteggi le attività di sequestro del carbonio. (…)
Questi programmi hanno come obiettivo la costruzione delle istituzioni e delle capacità necessarie a creare mercati più ampi negli anni a venire. È importante notare che gli impegni di riduzione del Protocollo di Kyoto (che i paesi dell’Unione Europea sembrano pronti ad accettare) non diventano vincolanti fino al 2008, mentre il lancio dei mercati pilota del Regno Unito e dell’Unione Europea è previsto con molto anticipo. Questa partenza precoce aiuterà a rivelare i punti di forza e di debolezza degli approcci iniziali. Purtroppo, la continua esitazione dei paesi europei ad accettare il ruolo del sequestro del carbonio da sink sembra avere contribuito all’omissione del suo utilizzo dai mercati di prima generazione.
Il Regno Unito ha lanciato un sistema di emission trading sia a livello governativo che da parte di un consorzio di imprese, che va sotto il nome di Emissions Trading Group. Si tratta di un programma pilota su base volontaria, aperto a tutti i settori tranne quello dei trasporti e della generazione di energia. Esso copre tutte le sei le categorie di gas serra e offre incentivi di partecipazione. Non concede crediti per progetti rivolti al sequestro di carbonio, ma il punto è passibile di revisione futura. Il programma è stato attivato quando le principali fonti di emissione hanno dichiarato la propria intenzione di intraprendere impegni di riduzione secondo un meccanismo di offerta di appalto, nel primo trimestre del 2002.
Nell’ottobre 2001, la Commissione Europea ha effettuato una proposta di emission trading da avviare nel 2005.
Poiché il CO2 costituisce l’80% dell’impatto totale di gas serra dell’UE, ed è relativamente facile da monitorare, la proposta chiede di comprendere solo questo gas nella fase iniziale del mercato. Il piano si indirizza ai grandi impianti dei settori dell’energia, dei metalli, della lavorazione dei minerali e dei prodotti forestali. La proposta non dice nulla sulla questione del sequestro del carbonio.
Ci sono progetti in corso anche in Olanda, dove il governo prevede di creare un sistema di commercio delle quote di emissione di CO2 entro il 2005. In Germania e Giappone, gruppi di lavoro pubblico/privato stanno discutendo i passi da intraprendere per arrivare a mettere a punto mercati di emission trading. La Danimarca ha lanciato un primo mercato nazionale, per il momento limitato solo al settore dell’energia. In Germania il partito dei Verdi, noto per la sua disaffezione ai meccanismi di mercato, ha proposto la creazione di un primo programma nazionale di emission trading.
Negli USA gli sforzi sembrano finora limitati ai lavori del Chicago Climate Exchange (CCX).
La Joyce Foundation ha previsto il finanziamento di uno studio di fattibilità per la definizione del progetto, sotto la direzione della Environmental Financial Products, con sede a Chicago. Il CCX sta lavorando a una ipotesi di mercato che combinerà un sistema cap-and-trade con compensazioni basate su progetti, compresi quelli di sequestro di carbonio. L’ente preposto emetterà quote annuali corrispondenti agli obiettivi di ciascuna impresa associata. Verrà stabilito un registro contabile delle quote assegnate e delle compensazioni di ciascun partecipante. Verranno anche registrate e conteggiate le compensazioni ottenute tramite progetti con i giusti requisisti (ad esempio sequestro da biomassa in NordAmerica, progetti energetici o di sequestro in Brasile).
Le imprese effettueranno il monitoraggio delle emissioni effettive e le riporteranno in un database. Proprio come è avvenuto per il programma relativo all’SO2, alla fine di ogni anno dovranno essere dimostrate le emissioni effettive: le imprese con un eccesso di produzione di CO2 equivalenti rispetto alle quote assegnate potranno acquistare quote di compensazione o di assegnazione per ottenere la conformità. Al contrario, chi avrà emissioni minori potrà venderle o scontarle. Vi sono al momento 46 enti che partecipano alla formulazione di regole per il CCX, tra cui industrie dell’energia elettrica, petrolifera e del gas, dei prodotti forestali, industrie manifatturiere e di smaltimento dei rifiuti, Enti locali, società di generazione eolica, solare, idroelettrica, cooperative di agricoltori e organizzazioni conservazioniste specializzate in progetti di sequestro del carbonio. I partecipanti al CCX comprendono le due più grandi società di prodotti forestali al mondo, il maggiore produttore di energia elettrica degli Stati Uniti e diversi gruppi di gestione dei suoli. Le emissioni complessive annue dei membri sono di circa 700 milioni di tonnellate di CO2 equivalenti, pari circa a quelle della Germania.
È importante notare che l’aver incluso le attività di sequestro del carbonio del settore forestale e agricolo offre la prospettiva di generare un segnale di prezzo più significativo rispetto a un mercato che le escluda. Verranno prese le disposizioni necessarie a impedire che le quote di compensazione derivanti dalle azioni di sequestro invadano il mercato, per far sì che i prezzi mostrino un giusto equilibrio di riduzioni industriali e di sequestro.
