1 febbraio 2007

Il Nimby e le minoranze territoriali

Il fenomeno Nimby, un fenomeno di opposizione localista antico e diffuso in tutte le democrazie sviluppate, ci interroga non banalmente sul rapporto tra interessi locali e interessi generali, tra minoranze e maggioranze “territoriali”.

Il fenomeno Nimby ci mostra limiti e paradossi della decisione democratica.

Le opposizioni localiste nascono generalmente (non sempre, ma spesso) attorno a opere – impianti di rifiuti, centrali elettriche, autostrade ecc. – che comportano un (temuto) danno locale a fronte di un (presunto) beneficio generale. Le opere soddisfano fabbisogni di molte e ampie comunità (il fabbisogno di smaltimento di rifiuti, il fabbisogno energetico ecc.), ma caricano potenziali o reali danni ambientali, sanitari o anche solo di valore immobiliare su una comunità molto ristretta alla quale il rapporto costi-benefici appare immediatamente sfavorevole.

I fabbisogni della comunità ampia possono prevaricare i diritti della comunità ristretta? Quali sono i diritti delle “minoranze territoriali”, cioè di quei territori (una frazione, un comune, una comunità montana ecc.) che diventano “minoranze” rispetto a un territorio più vasto (la provincia, lo Stato o addirittura – ma qui è sempre retorica – l’Europa)?

La compressione degli interessi parziali (cosa diversa e più nobile degli interessi “personali”) in nome di “interessi generali” non ha sempre prodotto comportamenti virtuosi, ma anzi ha spesso generato degenerazioni della democrazia e limitazioni delle libertà.

In molti campi, le democrazie sviluppate hanno raggiunto un consenso sul fatto che i diritti delle maggioranze non possono prevaricare i diritti delle minoranze. Il diritto alla salute è uno di quei diritti non prevaricabili. Ma il diritto alla salute – pur spesso agitato in questi casi – non è il reale diritto in discussione. È piuttosto il diritto sull’organizzazione del proprio territorio, sul proprio ambiente. Il diritto alla qualità dell’ambiente – a quello che liberamente una comunità decide essere la qualità del proprio ambiente – è uno dei diritti non prevaricabili?

Se così fosse noi dovremmo accettare come un normale esercizio di democrazia e convivenza la negoziazione “territoriale”, così come accettiamo la negoziazione dei redditi e delle condizioni di lavoro. E dovremmo ragionare sulle compensazioni territoriali – che non sono solo compensazioni monetarie, ma anche e soprattutto ambientali e sociali.

Queste opposizioni trovano il loro fondamento, in molti casi, non in una contestazione astratta sul merito dell’opera (la necessità di un impianto di smaltimento o di una centrale a ciclo combinato), ma nell’iniquità della distribuzione dei benefici e dei danni che anche inevitabilmente deriva da opere intrinsecamente caratterizzate da un certo grado di accentramento.

Il fenomeno Nimby si caratterizza come una contestazione non dell’utilità o fattibilità teorica di un certo tipo di intervento o di opera, ma della sua localizzazione (per questo motivo la grande protesta della Val di Susa ha poco a che spartire col fenomeno Nimby). È, come dice appunto l’acronimo, il rifiuto di averla nel proprio giardino. Non contesta la necessità della discarica: contesta il fatto che sia accanto alla propria abitazione.

Proprio per questo le opposizioni localiste sono meno ideologiche di come vengono rappresentate e di come, talora, si rappresentano. Il ricorso ad argomenti ideologici, ad affermazioni di principio, appartiene alla tattica negoziale (o all’uso politico delle proteste) piuttosto che riflettere le opinioni profonde delle popolazioni che si oppongono. Per chi ha faticosamente comprato una casa – con un investimento tanto materiale quanto emotivo – il deprezzamento del valore della propria abitazione o la dequalificazione dell’immagine della sua terra ha un significato enorme. C’è la preoccupazione per la propria salute, ma c’è anche la preoccupazione per il valore dei propri (spesso pochi) beni.

E proprio per questo, allora, con un approccio pragmatico e negoziale è possibile affrontare il reale problema delle iniquità sociali e territoriali.

Tratto da
La gestione dei conflitti ambientali
di Istituto Ambiente Italia , Legambiente
Edizioni Ambiente
,
2007