Pneumatici fuori uso (Pfu)

Riutilizzo e recupero

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Il Codice ambientale dedica particolare cura alle definizioni delle diverse modalità di intervento e ai criteri di priorità secondo i quali va impostata la corretta gestione della end of life dei prodotti, nel nostro caso gli pneumatici.

 

 

Riutilizzo degli Pfu

 

Un pneumatico usato, ma ancora utilizzabile, presenta numerose possibilità di nuova vita prima di cadere nella categoria di rifiuto (e rientrare nella definizione di "pneumatico fuori uso"). Il riutilizzo degli pneumatici è cosa nota a tutti: è anzi uno degli esempi più ricorrenti che vengono portati per chiarire il concetto di riuso di un prodotto. In questo caso lo pneumatico usato viene "ricostruito", cioè dotato di un nuovo battistrada e rimesso sul mercato.

 

I parchi autocarri a lunga percorrenza rappresentano il principale mercato per gli pneumatici ricostruiti (il processo di ricostruzione può essere ripetuto più volte su molti pneumatici da autocarro). Ma anche i fuoristrada, i furgoni, i macchinari per l'agricoltura, gli escavatori e gli aeromobili possono usare pneumatici ricostruiti. La ricostruzione è ritenuta la scelta migliore ogni volta che costituisce una opzione praticabile, perché viene riutilizzato l'80% dei materiali originali.

 

Il processo di ricostruzione degli pneumatici è definito dai regolamenti Un-Ce 108 e 109.

 

 

Il concetto di recupero

 

La definizione più generale, che ne comprende molte altre, è quella di "recupero". L'articolo 183, comma 1, lettera t) del Dlgs 152/2006 lo definisce come "qualsiasi operazione il cui principale risultato sia di permettere ai rifiuti di svolgere un ruolo utile, sostituendo altri materiali che sarebbero stati altrimenti utilizzati per assolvere una particolare funzione o di prepararli ad assolvere tale funzione, all'interno dell'impianto o nell'economia in generale".

 

In altre parole, il recupero del rifiuto, in senso lato, comprende tutto l'arco di interventi che possono influire sul risparmio di materia prima, sia sostituendo direttamente materiali che sarebbero stati utilizzati per funzioni particolari o preparando i rifiuti ad assolvere tale funzione.

Rientrano quindi nell'ampio concetto di recupero tutte le operazioni e lavorazioni che hanno come oggetto la finalità ultima del risparmio di materia: la raccolta differenziata, il riutilizzo, il riciclaggio, il recupero di energia o di altro. E vi rientrano anche operazioni quali le cernite e i diversi trattamenti tecnici dei materiali.

 

All'interno dell'ampio arco del recupero, non tutte le operazioni di gestione dei rifiuti hanno lo stesso valore. Il Codice ambientale (e tutta l'impostazione normativa in materia di rifiuti dettata dall'Europa), nell'ambito dei criteri di priorità per la gestione dei rifiuti (prevenzione della produzione dei rifiuti al primo posto, recupero a seguire e smaltimento dei rifiuti come opzione residuale), validi naturalmente anche per gli pneumatici fuori uso, stabilisce il seguente ordine per le varie tipologie di recupero di rifiuti:

  • preparazione per il riutilizzo: "operazioni di controllo, pulizia, smontaggio e riparazione attraverso cui prodotti o componenti di prodotti diventati rifiuti sono preparati in modo da poter essere reimpiegati senza altro pretrattamento" (l'articolo 183 del  Codice ambientale definisce il riutilizzo come "qualsiasi operazione attraverso la quale prodotti o componenti che non sono rifiuti sono reimpiegati per la stessa finalità per la quale erano stati concepiti");
  • riciclaggio: "qualsiasi operazione attraverso cui i rifiuti sono trattati per ottenere prodotti, materiali o sostanze da utilizzare per la loro funzione originaria o per altri fini. Include il trattamento di materiale organico ma non il recupero di energia né il ritrattamento per ottenere materiali da utilizzare quali combustibili o in operazioni di riempimento";
  • recupero di altro tipo, per esempio il recupero di energia.
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    Applicando tale gerarchia alla filiera del recupero degli pneumatici — fatto salvo il riutilizzo degli pneumatici usati anche con ricostruzione degli pneumatici non divenuti rifiuto, che in quanto attività di prevenzione va sempre preferito -  vengono fuori le seguenti priorità:

  • ricostruzione degli pneumatici divenuti rifiuti (preparazione per il riutilizzo);
  • recupero di materia dagli Pfu (riciclaggio);
  • recupero di energia dagli Pfu (recupero di altro tipo);
  • smaltimento in discarica degli Pfu (possibile solo per gli Pfu di largo diametro).
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    Autorizzazione al recupero

     

    Il "Codice ambientale" stabilisce in generale il principio secondo il quale le operazioni di recupero dei rifiuti, a partire da quelle relative alla costruzione e alla gestione degli impianti, devono essere previamente autorizzate dalla P.a. (autorizzazione unica o Aia) o comunque comunicate alla stessa (procedura semplificata), rispettando le condizioni e i criteri "End of Waste" che sono stati stabiliti, per quella specifica tipologia di rifiuto, dall'Ue o dal MinAmbiente, oppure, in mancanza di questi, dalle singole autorità competenti.

    Gli iter autorizzativi per gli impianti di trattamento degli Pfu sono regolati dall'articolo 208 del Dlgs 152/2006 (Autorizzazione unica, cosiddetta Autorizzazione ordinaria) e dal Dm 5 febbraio 1998 (Procedura semplificata per rifiuti non pericolosi).

     

    L'Autorizzazione Unica, o Ordinaria, costituisce titolo a costruire e a esercire l'impianto. Riceve il suo nome dal fatto che avviene al termine di un "procedimento unico" indetto dalla Regione e svolto nell'ambito della Conferenza dei servizi, a cui partecipano i responsabili degli uffici regionali competenti e i rappresentanti delle autorità d'ambito e degli enti locali sul cui territorio è realizzato l'impianto. L'autorizzazione è concessa per un periodo di dieci anni ed è rinnovabile.

     

    La Procedura semplificata – consentita per certe quantità di rifiuti non pericolosi e solo in presenza di specifiche condizioni – si sostanzia invece in una Comunicazione alla Provincia. Decorsi 90 giorni, è possibile avviare l'attività di recupero.

    Il Dm 5 febbraio 1998 (più volte modificato) regola in particolare tre aspetti del recupero che riguardano il settore degli pneumatici e cioè: il recupero di materia, il recupero di energia, la messa in riserva.

    Il soggetto che accede al regime semplificato per il recupero dei rifiuti, ha sempre l'onere di provare la sussistenza delle condizioni previste dalla disciplina e l'effettività del recupero.

     

    L'accesso alla "procedura semplificata" riguarda l'industria della gomma, dei bitumi e dei parabordi, ed è condizionato al rispetto integrale delle condizioni stabilite dal Dm 5 febbraio 1998, allegato 1, suballegato 1, punto 10.2 (il punto 10 tratta dei rifiuti solidi in caucciù e gomma).

     

    Il Dlgs 152/2006, come modificato dal Dl 101/2019 (e successive modifiche) prevede dal 3 novembre 2019 un nuovo regime transitorio per il passaggio dalla storica disciplina tecnica che regola la produzione di "Mps", coincidente con i noti Dm 5 febbraio 1998, Dm 12 giugno 2002, n. 161 e Dm 269/2005, alla nuova disciplina sull'End of Waste.

     

     

    End of waste

     

    La cosa più interessante del concetto di recupero è che " ... un rifiuto cessa di essere tale quando è stato sottoposto a un'operazione di recupero, incluso il riciclaggio e la preparazione per il riutilizzo, e soddisfi i criteri specifici...." adottati in conformità a quanto stabilito dalla disciplina comunitaria ovvero, i mancanza di criteri comunitari, caso per caso per specifiche tipologie di rifiuto attraverso regolamenti del MinAmbiente: il Dlgs 152/06, all'articolo 184-ter, specifica proprio con queste parole le caratteristiche per la "Cessazione della qualifica di rifiuto".

     

    La disposizione in questione è stata attuata, a livello nazionale, con il Dm Ambiente 31 marzo 2020, n. 78 ("Regolamento recante disciplina della cessazione della qualifica di rifiuto della gomma vulcanizzata derivante da pneumatici fuori uso, ai sensi dell'articolo 184-ter del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152") in vigore a partire dal 5 agosto 2020.

     

    In particolare, il  Dm 78/2020 detta i requisiti tecnici (allegato 1) da rispettare affinché la "gomma vulcanizzata" – ovvero la gomma derivante dalla frantumazione dei Pfu e gli sfridi di gomma vulcanizzata, qualificati come rifiuto, provenienti sia dalla produzione di pneumatici nuovi che dall'attività di ricostruzione degli pneumatici – cessi di essere qualificata come rifiuto per essere invece qualificata "gomma vulcanizzata granulare (Gvg)", utilizzabile esclusivamente per determinati scopi specifici (elencati nell’allegato 2 del provvedimento).

     

    Requisiti (da attestarsi tramite dichiarazione di conformità -  "Ddc" — redatta al termine del processo produttivo di ciascun lotto)

     

    Parametri e limiti delle sostanze da ricercare nella gomma vulcanizzata ai fini del presente regolamento

    Relativi a metalli (da verificare mediante test di cessione), DOC, EOX (per metodo analitico e valori limite si applica la norma tecnica tedesca DIN 18035) e al contenuto totale di otto IPA (che vanno dal Benzo[a]pirene — BaP — al Dibenzo[a,h]antracene — DBAhA: il metodo analitico è rappresentato dal rapporto 16/13 dell'Istituto superiore sanità, il valore limite stabilito è minore o uguale a 20 ppm).

     

    Caratteristiche fisico-geometriche della gomma vulcanizzata granulare (Gvg)

    Specifiche: Classe 3 (2 a partire dal 2023) della norma tecnica Uni 11610 con riferimento alle percentuali di acciaio libero, di tessile libero e di impurezze

     

    Verifiche sulla gomma vulcanizzata

    Per le metodiche si richiama la norma Uni 10802.

    Durante il primo anno di produzione della Gvg, accertamento di conformità mediante prelievo di 1 campione di ciascun lotto di prodotto (che non può superare le mille tonnellate). Successivamente, la cadenza del campionamento diventa semestrale o quadrimestrale.

     

    Verifiche sui rifiuti in ingresso

    Rifiuti ammessi:

    1) Pfu interi o frantumati anche a seguito di trattamento meccanico;

    2) sfridi di gomma vulcanizzata provenienti sia dalla produzione di pneumatici nuovi che dall'attività di ricostruzione degli pneumatici.

     

    Comunque non ammessi:

    1) ruote in gomma solida o pneumatici per bicicletta;

    2) camere d'aria, i relativi protettori (flap), cingoli o le guarnizioni in gomma;

    3) Pfu con evidenti segni di bruciatura;

    4) Pfu che, effettuando un controllo visivo impiegando le capacità sensoriali umane o qualsiasi apparecchiatura non specializzata, presentino evidenti segni di contaminazione oppure materiali estranei quali, a titolo esemplificativo, materiali inerti, cerchio metallico o con catene da neve montate. I predetti Pfu sono ammessi previa adozione di tecniche adeguate per l'eliminazione delle contaminazioni o degli materiali inerti;

    5) Pfu derivanti da stock storici (articolo 2, comma 1, lettera m) del Dm 82/2011) e Pfu abbandonati o sotterrati;

    6) mescole e sfridi di gomma non vulcanizzata o parzialmente vulcanizzata;

    7) scarti di produzione di articoli tecnici in gomma.

     

    Vengono stabiliti obblighi minimi del sistema di controllo (visivo e documentale) dei rifiuti in ingresso ed è riportata una lista di misure specifiche minime che devono essere implementate a tal fine (scarico dei Pfu, sistema di lavaggio, ecc.).

    Scopi specifici

     

    1) produzione di articoli e/o componenti di articoli in gomma, conglomerati gommosi, mescole di gomma e gomma-plastica a condizione che gli stessi siano destinati a elementi strutturali e di rifinitura per l'edilizia, industria meccanica, componenti di mezzi di trasporto esterni all'abitacolo, costruzioni e infrastrutture ferroviarie e portuali, segnaletica e viabilità, pesi e contrappesi;

    2) strati inferiori di superfici ludico sportive;

    3) materiale da intaso di superfici sportive;

    4) materiali compositi bituminosi quali bitumi modificati, membrane bituminose, additivi per asfalti a base gomma, mastici sigillanti;

    5) conglomerati bituminosi o conglomerati cementizi;

    6) agenti schiumogeni per acciaieria.

    Limitazioni all'utilizzo

     

    1) Le miscele, gli articoli e/o componenti di articoli contenenti gomma vulcanizzata granulare (Gvg), immessi in commercio per la vendita al pubblico, sono soggetti alle limitazioni di cui al regolamento "Reach" 1907/2006/Ce e, ove applicabile, del regolamento "satellite" 1272/2013/Ce;

     

    2) l'utilizzo della gomma vulcanizzata granulare deve essere conforme alle seguenti normative laddove pertinenti:

    — regolamento 178/2002/Ce sui materiali e gli oggetti destinati a venire a contatto con i prodotti alimentari;

    — direttiva 93/42/Cee sui dispositivi medici;

    — direttiva 2009/48/Ce sulla sicurezza dei giocattoli, recepita dal Dlgs 54/2011, e Dlgs 206/2005  sulla sicurezza generale dei prodotti in relazione ai prodotti per la puericultura;

    — regolamento 1907/2006/CE concernente la registrazione, la valutazione, l'autorizzazione e la restrizione delle sostanze chimiche (Reach);

    — articolo 242 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152 (da cui deriva il divieto di utilizzo per i ripristini ambientali e in forma sciolta su suoli agricoli).

     

    Dunque, ogni intervento a valle della prima azione di recupero, non è più un'azione sui rifiuti, ma sui materiali: infatti, come specifica il Codice Ambientale, "la disciplina in materia di gestione dei rifiuti si applica fino alla cessazione della qualifica di rifiuto". E da questo punto di vista, anche il semplice controllo dei rifiuti per verificare se soddisfano i criteri relativi alla cessazione della qualifica di rifiuto rappresenta una operazione di recupero.

     

    Dal momento in cui un rifiuto cessa di essere tale, è da computarsi ai fini del calcolo del raggiungimento degli obiettivi di recupero e riciclaggio stabiliti dagli atti di recepimento delle normative comunitarie.

     

    In via transitoria, i gestori degli impianti autorizzati per la produzione di Gvg hanno tempo fino al 3 dicembre 2020 per presentare un aggiornamento delle comunicazioni effettuate in procedura semplificata, o un'istanza di aggiornamento dell’autorizzazione (unica o Aia), ai fini dell'adeguamento ai nuovi criteri stabiliti dal Dm 78/2020.

    Nello stesso periodo, la Gvc prodotta può essere utilizzate in conformità ai nuovi criteri mediante Ddc.

     

     

     

    Recupero energetico e riciclo degli Pfu

     

    Le principali operazioni di recupero del Pfu sono essenzialmente il riciclo meccanico e il recupero energetico.

     

    Le opzioni di recupero sono riportate dall'allegato C alla Parte IV del "Codice ambientale". Per quanto riguarda gli Pfu, nell 'elenco – non esaustivo – dell'allegato troviamo i seguenti codici:

     

    R1 (Utilizzazione principalmente come combustibile o come altro mezzo per produrre energia);

    R3 (Riciclaggio/recupero delle sostanze organiche non utilizzate come solventi).

     

    Inoltre, con il codice R13 viene indicata la "messa in riserva di rifiuti per sottoporli a una delle operazioni indicate".

    Dunque, la messa in riserva è a tutti gli effetti una operazione di recupero, che determina il cosiddetto end of waste, l'uscita dalla condizione di rifiuto.

     

    Le caratteristiche che fanno di un pneumatico un'ottima fonte di recupero energetico sono la facilità di combustione e l'alto potere calorifico (simile a quello del carbone). L'applicazione più utilizzata è quella di combustibile per i cementifici.

     

    Esistono poi diverse forme di riciclo meccanico che, attraverso procedimenti di taglio e granulazione, separano le componenti dello pneumatico (gomma, acciaio, fibra) e ottengono materiali utilizzabili nei più svariati settori e prodotti: dai materiali per isolamento e drenaggio alle superfici sportive, componenti per automobili, suole, tappeti, piastrelle, bocce, ruote per carrelli.

     

     

    Albo nazionale gestori ambientali

     

    L'iscrizione all'Albo nazionale gestori ambientali ha rappresentato un requisito per la gestione degli impianti di recupero di titolarità di terzi e degli impianti mobili di recupero di rifiuti fino al 25 dicembre 2010, data di entrata in vigore del Dlgs 205/2010 che ha abolito la previsione in questione.

    Tale soppressione in realtà non ha avuto conseguenze rilevanti, visto che la mancata approvazione del Dm sulle garanzie finanziarie da prestare ai fini dell'iscrizione all'Albo ha fatto si che l'obbligo in questione non sia mai diventato operativo.

     

     

    Scritture ambientali

     

    Le imprese e gli enti che effettuano operazioni di recupero di rifiuti non pericolosi devono rispettare tutti gli adempimenti obbligatori "cartacei" relativi a formulari di trasporto, registri di carico/scarico e Modelli unici ambientali (Mud), previsti dagli articoli 188, 189, 190 e 193 del Dlgs 152/2006 (nella versione antecedente alle modifiche ex Dlgs 205/2010).

     

    L'articolo 6 del Dl 14 dicembre 2018, n. 135 ("Decreto-legge Semplificazioni"), in vigore dal 15 dicembre 2018, prevede che dall'1/1/2019:

    1) "è soppresso il sistema di controllo della tracciabilità dei rifiuti (Sistri) (...) e conseguentemente non sono dovuti i contributi" (comma 1);

    2) "fino alla (…) piena operatività di un nuovo sistema (…) gestito direttamente dal Ministero dell'Ambiente (…) i soggetti (…) garantiscono la tracciabilità dei rifiuti effettuando gli adempimenti di cui agli articoli 188, 189, 190 e 193" del decreto legislativo 3 aprile 2006 n. 152, "nel testo previgente alle modifiche introdotte dal decreto legislativo 3 dicembre 2010 n. 205, anche mediante le modalità di cui all'articolo 194-bis" del Dlgs 152/2006 (comma 3);

    3) "sono abrogate, in particolare" diverse disposizioni sul Sistri recate da Dlgs 205/2010, Dl 101/2013, Dl 78/2009 (comma 2).

     

     

    Con l'entrata in vigore del Dl 135/2018 è così andato definitivamente in soffitta il sistema di controllo informatico della tracciabilità dei rifiuti, istituito nel 2009 ma mai diventato definitivamente operativo, al quale le imprese e gli enti che effettuano operazioni di recupero di rifiuti non pericolosi, come gli Pfu, non erano obbligati — ma avevano la facoltà — di iscriversi.

    Si ricorda inoltre che il Sistri aveva introdotto, per gli impianti di incenerimento dei rifiuti e gli impianti di coincenerimento destinati esclusivamente al recupero energetico dei rifiuti, l'obbligo di munirsi di apparecchiature idonee a monitorare l'ingresso e l'uscita di automezzi (videosorveglianza).

     

     

     

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